Valenza, orafo dei calciatori evadeva le tasse: occultati due milioni di euro

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(Meridiana Notizie) Roma, 18 febbraio 2016 – Vendeva gioielli a calciatori di fama internazionale ma tutto in nero, evadendo le tasse. La Guardia di Finanza ha arrestato un orafo di Valenza, che in pochi anni era riuscito ad occultare al fisco oltre due milioni di euro. L’uomo, in pensione è stato scoperto grazie ad accertamenti finalizzati alla prevenzione del riciclaggio che hanno appurato come nel periodo 2008-2013, l’orafo avesse versato numerosi e cospicui assegni, emessi soprattutto da noti calciatori professionisti italiani, europei e sudamericani, per poi prelevare, in contanti, i medesimi importi.

L’approfondimento di tale vicenda ha consentito alle Fiamme Gialle del reparto alessandrino, di di risalire ad una ditta orafa della “città dell’oro”, destinataria reale dei proventi delle vendite di oggetti preziosi, mai transitati in contabilità e, conseguentemente, non dichiarati al Fisco.

Nel corso dell’ispezione, i militari hanno ricostruito dettagliatamente il modus operandi dell’evasione. Un incaricato dell’azienda, grazie alle amicizie intrattenute con alcuni giocatori, ha iniziato a frequentare gli alberghi delle località ove le maggiori squadre del campionato di serie A effettuavano i ritiri pre-stagionali. Stabilendo un rapporto fiduciario con famosi calciatori, tuttora in attività ai massimi livelli delle competizioni nazionali ed internazionali, è riuscito così a vendere importanti gioielli realizzati dalla propria ditta, inizialmente pagati con assegni intestati al pensionato e, poi, con bonifici bancari accreditati sui propri conti correnti, il tutto senza mai rilasciare alcun documento fiscale. In tal modo, ricostruendo il volume di affari dell’ultimo quinquennio, la Compagnia di Valenza, anche grazie alle indagini finanziarie svolte, ha dimostrato come l’azienda, a fronte di esigui o modesti importi dichiarati nel periodo oggetto dei controlli, abbia omesso di contabilizzare oltre due milioni di euro. Gli elementi reddituali emersi nel corso della verifica delle Fiamme Gialle sono stati segnalati alla competente Agenzia delle Entrate per il recupero a tassazione. Alla ditta è stata, anche, contestata la sottrazione di imposta sul valore aggiunto pari ad oltre 200mila euro, riconducibile alle suddette vendite.

Il servizio di Diana Romersi

 

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