Opera, la nuova stagione 2018-2019 è “al passo con i tempi”

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(MeridianaNotizie) Roma, 28 giugno 2018 – “La sfida di questo nuovo programma, in continuità con gli ultimi anni, è di essere in sintonia con il tempo nel quale viviamo e di riuscire a rappresentare il meglio del teatro musicale italiano e internazionale di oggi”. Queste, secondo lo stesso Teatro dell’Opera romano, le ambizioni della stagione 2018-2019 sul doppio fronte della lirica e del balletto. E scorrendo i palinsesti si constata che il Teatro dell’Opera fa sul serio: si mantiene il segno distintivo dell’ultimo decennio; quella molteplicità di epoche e stili che ha contribuito non poco, assieme alla qualità di allestimenti e direzioni musicali, al successo di critica e di cassetta del Costanzi (e del Nazionale e di Caracalla). La nuova stagione è stata presentata sul posto dall’intero parterre delle autorità coinvolte e dei vertici dell’istituzione artistica: la sindaca Virginia Raggi, il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Alberto Bonisoli, il capo di gabinetto della Regione Lazio Albino Ruberti, il presidente della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti, il sovrintendente dell’Opera Carlo Fuortes, il direttore artistico Alessio Vlad, la direttrice del corpo di ballo Eleonora Abbagnato. Le cifre: 13 produzioni operistiche (di cui 9 nuovi allestimenti), 6 balletti (di cui 3 nuovi allestimenti). La pluralità del repertorio è evidente da subito: si comincia con Rigoletto (ma in una nuova lettura di Daniele Gatti, ormai presenza centrale al Costanzi dopo l’indimenticabile Tristano di fine 2016), Tosca e Traviata. Una vera “trilogia popolare”. Poi Anna Bolena di Donizetti (due sole messe in scena finora qui a Roma, nel ’77 e nel ’79) e poi, a marzo, il primo titolo per cultori e la prima coproduzione internazionale: Orfeo ed Euridice di Gluck, l’opera della prima grande riforma tedesca del teatro musicale (l’altra sarà ovviamente quella di Wagner), assente dal Costanzi da mezzo secolo (1968), nell’originale versione viennese del 1762, in partnership con Théâtre des Champs-Elysées, Château de Versailles Spectacles e Canadian Opera Company. Giro di boa e si approda a La vedova allegra di Léhar, emblema dell’operetta asburgica (con La Fenice di Venezia). Altro salto e siamo a L’angelo di fuoco di Prokof’ev, testo novecentesco e di sommo interesse, opera visionaria, parto tipico del clima dell’avanguardia russa, passata per Roma una sola volta nel 1966. Quindi si va sul terreno dell’opera buffa con due vette del genere e dell’epoca: Cenerentola di Rossini (versione 2016) e Don Giovanni di Mozart (nuovo allestimento). E nel segno di Mozart si prosegue con un altro nuovo allestimento: Idomeneo, titolo raro, opera influenzata dalla riforma gluckiana (celebre la drammatica, trascinante ouverture), qui in coproduzione con il Teatro Real di Madrid e la Canadian Opera Company. E infine, a novembre 2019, una prima assoluta, segno di forte attenzione al contemporaneo: Un romano a Marte di Vittorio Montalti, partitura vincitrice del concorso 2013-‘14 per giovani compositori bandito dal Teatro dell’Opera di Roma. Stesso bilanciamento tra repertorio classico e contemporaneo nella stagione di balletto che sciorina Il lago dei cigni (con le innovative coreografie di Benjamin Pech), Carmen di Jirí Bubenícek su musiche di Bizet, una Serata Philip Glass, Blanche neige del franco-albanese Angelin Preljocaj (con i costumi di Jean-Paul Gaultier) su musiche di Mahler, il Don Chisciotte di Laurent Hilaire. Caracalla non deluderà turisti e aficionados, tra l’immancabile Aida, Traviata e Romeo e Giulietta più gli “extra” (in attesa d’essere annunciati nei prossimi mesi). E poi gli “extra” a tutto campo e già fissati, dallo spettacolo di William Kentridge Waiting for the Sybil (ideale prosecuzione di una lontana esplosione del contemporaneo qui all’Opera di Roma, Work in progress di Alexander Calder, anno 1968), ad Opera Camion, alle Lezioni di Opera di Giovanni Bietti, all’incubatore di Fabbrica Young Artist Program e alla didattica (opera giovani, scuola di canto corale, scuola di danza). “Grazie alle grandi coproduzioni e alle novità contemporanee proposte”, ha detto la sindaca Virginia Raggi, “il pubblico del Teatro dell’Opera è divenuto sempre più attento e partecipativo. Un Teatro dell’Opera al passo con i tempi, ma anche un Teatro che vuole aprirsi a nuove esperienze, che vuole aprirsi al suo pubblico, alla città nel suo complesso in modo da poter raggiungere il più alto numero possibile di appassionati e anche di persone che questo mondo non hanno mai conosciuto”. “Desideriamo che i suoi confini siano sempre più allargati e fruibili”, ha concluso la Sindaca, “perché la bellezza della musica, del canto e della danza deve raggiungere ogni angolo della nostra città”.

(a cura di Cecilia Guglielmetti)