Sulle tracce di Matteo Messina Denaro, trovati i pizzini del boss latitante

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La Polizia di Stato di Palermo, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha arrestato 11 persone, ritenute responsabili dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e favoreggiamento aggravato dalla modalità mafiosa per aver agevolato la latitanza del noto boss Matteo MESSINA DENARO. La misura cautelare è stata eseguita congiuntamente al R.O.S. dell´Arma dei Carabinieri che ha contribuito ad evidenziare il ruolo apicale del mandamento mafioso di Mazara del Vallo.

Le indagini, svolte da investigatori del Servizio Centrale Operativo e delle Squadre Mobili di Palermo e Trapani, finalizzate alla cattura del latitante MESSINA DENARO, rappresentano l´evoluzione investigativa degli esiti raggiunti con le operazioni “Golem I e II” prima, ed “Eden I e II” poi e condotte dagli stessi Uffici di Polizia Giudiziaria. In seguito all´esecuzione dei provvedimenti restrittivi emessi nell´ambito dell´indagine Golem II – marzo 2010 – che era focalizzata nel ricostruire la catena di supporto del latitante e di veicolazione delle sue comunicazioni, le attenzioni investigative si sono concentrate su quei soggetti che, per caratura criminale e ruolo assodato all´interno delle consorterie mafiose della provincia di Trapani, potessero succedere agli arrestati del tempo nella struttura di favoreggiamento del latitante Tra questi sono stati individuati l´anziano ed autorevole capo-mandamento della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo e i vertici della famiglia mafiosa di Salemi. Le indagini hanno consentito di indicare gli inizi del 2012 quale periodo di effettiva riapertura dei canali di comunicazione del latitante che, come accaduto in passato, avrebbe utilizzato riservatissime comunicazioni scritte (cd. pizzini) per trasmettere ai propri sodali le disposizioni e continuare ad esercitare l´indiscussa azione di comando. I più sofisticati mezzi tecnici d´indagine consentivano di individuare la rete di veicolazione dei pizzini diretti al latitante o originati dallo stesso e destinati alle diverse famiglie mafiose della provincia di Trapani.  Rete che si strutturava grazie a riservatissime comunicazioni tra i predetti uomini d´onore che, al fine di eludere le investigazioni dirette alle loro persone, utilizzavano alcuni insospettabili soggetti per fissare discreti appuntamenti in isolatissimi luoghi delle campagne tra Salemi, Mazara del Vallo, Santa Ninfa e Partanna.

In particolare, si evidenziava il ruolo del capo mandamento di Mazara del Vallo in tale struttura. All´anziano mazarese, come rilevato da importanti intercettazioni, era stato attribuito il gravoso compito di gestire i tempi ed i modi di consegna e distribuzione della “corrispondenza” del MESSINA DENARO. Lo stesso capomafia mazarese aveva dovuto individuare dei “tramiti”, così denominava i soggetti di fiducia lo stesso latitante in scritti in precedenza sequestrati,  di provata affidabilità, per poter interloquire in maniera riservata con gli altri capomafia. Si evidenziavano, pertanto, soggetti incensurati e apparentemente insospettabili  quali un allevatore di Salemi, nonché gestore di un caseificio in quel centro che garantiva il discreto collegamento tra i vertici  mafiosi era legato da apparentemente lecite ragioni lavorative connesse alla pastorizia. In egual modo un autotrasportatore mazarese, già tratto in arresto nell´ambito dell´operazione “PERONOSPERA II” assicurava, per il tramite di un ragioniere di una ditta di Santa Ninfa, le comunicazioni.pizzini-messinadenaro1

Analogamente un  geometra in pensione di Partanna, permetteva di fissare dei riservati incontri mentre un altro pregiudicato, parente dell´anziano capo mandamento di Mazara, aveva il compito di organizzare appuntamenti. La trasmissione della riservata corrispondenza, per quanto emerso, avveniva con cadenza trimestrale e con modalità dettate dallo stesso latitante che, evidentemente al fine di scongiurare ogni possibile tentativo da parte degli investigatori di risalire la filiera di trasmissione dei pizzini, aveva deciso di evitare più frequenti contatti con i suoi affiliati.

Lo scambio dei messaggi avveniva in aperta campagna nell´occasione dei menzionati incontri tra gli indagati che, pure in quelle occasioni, usavano la massima accortezza nel linguaggio, per riferirsi al latitante o alle dinamiche criminali sottese alle direttive da questi impartite mediante gli stessi riservati messaggi. Le investigazioni hanno consentito, altresì, di meglio definire il ruolo di vertice del capo mandamento del territorio di Trapani, concretizzatosi nella risoluzione di controversie interne al sodalizio e nel capillare controllo del territorio finalizzato all´infiltrazione del tessuto economico locale, attraverso imprese di diretta emanazione dell´organizzazione criminale.

Sono stati, infatti, documentati  i suoi ripetuti interventi per dirimere contrasti inerenti la spartizione dei guadagni provenienti dalla realizzazione del parco eolico denominato “Vento di Vino”, destinati anche al sostentamento del nucleo familiare dei MESSINA DENARO e dello stesso latitante. Nello stesso contesto sono state eseguite 18 perquisizioni personali e domiciliari nei confronti di altri soggetti indagati a piede libero nell´ambito del medesimo procedimento penale. Sono attualmente in corso verifiche di natura finanziaria presso alcuni istituti di credito svizzeri, ove si ritiene plausibile che alcuni indagati possano aver distratto somme di denaro finalizzate al sostentamento economico del latitante.

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