Papa Francesco ad Albano laziale, il saluto del vescovo mons. Marcello Semeraro

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(MeridianaNotizie) Albano laziale, 22 settembre 2019 – Il Papa ieri è arrivato ad Albano, meta della sua 28ma visita pastorale in Italia. Al suo arrivo, davanti alla cattedrale, è stato accolto dal vescovo, mons. Marcello Semeraro, dal parroco della cattedrale, mons. Adriano Gibellini, e dal sindaco della città, Nicola Marini. Al termine della Santa Messa, prima del rientro al Vaticano, c’è stato il saluto di mons. Marcello Semeraro al Santo Padre: «Santità,
grazie, anzitutto, per la sua presenza e per la sua parola. È stata una visita desiderata e attesa da noi tutti: comunità ecclesiale con i suoi parroci e sacerdoti, religiosi e religiose, e comunità civile di Albano Laziale, entrambe onorate di accogliere ancora una volta il Papa.
Sono tre le circostanze che mi hanno incoraggiato a chiedere la sua visita: il mio antico affetto per la sua persona, per un verso, significato dall’indicazione della data odierna, che per la sua vocazione ha un significato speciale; l’anniversario della Dedicazione della nostra Cattedrale, per l’altro, collegato a quando Benedetto XVI, ora Papa emerito, in questo stesso giorno del 2008, dedicò l’altare maggiore – attorno a cui abbiamo pregato – e inaugurò la nuova cattedra episcopale.
Nel decoro liturgico del suo volto, una Cattedrale significa la Chiesa «bella per il suo Sposo» (Ap 21,2). Quando il 25 agosto 1963 il Papa san Paolo VI giunse qui per la prima volta, disse: «Albano ha una Chiesa cattedrale: questa. Essa è tra le prime sorte alla luce del sole, dopo che Costantino diede pace e cittadinanza al Cristianesimo… È sorella dell’Arcibasilica Lateranense e pur essa, in origine, era dedicata a San Giovanni Battista. Dal secolo IX San Pancrazio fa compagnia al Precursore: si aggiunge, così, la tradizione di un santo romano… Se poi si volessero percorrere le varie età vedremmo ancora altre glorie e saldi vincoli congiungere Albano a Roma» (S. Paolo VI, Omelia nella Cattedrale di Albano 25 agosto 1963). Ecco Santo Padre: rinvigorire questa già indissolubile «congiunzione» di Albano con Roma è l’altro scopo per il quale ho personalmente desiderato questa Visita: nel Successore di Pietro noi riconosciamo e onoriamo “il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unità di fede e di comunione” (LG 18). Grazie, di vero cuore, Santità. Parlando il 10 novembre 2015 ai rappresentanti del V convegno nazionale della Chiesa italiana convenuti a Firenze, Lei disse: «in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni». Ebbene, Santo Padre, è quello che noi stiamo facendo. Da quando quell’Esortazione ci è stata donata, l’abbiamo inserita come fermento nel progetto diocesano di una «pastorale generativa», condividendo cordialmente la sua convinzione che «oggi la Chiesa ha bisogno di crescere nel discernimento, nella capacità di discernere» (Incontro con i gesuiti polacchi, 30 luglio 2016). Per questo abbiamo dato vita in Diocesi alla Domus Mater Discretionis, guidata da Padri della Compagnia di Gesù. Sia certo, Santità, che nel presbiterio e nelle comunità parrocchiali, come pure negli organismi di consiglio, siamo davvero impegnati ad assumere lo stile missionario che Lei ci domanda, concentrandoci «sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario» (EG 53).
Alla tavola del discernimento abbiamo scelto di avere come compagni quei piccoli cui Dio ha fatto conoscere le cose nascoste ai sapienti e ai dotti (cf. Mt 11,25) e quegli uomini e donne che, come i pastori nella campagna di Betlemme e anche i Magi, scrutano il cielo per vedere il sorgere di una stella. Si tratta dei poveri, Santità; di quelle persone «che nelle tante periferie esistenziali dei nostri giorni, sono “stanche e sfinite” e attendono la Chiesa, attendono noi» (Discorso del 19 settembre 2014).
È da queste «periferie» che possiamo meglio conoscere la realtà. E se pure non riusciamo a risolvere i problemi, ci impegniamo almeno a lasciare segni di speranza. Penso alle persone e alle famiglie in difficoltà, per le quali con la nostra Caritas ci adoperiamo con la nostra Caritas. Ci sono opere avviate dai miei predecessori (il caro vescovo emerito Dante Bernini e l’oggi card. A. Vallini, che è con noi), che crescono rigogliose; ve ne sono altre più giovani (come la Casa per i Papà separati [dai figli]), che si rinvigoriscono grazie pure all’aiuto prezioso della Vita consacrata.
Lo facciamo convinti che, come dicevano i Padri del deserto, «chi prende dell’olio in mano per ungere un malato, trae giovamento egli per primo, dall’unzione fatta con le sue mani» (Collez. anonima, N 635).
Per tutto questo e per l’altro che conserviamo nel cuore e anche per le nostre fragilità, mentre ufficialmente inizia un nuovo anno pastorale, voglia, Santo Padre, invocare su noi l’aiuto del Signore. Ci benedica e ancora grazie per essere stato oggi con questa Città, con questa Chiesa di Albano».