Lo sbirro del generale”, Aldo Chiavazzo racconta nel suo libro il terrirosmo e i pericolosi segnali di oggi

0
634

(MeridianaNotizie) Il caso Aldo Moro e quanto stava accadendo in Italia nel periodo in cui le Brigate Rosse rapirono e uccisero il presidente della Democrazia Cristiana, è il tema trattato nel libro «Lo sbirro del generale» di Bruno Chiavazzo, presentato il 13 ottobre scorso presso la Libreria Adeia di Grottaferrata su iniziativa dell’Associazione dei Nuovi Castelli Romani. Edito per i tipi di EDUP nella collana Studi&Saggi, il volume vede quale suo protagonista narrante il maresciallo dei Carabinieri Ciro Francesco Luongo che, in quel periodo, era parte del Nucleo Speciale Antiterrorismo guidato dal Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso nel 1982 a Palermo in un attentato mafioso. Venticinque gli anni di collaborazione del militare con il grande protagonista della lotta alle Brigate Rosse, “anni di piombo” nei quali estenuante fu l’impegno dello Stato nel far fronte a quella che venne poi definita una vera e propria guerra civile ad opera di un partito armato. Dalla penna di Chiavazzo, prendono vita tutti i personaggi che hanno scritto i lunghi anni eversivi rossi e neri che hanno segnato l’Italia: «Lo Stato non si riforma, si abbatte». «Pagine nelle quali i sovversivi, persone culturalmente preparate provenienti perlopiù da famiglie alto borghesi – ha detto Chiavazzo – emergono nella loro scaltrezza d’azione che non lasciava traccia. Un impegno immane e continuo per le forze dell’ordine, i cui mezzi operativi non erano evoluti come quelli odierni. Periodi di tensione che per i militari si traducevano in indagini che duravano mesi, pedinamenti, sparatorie, depistaggi. Giorni e giorni fuori casa senza neanche una telefonata: troppo pericoloso. Fondamentale, qui, il ruolo collaborativo e silenzioso delle famiglie». A commentare il libro anche il professor Carmelo Pandolfi, docente di Storia della Filosofia Medievale presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum che ha sottolineato come in tutta la vicenda Moro e del terrorismo, fenomeno che ha visto circa 40mila fiancheggiatori delle Brigate Rosse «La storia del ‘900 passa attraverso questi eventi», il concetto di persona sia venuto meno rispetto alla ragione di Stato. «In una serie di avvenimenti collegati, si pensi anche a Marco Biagi e lo stesso Dalla Chiesa, dove il pensiero forte ha ucciso la persona in nome della totalità. Ma, nonostante tutto, come ha raccontato l’autore, Luongo pur se in congedo, è sempre un Carabiniere: con i valori ancora saldi che gli indicano la strada». «Leggere questo libro – ha aggiunto l’autore – è importante non solo per vivere quanto accaduto negli anni 70 e 80 grazie al racconto di chi era sul campo, ma anche per non trascurare quei segnali sociali che, presenti durante il terrorismo, fenomeno all’inizio sottovalutato, sono ravvisabili ancora oggi fin dalla prima crisi del 2008. E sappiamo che quando la storia si ripete o è una farsa o diventa tragedia». Su questo passaggio l’intervento di Luongo che, Carabiniere dall’età di 17 anni, ha parlato del ruolo dei collettivi sociali e culturali dell’epoca: gruppi di pensiero e azione che, partendo dalle fabbriche, si sono ramificati in molte delle realtà sociali dando vita ad una rete coesa difficile da penetrare. «E Roma all’epoca era piena di collettivi, luoghi dove poter divulgare le idee che annoveravano oltre 5mila simpatizzanti. Fondamentale qui il ruolo del generale Dalla Chiesa che è stato il primo a capire la finalità degli organismi che si andavano formando all’interno dei collettivi». A portare la sua testimonianza anche il consigliere regionale Antonello Aurigemma, il cui papà era un Carabiniere «un impiegato dello Stato» come era solito definirsi, difensore dei valori della democrazia insieme al maresciallo Luongo, con il quale ha collaborato in diverse azioni. A lui il compito di ricordare Dalla Chiesa come il primo che ha iniziato a scalfire l’organizzazione terroristica con l’ausilio dei pentiti. Ha chiuso l’evento Ettore Pompili, presidente onorario della NCR sottolineando come fosse importante, nel percorso culturale e di conoscenza portato avanti dall’associazione, soffermarsi su un periodo storico italiano fondamentale come quello legato al terrorismo e agli eventi ad esso connessi, fatti ai quali nessuno è riuscito ancora a dare una risposta plausibile. «Un fenomeno da osservare e analizzare con grande attenzione in funzione del nostro futuro ma soprattutto del nostro presente». Un racconto di vita e passione civile esemplare «siamo uomini di Stato o eroi di strada?» che racconta l’escalation del terrorismo rosso e nero con gli occhi di Luongo militare ma soprattutto uomo.

(a cura di Cecilia Guglielmetti)