Ardea, il Sindaco risponde alle mamme della scuola Manzù: «Insultato come fossi un delinquente»

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(MeridianaNotizie) Ardea, 15 marzo 2019 – Durante la mattinata di ieri, come anticipato dalla stampa locale, si sono recati in Comune alcuni genitori di alunni che frequentano la Scuola Giacomo Manzù del centro storico di Ardea.

Il motivo della protesta, da parte dei genitori nei confronti del Sindaco Mario Savarese, è legato alla possibile presenza di roditori, ed escrementi degli stessi, all’interno della scuola e più precisamente nella palestra dell’istituto.
I genitori presenti hanno inoltre protocollato in Comune una richiesta di chiusura temporanea della scuola al fine di porre in atto un intervento immediato che risolva il problema. 

«Non sminuirò mai l’impegno delle mamme che si preoccupano della salute dei loro figli – dichiara il Sindaco Mario Savarese – Io stesso l’ho fatto quando ero giovane e lo faccio ora per i miei nipotini. Ciò che mi rattrista è essere assalito ed insultato come fossi un delinquente incosciente che non si cura di questi problemi. Il Dirigente scolastico aveva giá fermato le attività della palestra ed avvertito gli uffici che, nella stessa mattinata di ieri, avevano inviato due tecnici per verificare quanto stesse accadendo, la ditta addetta alla derattizzazione era stata prontamente contattata. Dunque, perché venire ad insultare il sindaco?».

«E’ un vero peccato che atteggiamenti violenti prendano puntualmente il sopravvento e che ogni circostanza, anche la più risolvibile, si trasformi in uno spunto per addossare all’Amministrazione responsabilità che talvolta, francamente, sono veramente discutibili. Qualunque rilievo portato avanti con l’offesa e l’aggressività, a maggior ragione quando si sono attivate azioni volte alla risoluzione del problema, non può che insinuare dubbi circa il reale obiettivo di chi sceglie l’insulto come unico mezzo di confronto».

«Questa Amministrazione è sempre disponibile a ricevere ed ascoltare chiunque senta la necessità di recarsi in Comune per reclamare un proprio diritto ma, al tempo stesso, rifiuta categoricamente la violenza verbale che non rappresenti in alcun modo, ed in nessuna sede, il presupposto per un dialogo tra persone civili».