Tumori: il futuro è l’immunoterapia, ma il problema sono i costi per il Sistema Sanitario

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(Meridiana Notizie) Roma, 10 marzo 2016 – E’ l’immunoterapia, considerata ormai il quarto pilastro nel trattamento del cancro insieme a chemioterapia, chirurgia e radioterapia, la nuova frontiera della lotta contro i tumori. Molecole innovative che stanno dimostrando di avere il potenziale per migliorare la sopravvivenza a lungo termine e l’esito clinico di diversi tumori maligni “difficili” come il melanoma e il tumore del polmone. «Al 2014 oltre 2,9 milioni d’italiani hanno avuto una diagnosi di tumore nel corso della loro vita, con le donne che mostrano una più alta prevalenza (56%) rispetto agli uomini (44%)» afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. «Per quanto riguarda, invece, l’incidenza, le più aggiornate stime dell’AIRTUM riportano come ogni anno vengano diagnosticati circa 1.000 tumori al giorno, con un tasso annuale di circa 6 casi ogni 1.000 persone, maggiore negli uomini (6,9/1.000 abitanti/anno) che nelle donne (5,4/1.000 abitanti/anno). Tuttavia, confrontando i dati del 1996 con quelli più recenti disponibili del 2014, si nota un significativo decremento della mortalità, del 18% tra gli uomini e del 10% tra le donne».

Il 2011 segna il punto di partenza dell’immunoterapia nella pratica clinica con l’approvazione del primo anticorpo monoclonale (ipilimumab) diretto contro CTLA-4 (citotoxic T-lymphocyte-associated protein 4). A distanza di 4 anni sono stati sviluppati altri 4 diversi inibitori dei checkpoint immunitari, come pembrolizumab che sta dimostrando un’ampia azione in molteplici forme di tumore e che in particolare nel trattamento del melanoma, per il quale ha già ricevuto il via libera in Europa, è la prima e unica terapia anti-PD-1 ad offrire un beneficio – in termini di sopravvivenza – statisticamente superiore rispetto alla chemioterapia e a ipilimumab, l’attuale standard di cura per il melanoma avanzato.Uno dei passaggi più critici dell’immunoterapia, però, è la complessità dei processi che portano le nuove molecole sul mercato anche a causa della specificità del meccanismo d’azione di questi farmaci, che richiederebbe un aggiornamento dei criteri di valutazione di efficacia e tollerabilità. L’avvento di molecole in grado di rivoluzionare il trattamento dei tumori richiede quindi misure e interventi altrettanto straordinari, altamente costosi.

Anche le aziende farmaceutiche, in prima linea nello sviluppo di questa nuova frontiera della lotta ai tumori, sollecitano nuove regole. Secondo Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia, per permettere a tutti i pazienti di accedere a questa nuova generazione di cure è diventato necessario riformare il sistema sanitario con il superamento del tetto per la spesa farmaceutica ospedaliera e la creazione di un Fondo ad hoc. «Siamo orgogliosi – ha dichiarato Nicoletta Luppi – dei risultati ottenuti dai nostri laboratori di ricerca che hanno consentito di sviluppare un rivoluzionario paradigma di cura; una molecola “pembrolizumab” che riesce ad inibire specifici recettori in grado di combattere alcuni tumori umani fra cui il melanoma, migliorando la risposta autoimmune dell’organismo. Siamo pienamente consapevoli che l’innovazione farmacologica, soprattutto in ambito oncologico, comporti un problema di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Per garantire l’accesso dei pazienti alle terapie innovative in ambito oncologico, riteniamo urgente ed imprescindibile l’adozione di una nuova governance del settore farmaceutico. In particolare, diverse sono le possibili e concrete soluzioni: dal superamento del tetto per la spesa farmaceutica ospedaliera (e la sua inclusione all’interno della spesa ospedaliera) alla creazione di un Fondo ad hoc alimentato anche con tasse di scopo».

Il servizio di Diana Romersi

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