Casa del Jazz, oltre 30 spettacoli e concerti per la stagione estiva

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(MeridianaNotizie) Roma, 19 giugno 2018 – La Casa del Jazz di viale di Porta Ardeatina mette in piedi due rassegne per l’estate che comincia. Non sono rassegne canoniche: il jazz c’è, e ci mancherebbe, ma tutto è centripeto, contaminato, teso a esplorare territori vicini e lontani. Quasi a dichiarare nei fatti un dato che può essere, a seconda di umori e punti di vista, duro da accettare o assai felice e stimolante: il jazz è grande musica, ha una grande storia, è stato senz’altro la più dirompente e feconda novità musicale del ‘900. La stagione estiva, presentata sul posto in conferenza stampa, si sostanzia dunque in due serie parallele: il Roma Jazz Festival dal 1° luglio al 5 agosto e i Concerti nel Parco dal 2/7 all’1/8. Il Roma Jazz Festival è la serie in lieve misura più “ortodossa” e parte nel segno dell’afroamericano stricto sensu, con glorie nazionali: Enrico Rava e Danilo Rea l’1/7. Poi però vira subito sul terreno del reloading, del non-jazz jazzato: Enzo Pietropaoli che, in formazione con piano tastiere batteria e suoni elettronici, ripercorre i fasti di Woodstock 1969. Riavvicinamento (ma non troppo) al binario maggiore con l’acid jazz dei Licaones. E poi un equilibrio fra tradizione e ricerca di nuove vie; e tra grandi vecchi e nuove leve: la trentenne vocalist parigina Camille Bertault e il sacro drummer Tony Allen (che sta nel solco ma con un occhio doppio verso le matrici afro); il duo Bosso-Guidi e lo swing rivisitato dei Freexielanders; e ancora jazz molto afro con Randy Weston; e il blues acustico di Corey Harris; e i robusti quanto ieratici edifici sonori di Vijay Iyer con la sua band; e l’immortale Dee Dee Bridgewater col suo “ritorno alle origini” (meno virtuosismi bop, più semplicità e intimità di matrice gospel-blues); e il Tano Trio con George Garzone & Leo Genovese, altra declinazione del classico approccio agli standard, eseguiti in spirito (e lettera) free jazz; e a seguire un filo che, dipanandosi, sciorina diversi jazz e quasi-jazz e tendenti-al-jazz e misto-jazz: Paolo Fresu, Steve Coleman, Big Fat Band che rifà la colonna sonora di Tempi Moderni di Chaplin, altra musica&cinema con la New Talents Jazz Orchestra, la giovane vocalist georgiana Lizz Wright, l’elettroswing di Piji Siciliani. Infine, per chiudere il cerchio, il purissimo swing anni ’30 della Swing Valley Band. Più apertamente orientati all’esplorazione extra-mainstream e contaminante i Concerti nel Parco, XXVII edizione (sostenuta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale, e dalla Regione Lazio, Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili). Si comincia con Graham Nash (sì, lui, quello della West Coast con Crosby, Stills e Young), si prosegue con il recital di piano solo di un enfant prodige quindicenne, si immettono ingredienti latini a dosi massicce (soprattutto con magnifiche voci femminili come Monica Molina e Teresa Salgueiro ex Madredeus), ci si rivolge a Rossini e a Débussy, si fa accomodare sul palco il pop jazz-oriented (Suzanne Vega, Avion Travel), non si lascia fuori Napoli e si fa reading musicale con Claudia Gerini e un quartetto d’archi. Insomma la Casa del Jazz diviene sempre più, con la sua programmazione estiva 2018, la casa delle istanze del jazz, in primis dell’ansia di ritrovarsi, in sé e fuori dal proprio recinto.

(a cura di Cecilia Guglielmetti)