Il 70% dei lavoratori dicono No alla pre-intesa Alitalia

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alitalia(MeridianaNotizie) Roma, 25 aprile 2017 – L’esito dello spoglio della consultazione sulla pre-intesa sottoscritta al Ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 14 aprile ha visto la netta vittoria del NO con circa il 70 % su una partecipazione che raggiunge quasi il 90% degli aventi diritto al voto. I lavoratori dopo 20 anni di sacrifici dicono NO al governo, all’azienda e a Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Anpac e Anpav. Un dato eccezionale sotto tutti i punti di vista. USB è stata l’unica Organizzazione Sindacale che ha partecipato alle trattative ad assumersi la responsabilità di non sottoscrivere l’intesa proprio perché ritenuta insostenibile in molti dei suoi contenuti, manchevole rispetto i problema delle centinaia di precari espulsi e dell’avvio dell’indispensabile confronto sulle regole di sistema per l’intero settore, oltre che basata su un Piano Industriale giudicato da tutti gli esperti come sbagliato e insufficiente. La bocciatura della pre-intesa conferma appieno la nostra linea politica e, pertanto, ribadiamo al Governo la nostra ferma richiesta di continuare i negoziati che, per quanto ci riguarda e a ragione, non avevano raggiunto un esito soddisfacente. La scelta della consultazione fatta da Camusso, Furlan e Barbagallo era la via di uscita per scaricare le proprie responsabilità sui lavoratori. Responsabilità di un negoziato condotto in modo sbagliato perché fondato su un terreno minato, spacciando la scelta politica del Governo di non accettare alternative a quel piano industriale come fosse un dogma indiscutibile. Per questi motivi USB ha sempre definito questa consultazione un ricatto inaccettabile, condizionato da un contesto profondamente sbagliato, gestito in maniera pessima, sospetta, senza la minima e corretta informazione (alcuni ancora affermano che il taglio sui salari dei naviganti sia solo dell’8% quando complessivamente è oltre il 25%) e delegando soprattutto alla compagine governativa il ruolo di maggiore sostenitrice del SI. Adesso si rispetti la volontà dei lavoratori che non solo non si sono fatti condizionare dalle minacce di Gentiloni, Delrio e Calenda, respingendo un’intesa sbagliata, ma hanno bocciato il paradigma stesso delle privatizzazioni, di manager strapagati e incapaci e del pressapochismo di un Governo che non vuole assumersi le proprie responsabilità. Per questo lanciamo un appello a tutte le forze politiche e sociali di questo Paese affinché si percorrano tutte le ipotesi, senza escludere l’intervento diretto dello stato e la nazionalizzazione prevista dalla Costituzione italiana (art. 43). Alcune istituzioni locali, come la Regione Lazio e il Comune di Fiumicino, si sono già espresse sulla necessità di nuove ipotesi finalizzate al vero rilancio della Compagnia ed a ridare un futuro all’intero settore. Se poi qualcuno avesse già previsto fin dall’inizio che l’esito scontato della consultazione, il NO, sarebbe stato utilizzato come alibi per determinare il commissariamento di Alitalia, il suo ridimensionamento, la costruzione di una nuova bad company dove scaricare esuberi e debiti e in definitiva la distruzione della compagnia, allora USB sarà come sempre in prima fila, con tutti gli strumenti a disposizione, per impedire la rovina di quest’azienda e dei suoi lavoratori. Siamo altrettanto convinti che Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Anpac e Anpav non abbiano fatto il loro dovere e che debbano essere delegittimati definitivamente. E’ indispensabile costruire un’alternativa concreta che si opponga a questo accordo e ad una gestione sindacale che non ha più nulla da dire alle lavoratrici e ai lavoratori di Alitalia.

(a cura di Cecilia Guglielmetti)

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