Family Day, Gandolfini: Dopo Verona la famiglia torna nell’agenda politica. Ora passare dalle parole ai fatti anche in Europa

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(MeridianaNotizie) Roma, 4 aprile 2019 – “Al netto di tutte le polemiche, alimentate dalla stampa che è venuta a Verona con la narrazione dell’evento già decisa in redazione, e di tutte le speculazioni politiche che hanno tentato di metterci in bocca affermazioni che non sono mai state pronunciate durante la kermesse, a quattro giorni dalla chiusura del Congresso mondiale delle famiglie tutti devono riconoscere che nell’opinione pubblica e nelle sede istituzionali si è aperto un accesso dibattito sulla tutela delle maternità, sulla denatalità, sui diritti dei bambini a non essere oggetto di mercimonio, sulla possibilità di conciliare il lavoro e la famiglia e sul sostegno delle famiglie con disabili e anziani”, afferma il leader del Family Day, Massimo Gandolfini. “Ci fa piacere che a parlare di questi temi siano ora tanti personaggi del mondo politico e della società civile che sono stati invitati a Verona e che non ci hanno degnato nemmeno di una risposta, usando persino sgradevoli definizioni nei nostri confronti. Tuttavia non vogliamo soffermarci sulle miserie della contrapposizione politica, osserviamo piuttosto con grande piacere che il tema della promozione economica e culturale delle famiglia torna ad essere al centro dell’agenda politica. Adesso ci aspettiamo che le riflessioni e le proposte accolte dalla politica si tramutino in fatti”, prosegue Gandolfini. “Da parte nostra ci impegneremo affinché questo serrato confronto contamini anche i programmi dei partiti e dei gruppi politici che si propongono di guidare l’Europa che uscirà fuori dalle urne del 26 maggio. È assurdo infatti che un’Unione che tutela piante rare e prodotti agroalimentari poi non abbia un programma degno di questo nome per sostenere la demografia e promuovere la famiglia”, ha detto ancora Gandolfini. “Nel frattempo non saremo meno fermi nel nostro impegno culturale teso a ribadire che la famiglia formata da un uomo e una donna aperti alla vita non è una costruzione giuridica ma un soggetto naturale pre-politico e antropologico, senza il quale nessuna comunità umana può essere feconda, e che il fatto che viviamo nove mesi nell’utero di nostra madre non è una questione indifferente per la strutturazione di una persona; c’è una comunione fisica, biologica ed emozionale che non può essere sacrificata in nome dei desideri che devono trasformarsi, ad ogni costo, in diritti”, conclude Gandolfini.

(a cura di Cecilia Guglielmetti)