Navigare le emozioni

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(MeridianaNotizie) Roma, 19 settembre 2019 – Navigare le emozioni, mai titolo di un corso è stato così azzeccato. Si, perché spesso si sente parlare di “gestire le emozioni”, di “controllarle”, forse la definizione più calzante per governare le emozioni è appunto, quella di saperle “Navigare”.

La serata di mercoledì scorso (11/09/2019), ha avuto come relatore/formatore, uno tra i docenti di spicco dell’Accademia NLS (New Life Style), Andrea Di Martino.

Andrea, con la sua grande capacità comunicativa di raccontare e far vivere ai corsisti, situazioni spesso complesse legate ad aspetti personali ed intimi quali solo le “emozioni”, che possono essere costruttive ed in altri casi, purtroppo, distruttive, ha accompagnato il pubblico presente in sala, in un sentiero volto alla conoscenza delle emozioni e a come sia importante consapevolizzarle per saperle, appunto, navigare in ogni situazione e contesto della nostra quotidianità.

Sappiamo che soffocare le emozioni è controproducente e purtroppo, anche sapendolo, in molti tendono a soffocarle. Occorre, invece, come dice Di Martino, imparare a conoscerle per saperne sfruttare a nostro vantaggio la loro ondata emozionale.

Di Martino, per parlare in modo più specifico del tema centrale della serata, ha voluto introdurre delle brevi informazioni riguardo la costituzione del nostro cervello ed in modo molto sintetico, come funziona quest’ultimo, relativamente, alle emozioni: dove hanno sede; come si sviluppano; cosa accade quando siamo prede delle nostre emozioni.

Riprendendo quanto già documentato da Paul Donald Mac Lean (Neurologo, 1913-2007), Direttore del Laboratorio di Evoluzione cerebrale e comportamentale dell’Università del Maryland, Di Martino ha illustrato con una slide, come il nostro cervello si sia evoluto in centinaia di milioni di anni e di come si sia formato in tre strati sovrapposti l’uno all’altro, ognuno con una sua propria funzione, determinante per l’evoluzione della nostra specie.

Il “Cervello Trino”, così denominato dal Mac Lean, presenta alla sua base la parte più antica dell’intera composizione cerebrale, che ha un’età di 600.000.000 di anni e che prende il nome di Cervello Rettiliano; nel mezzo di questa triade, troviamo il Cervello Limbico che ha un’età di 200.000.000 di anni; infine, nella parte superiore della stessa composizione, troviamo il Cervello Razionale (Neocorteccia) che è molto più giovane degli altri due, visto che ha un’età stimata intorno ai 200.000 anni.

Prima di prendere in considerazione la parte del cervello che è stata oggetto dell’intervento formativo di Di Martino, spieghiamo le competenze dei due strati del cervello trino che riguardano quello Rettiliano e Razionale (Neocorteccia) e che ci permettono di capire meglio anche le competenze della parte intermedia del Cervello.

Il Cervello Rettiliano che si trova in tutti i mammiferi, ha la sua funzione primordiale connessa alla sopravvivenza. Anche in noi esseri umani, questa parte di Cervello ci permette di gestire in automatico comportamenti innati e preposti alla sopravvivenza e alla continuità della nostra specie quali, istinti legati alla nutrizione; alla lotta; alla fuga e alla riproduzione.

Il Cervello Razionale (Neocorteccia), ha funzioni più elaborate che determinano in noi esseri umani, rispetto agli altri mammiferi, capacità cognitive superiori. In questa sede troviamo funzioni cognitive relative al linguaggio, alla capacità di calcolo, alla comprensione delle cose, all’elaborazione delle immagini, suoni e movimenti. Per fare una differenza tra noi e gli altri mammiferi, possiamo mettere in risalto questo aspetto. Se prendiamo ad esempio uno scimpanzé, il mammifero più vicino a noi per la sua somiglianza e seppur primordiale, vicino al nostro aspetto fisico, vediamo come noi esseri umani in centinaia di milioni di anni ci siamo evoluti. Ad esempio, nello sviluppare un’intelligenza superiore che ci permette di procurarci (creare) tutto ciò che ci serve per evolverci, appunto, sfruttando il potenziale che è intorno a noi. Facciamo un esempio veloce e pratico: siamo nati e cresciuti nelle caverne e poi, nel tempo, grazie alla nostra intelligenza, abbiamo costruito case sempre più confortevoli, così come, siamo in grado di allevare animali e coltivare piante di ogni tipo per produrre il cibo necessario alla nostra sopravvivenza. Ecco che la conformazione del nostro cervello e la sua struttura neurale, ci permette di sviluppare un’intelligenza al di sopra di ogni mammifero. Naturalmente, c’è anche da dire che, la nostra capacità cognitiva, troppo spesso è stata utilizzata anche per altri fini, non necessariamente legati alla semplice sopravvivenza e continuità agiata ed evoluta di tutta la specie umana, bensì per fare esattamente l’opposto. Ma, questo è un altro aspetto dell’evoluzione (involuzione?) umana che tratteremo in un altro articolo.

