Violenza di genere, due pesi e due misure

0
441

(MeridianaNotizie) Roma, 4 aprile 2019 – L’analisi comparata dei fatti di cronaca e delle reazioni che ne scaturiscono, politiche e mediatiche, deve farci riflettere su un dato: la campagna di tutela a favore delle donne non è affatto a favore delle donne, ma nasconde in realtà una manovra ostile contro la figura maschile tout court.

La prova: ci si indigna a reti unificate quando non viene dato l’ergastolo ad un uomo che uccide una donna, ma non ci si indigna per pene molto più blande quando un uomo uccide un altro uomo o una donna uccide un’altra donna. Non regge quindi nemmeno la teoria secondo la quale la vita di una donna sarebbe più preziosa di quella di un uomo. È più preziosa solo se viene uccisa dal compagno, punto

Le sentenze “miti” per un femminicidio (se 16 anni di galera possono essere considerati una pena mite) suscitano reazioni indignate oltre i limiti dell’isterismo, qualcuno nei casi di Bologna e Genova ha persino lamentato la restaurazione del delitto d’onore.

 

Una bufala colossale, lagnanza priva di ogni fondamento visto che il delitto d’onore prevedeva pene inferiori ad analogo delitto con diverso movente, in quanto il codice considerava un’attenuante  la necessità di preservare l’onore della famiglia infangato da un coniuge fedifrago.

Attenzione: da un coniuge di qualunque genere, non solo dalla moglie.

Ormai da 30 anni non è più un’attenuante, tuttavia il principio giuridico era applicabile non solo all’omicidio della moglie traditrice, ma anche del marito traditore e persino dell’amante di lui o di lei.

Poi la casistica ha dimostrato che gli uomini traditi e vendicativi erano di  più rispetto alle donne tradite e vendicative, ma ciò non rileva ai fini dell’imparzialità della  norma, quindi è una bufala che il nostro impianto normativo favorisse gli uomini che ammazzavano la moglie adultera. Di più: il concetto di onore violato si estendeva anche alla possibilità di vendicare figlie o sorelle disonorate.

Tornando agli “scandali” di Bologna e Genova, con pena affievolita dalle attenuanti per lo stato emotivo degli assassini, non esiste il proposito di lavare col sangue l’onore ferito. La martellante campagna mediatica e politica di demonizzazione dei tribunali accomodanti con gli assassini ha richiesto persino le giustificazioni del magistrato (una donna) che ha dovuto spiegare tecnicamente – e pubblicamente – i presupposti giuridici dai quali prende vita una pena ridotta rispetto al massimo edittale.

Niente di tutto ciò accade quando un uomo uccide un altro uomo

http://www.romatoday.it/cronaca/omicidio-vannini-motivazioni-sentenza.html

o quando una donna uccide un’altra donna

https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/19_gennaio_19/assassinata-poi-bruciata-le-vigne-la-mamma-gorlago-stata-uccisa-rivale-amore-3d0a01f8-1c30-11e9-8b25-c65404620788.shtml

ma nemmeno quando una donna viene uccisa da un uomo che però non è il marito o ex marito, fidanzato o ex fidanzato, comunque quando sotto i riflettori non c’è un legame affettivo interrotto

http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/04/02/12-anni-per-omicidio-figlio-protesta_e7744057-4bd2-4531-b748-4ebc0a66ea3e.html

i due assassini  sono stati condannati ad 8 e 12 anni, molto meno dei 16 che hanno fatto gridare allo scandalo mezza Italia.

Dov’era NonUnaDiMeno? Dov’erano Bonafede, Conte, la Bongiorno e tutta la stampa inginocchiata al vento rosa?

I Centri Antiviolenza non hanno competenze sugli omicidi da rapina, quindi non possono battere sulla grancassa per chiedere l’apertura di nuovi centri e ulteriori finanziamenti per i centri già esistenti .

Allora ecco che la vita di una donna ammazzata dai rapinatori vale meno di quella ammazzata dal marito, non merita attenzione mediatica, indignazione pubblica, spiegazioni dei giudici.

Fabio Nestola