Lettera22 presenta “Cervello senza limiti” l’inchiesta di Johann Rossi Mason

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Lettera22 presenta “Cervello senza limiti” l’inchiesta di Johann Rossi Mason

(MeridianaNotizie) Roma 19 aprile 2019- Cervello senza limiti è il titolo della prima inchiesta italiana sul potenziamento cerebrale realizzata da Johann Rossi Mason. La ricerca sarà presentata alla Stampa a Roma  mercoledì 8 maggio , alle ore 18,30, all’interno del “Profumo- Spazio Sensoriale”( Via Di Villa Lauchil,1). L’iniziativa è organizzata e promossa dall’Associazione Lettera22.

<<Nei corridoi delle università di mezzo mondo – spiega l’autrice Johann Rossi Mason- dal 7 al 25 per cento degli studenti percorre i corridoi con un PC portatile, un blocco per appunti e un evidenziatore in una mano, e un blister di compresse nell’altra: Adderall, Ritalin, modafinil e altre decine di farmaci che promettono di aumentare la capacità di apprendimento, migliorare voti e curricula, pubblicare di più e meglio nei soggetti sani.

Si chiama ‘potenziamento cognitivo’ ed è la ricerca di prestazioni intellettuali di alto livelli utilizzando farmaci e integratori che agiscano a livello cerebrale.

Nonostante i nomi che sono stati usati per descrivere il fenomeno come ‘study drugs’ e ‘smart drugs’ non si tratta di sostanze di abuso o stupefacenti bensì farmaci approvati per alcune condizioni mediche utilizzati ‘fuori indicazione’ su soggetti sani che ne hanno scoperto azioni positive in termini di capacità di concentrazione, attenzione, memoria e riduzione della fatica. Obiettivo? Studiare e lavorare di più in una società sempre più competitiva>>.

Cervello senza limiti’ (Codice edizioni) è la prima inchiesta italiana su questo fenomeno. Un lavoro iniziato più di dieci anni fa che fotografa un comportamento in alcuni casi controverso ma sempre più diffuso.

Le sostanze ‘nootropiche’, ossia attive sul sistema nervoso, non sono appannaggio di studenti ambiziosi iscritti ad università competitive ma sono usate in maniera diffusa in molti ambienti professionali come medici, piloti, militari, agenti di borsa, gente che lavora di notte, ma anche giocatori professionisti di poker e manager.

Un fenomeno tutt’altro che nuovo nel mondo accademico: nel 2006 un gruppo di docenti di Harvard effettua per la prima volta un’indagine sull’uso di sostanze nootropiche, attive cioè sul sistema nervoso e in grado di aumentare le capacità cognitive. Scoprono che il loro utilizzo è strettamente legato al mondo accademico. Nel 2008 una nuova ricerca apparsa su “Journal of American College of Health rivela che l’uso di farmaci nei soggetti sani riguarda tra l’8 e il 34 per cento degli studenti universitari.

I farmaci sono diventati una risposta a questa esigenza e vengono usati di solito per periodi limitati, per esempio durante gli esami o per terminare una tesi, per affrontare il jet lag o terminare un lavoro in tempi stretti. Ma sbaglia chi crede che siano una scorciatoia: non fanno diventare più intelligenti, perché chi non si impegna non può aspirare a migliorare il curriculum solo con una pillola.

Ma i farmaci non servono solo a migliorare i voti degli studenti. Le neuroscienze hanno infatti individuato molecole che potrebbero agire sulla memoria per diminuire l’impatto di ricordi traumatici, sostanze alla base dell’innamoramento, molecole che avrebbero la capacità di migliorare la vita di persone molto timide e introverse, così come gli antidepressivi sono usati anche da soggetti sani per tenere alto il tono dell’umore, anche se pensare che diano la felicità è una forzatura.

Il mondo scientifico, sostiene che la società dovrebbe accettare i benefici del potenziamento, purché sostenuti da ricerche in grado di dimostrarne la sicurezza e da una regolamentazione che protegga da eventuali abusi. Gli esperti, i quali sostengono che un miglioramento cognitivo possa portare benefici alla società, mentre gli oppositori, che lamentano la possibile creazione di un gap tra chi può permettersi l’uso dei farmaci e coloro che potrebbero rimanere indietro.

In un mondo sempre più competitivo l’uso individuale di sostanze sarà la norma, probabilmente tra vent’anni assumeremo le nostre pillole cerebrali assieme al primo caffè della mattina. Oppure, se avrà la meglio il fronte proibizionista, ci saranno controlli prima degli esami, affinché i soggetti trovati positivi vengano esclusi e sanzionati.

Un libro divulgativo supportato da numerose ricerche scientifiche che l’autrice si premura di precisare che non è stato scritto sotto l’effetto delle sostanze di cui si parla, anche se per documentarne gli effetti si è prestata a testarle.