Infine, c’è il Cervello Limbico (o cervello intermedio) che comprende i bulbi olfattivi, il setto, il fornice, l’ippocampo, parte dell’amigdala, il giro del cingolo e i corpi mammillari. L’evoluzione di questa parte del nostro cervello, come evidenziato da Paul Donald Mac Lean, permette ai mammiferi, quindi anche a noi esseri umani, di avere un quadro più preciso della situazione e del contesto in cui ci muoviamo, in modo che possiamo adattarci meglio al nostro ambiente esterno e interno. Il Cervello Limbico, svolge una funzione importante nell’elaborazione delle emozioni che determinano le scelte di autoconservazione e conservazione della specie. In questa sede, troviamo l’Amigdala, un organo grande quanto una mandorla e che ha la funzione di gestire le emozioni. Per fare un’analogia con l’informatica è come se fosse un processore che elabora e processa tutte le nostre reazioni emotive. L’Amigdala, è importante per la nostra sopravvivenza, in quanto la sua funzione principale è quella di integrare le emozioni con i corrispondenti modelli di risposta alle stesse, sia a livello fisiologico che comportamentale ma, non produce solo una reazione emotiva, bensì, permette anche l’inibizione di certi comportamenti per cui, Daniel Goleman, autore del Best Seller “Intelligenza Emotiva”, ci parla di “sequestro emotivo”.

Quest’ultimo, operato dall’Amigdala, non è altro che una reazione emotiva immediata e sproporzionata, in relazione ad uno stimolo che ha ricevuto dall’interno o dall’esterno e che viene percepito come minaccia (pericolo) e, in quanto tale, la sua funzione è quella di intervenire per garantirci la nostra sopravvivenza. In questo processo quasi istantaneo, l’Amigdala manda segnali di attacco o fuga (o immobilità), per cui possiamo diventare aggressivi e attaccare, verbalmente o fisicamente i nostri interlocutori; oppure, evitare il confronto, allontanandoci dal pericolo che avvertiamo.

Per spiegare meglio cosa accade nel “sequestro emotivo”, l’Amigdala sottrae informazioni considerate pericolose alla Neocorteccia e determina lei stessa il comportamento che ritiene più adeguato.

Sicuramente, sarà capitato ad ognuno di noi, almeno una volta, di sentirci invasi da una carica emozionale che ci ha fatto perdere il controllo, seppur per un attimo. A chi non è mai capitato di aver detto cose o aver avuto comportamenti verso chicchessia, dei quali poi ci siamo, successivamente, pentiti? In sintesi, a chi non è capitato di sentirsi sopraffatto da un’emozione tanto forte per cui abbiamo, anche se per pochi secondi, “perso i lumi della ragione”? Ecco, in tutti questi casi, possiamo parlare di “sequestro emotivo”.

A questo punto, spiegato tutto ciò Andrea Di Martino, ha evidenziato come per ognuno di noi è indispensabile, se vogliamo imparare a governare le nostre emozioni, apprendere, prima di tutto come saperle riconoscere.

Un’emozione, non è preconfezionata. Questa può presentarsi anche all’improvviso, senza nessuna apparente e razionale causa che possa averla scatenata. A chi non è mai capitato di sentirsi arrabbiato e felice, in un qualsiasi momento della giornata, senza nessun apparente motivo?

Ecco che imparare a conoscere un’emozione, è il primo passo per saperci navigare in mezzo. E qui Di Martino, ha fatto un’analogia che rappresenta molto bene il senso di navigare le emozioni. L’ha paragonato al marinaio che conosce la rosa dei venti per saper governare la sua barca a vela ed approdare nei porti nei quali ha deciso di attraccare. E anche laddove i venti non dovessero essere favorevoli, ovvero, non averli in poppa (retro della barca), un marinaio capace di conoscere la direzione dei venti, sarà sempre in grado di sfruttarne la loro direzione opposta al senso di marcia in cui deve recare la sua barca e approdare esattamente, nel porto in cui voleva dirigersi.

E così sono le emozioni!!! Saperle identificare da quelle primarie a quelle secondarie, ci permette di sapere anche come dirigerle, come navigarle, per arrivare ad ottenere i risultati che intendiamo raggiungere, evitando che queste possano avere il sopravvento su di noi e che possano governare loro la nostra esistenza.

C’è una bella frase, che il Presidente della NLS Academy, Giuseppe Levato, mette sempre in evidenza in ogni attività dell’Accademia e che recita così: “La Mente Ordina e il Corpo Esegue”. Questa frase è eloquente e rappresentativa di quanto descritto fin qui, per cui le emozioni devono sempre essere allineate con la nostra mente, se desideriamo che razionalità ed emotività, raggiungano un ottimo grado di equilibrio dentro di noi.

Solo in questo modo saremo veramente consapevoli, nella maggior parte delle situazioni di ogni genere che ci si presenteranno nel corso della nostra esistenza, su come sfruttare al meglio il potenziale che abbiamo e che Daniel Goleman ha chiamato “Intelligenza Emotiva”.

La serata formativa si è conclusa con un esercizio pratico, condotto da Di Martino, durante il quale, attraverso le sue parole e delle musiche evocative, ha condotto i presenti in un percorso emozionale, che ha fatto vivere ad ognuno diverse tipologie di stati emotivi. L’esercizio di gruppo ha voluto dimostrare come un’emozione cambia anche la fisiologia e il comportamento, essendo quest’ultimi soggetti all’influenza dell’emozione stessa provata, percepita attraverso i propri organi di senso.

Massimo Catalucci