Roma, fecero sottoscrivere un falso contratto di prestito pretendendo poi la restituzione del denaro: arrestati padre e figlio, cittadini cinesi

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(MeridianaNotizie) Roma, 16 febbraio 2018 – Estorcevano denaro ad un connazionale, commerciante di un negozio in via Principe Amedeo, pretendendo i soldi, mai erogati, di rate finanziare di un falso contratto di prestito, che avevano costretto a sottoscrivere alla vittima, con violenze e minacce. In manette, arrestati dai Carabinieri della Stazione Roma Piazza Dante, sono finiti due cittadini cinesi, padre e figlio di 62 e 36 anni, ex collaboratori commerciali della vittima, accusati di estorsione, resistenza e violenza a Pubblico Ufficiale in concorso. L’indagine dei Carabinieri è iniziata quando un commerciante, 35enne cinese, lo scorso anno, ha denunciato le pesante minacce subite dai due aguzzini, che lo hanno portato a firmare, sotto forzatura, un contratto di prestito fittizio per la somma di 500.000 yen – circa 80.000 euro. Ovviamente, il commerciante non ha mai ricevuto il denaro finanziato, anzi, padre e figlio, residenti in Cina, durante i viaggi in Italia, lo contattavano pretendendo parte dei soldi, assicurandosi il pagamento continuando con le minacce ed episodi di violenza. Lo scorso 9 febbraio, i Carabinieri sono stati avvisati dalla vittima che i suoi estorsori lo avevano contattato perché stavano arrivando nuovamente nella Capitale e pretendevano il pagamento di una quota, pari a 5.000 euro. E così, ieri pomeriggio, i Carabinieri della Stazione Roma Piazza Dante hanno predisposto un mirato servizio in abiti civili all’esterno dell’esercizio commerciale della vittima, luogo pattuito per l’incontro tra i tre connazionali, dove sarebbe dovuto avvenire lo scambio. Avvenuta la consegna del denaro, i Carabinieri sono subito intervenuti, ma sono stati aggrediti dai malviventi con calci e pugni nel tentativo di fuggire. Bloccati e ammanettati, nelle loro tasche è stata rinvenuta la somma di 5.000 euro, appena ricevuta dal commerciante. Padre e figlio sono stati portati in carcere a Regina Coeli.

(a cura di Cecilia Guglielmetti)