Riapre il bunker dei Savoia a Villa Ada, divenuto luogo di messe nere

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(MeridianaNotizie) Roma, 24 marzo 2016 – Il rifugio antiaereo dei Savoia, immerso nella fitta vegetazione del grande parco di Villa Ada, apre per la prima volta al pubblico dopo 70 anni di abbandono. Questo luogo simbolo della memoria del nostro Paese, per anni usato da writers, clochard e per pseudo messe nere, riaprirà i battenti sabato 26 marzo grazie a una importante attività di recupero promossa dalla Sovrintendenza capitolina ai Beni culturali e realizzata dall’associazione Roma Sotterranea, in virtù di una convenzione biennale stipulata tra i due soggetti a seguito dell’esito di un bando pubblico. Il sito, realizzato presumibilmente fra il 1940 e il 1942 a poco più di 300 metri dalla villa reale, sarà visitabile al costo di 12 euro e consentirà ai curiosi di conoscere “un luogo con caratteristiche particolari e concepito con aspetti di ingegneria di altissimo livello, come ad esempio le porte blindate che sono state recuperate come è stato fatto con tutto ciò che si poteva”, ha sottolineato il sovrintendente ai Beni Culturali di Roma Capitale, Claudio Presicce. Per il sub commissario Ugo Taucer quello di oggi “è un momento molto positivo e una testimonianza del buon operare dell’amministrazione in sinergia con un’associazione che ha fatto un lavoro egregio: con grande attenzione alla memoria è stato recuperato un luogo dimenticato ed abbandonato al degrado”.bunker-villaada

Il bunker è stato realizzato scavando all’interno del banco tufaceo della collina del parco di Villa Ada, forse sfruttando in parte degli ambienti di cava già esistenti. In questo modo l’accesso avveniva a livello, senza dover percorrere scale o rampe. La principale particolarità del bunker, grazie a questa caratteristica, era quella di poter accogliere al suo interno delle autovetture. La struttura, che si sviluppa totalmente in sotterraneo per più di 200 metri quadri, ha una forma più o meno circolare. L’accesso al rifugio avveniva immettendosi in una corta galleria a doppia curva: ci si trovava quindi di fronte ad un massiccio portone a due battenti, l’ingresso carrabile al rifugio. Le due ante, ancora al loro posto, pesano circa 1.200 chili l’una e furono realizzate colando del cemento all’interno della porta in ferro, spessa 20 centimetri. Sulla sinistra una porta blindata dava accesso a una prima stanza e poi, attraverso una porta antigas, a una seconda stanza, il vero cuore del bunker: si tratta di una camera ad alta pressione sul modello tedesco, dotata di un efficace sistema di filtri per la depurazione e il ricambio dell’aria e di un sistema autonomo che permetteva, anche in assenza di energia elettrica o di malfunzionamento dei motori, di poter garantire il funzionamento dell’ impianto di aerazione e filtraggio grazie ad un sistema azionato da propulsione umana, tramite energia cinetica creata pedalando su una sorta di ‘bicicletta’. Completano il rifugio 2 bagni, un’anticamera e 2 ambienti di servizio.

Cristina Pantaleoni

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