Vercelli, arrestati coniugi imprenditori per frode fiscale: usavano prestanome dei Quartieri Spagnoli

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(Meridiana Notizie) Roma, 18 febbraio 2016 – Due coniugi imprenditori di Vercelli sono stati arrestati per aver messo in piedi una associazione a delinquere allo scopo di frodare il fisco. Coinvolti anche 2 commercialisti di Firenze e Pontassieve ed 1 soggetto fiorentino, operante nel settore delle cooperative di facchinaggio. Il G.I.P. ha disposto nei confronti dei 5 membri dell’associazione a delinquere la misura cautelare degli arresti domiciliari e il sequestro preventivo di beni immobili e mobili per la somma complessiva di circa 42 milioni di euro.

Il meccanismo di evasione, essenzialmente dell’IVA, si basava sulle false fatturazioni derivanti da un utilizzo distorto delle strutture societarie consortili, delle cooperative e del meccanismo del sub-appalto. In pratica, 2 società consortili al vertice della piramide societaria, amministrate dai 2 coniugi di Vercelli, dopo essersi aggiudicate importanti appalti, concessi da soggetti economici privati, per la gestione di magazzini di merce e per servizi di housekeeping alberghiero nel Lazio, in Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte e Valle D’Aosta, li sub-appaltavano a 7 cooperative e società di capitali create ad hoc, grazie all’apporto fornito dai membri dell’associazione e da altri 9 soggetti indagati.

Le 7 imprese monitorate, dal 2006 al 2014, hanno emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti delle consortili e si sono scambiate tra di loro ulteriori fatture false, per complessivi 95 milioni di euro. Il raggiro prevedeva un ricambio ciclico delle società e cooperative utilizzate dal sodalizio che venivano dismesse quasi sempre attraverso il trasferimento della sede legale nei Quartieri Spagnoli di Napoli, all’indirizzo di residenza di una famiglia di “prestanome di professione”. Singolari sono apparse ai finanzieri molteplici cariche societarie acquisite da un “attivo” 82enne pensionato napoletano che rappresentava aziende con fatturati milionari. La frode nel suo complesso ha consentito di sottrarre a tassazione ricavi per 44 milioni di euro, di evadere l’IVA per circa 22 milioni di euro e di accumulare ulteriori debiti fiscali per 5,5 milioni di euro. Gli indagati a vario titolo sono 14. I capi d’imputazione contestati agli stessi sono complessivamente 70.

Il servizio di Diana Romersi

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