Panzironi: Fenomeno mediatico o “libera voce” di una ricerca scientifica?

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(MeridianaNotizie) Roma, 19 ottobre 2019 – Ormai si può considerare un fenomeno mediatico di alto interesse sociale, oltre che un momento da “sfruttare economicamente”, per le televisioni nazionali che mirano a scoop giornalistici sensazionali, per innalzare l’audience e di conseguenza la vendita di pubblicità televisiva. Stiamo parlando del discusso, quanto amato Adriano Panzironi, giornalista autore del Libro “Vivere 120 anni – Le verità che nessuno vuole raccontarti“. L’autore è arrivato alla ribalta delle TV Nazionali, proprio grazie al suo libro ed alle trasmissioni televisive sulle TV minori private, che si prefiggono, da una parte di “denunciare” le verità di una buona salute e soprattutto “informare” l’opinione pubblica su ricerche scientifiche a cui difficilmente, la stessa riesce ad accedere.

Una premessa è d’obbligo. La nostra attenzione non è protratta ad esercitare un’apologia nei confronti del giornalista, né vuole erigersi a parte accusatoria. Il nostro obiettivo è solo quello di far emergere un aspetto importante intrinseco a quanto sta accadendo, evidenziando che l’argomento discusso dal Panzironi, è un argomento di sicuro interesse e che crea non poche polemiche per diversi aspetti: perché tratta  principi scientifici di medicina, di alimentazione e di cura e tutela della salute.

E proprio partendo dalle descrizioni scientifiche che si possono trovare nel libro del giornalista, così come dalle indicazioni fornite riguardo i benefici di salute che apporterebbero (usiamo il condizionale perché non siamo noi che possiamo decidere se tali indicazioni sono attendibili o meno) una determinata alimentazione e uno stile di vita sano, Adriano Panzironi viene accusato di attività abusiva della professione medica.

Ripetiamo che non vogliamo entrare in merito ad eventuali polemiche, accuse o difese verso chicchessia, riguardo questo fatto di interesse sociale. Bensì, come giornalisti, abbiamo la responsabilità di documentare in modo cronistico e allo stesso tempo, di suscitare nel lettore l’interesse verso alcune notizie, attivando una riflessione personale in merito ai fatti stessi esposti. E il nostro compito, in questo caso, è  quello di tutelare la libertà di informazione.

E in merito a questo ultimo principio, l’importanza di creare un confronto su una ricerca scientifica, seppur condotta da un collega giornalista, crediamo che non può essere tacciata solo perché Panzironi non ha le competenze mediche.

Ci sono molte trasmissioni televisive che trattano argomenti di diverso genere e che hanno lo scopo di “investigare” su fatti che coinvolgono i cittadini, direttamente o indirettamente (giornalismo investigativo), che hanno lo scopo di analizzare e scoprire aspetti controversi senza fermarsi alle sole apparenze.

L’investigazione giornalistica è un “faro” che punta il suo fascio di luce su tematiche, spesso anche scomode che in molti preferirebbero non trattare, perché toccano i poteri forti. Un esempio è quello delle investigazioni giornalistiche riguardo la “Mafia“, la “Camorra“, l’alta “Finanza“, la “Religione” e, come in questo caso, la “Scienza Medica“.

Qualcuno a questo punto potrebbe obiettare che siamo contraddittori rispetto a quanto affermato poco sopra, ovvero, che non vogliamo schierarci, né dalla parte degli accusatori, né dalla parte degli apologisti nei confronti di Panzironi. In realtà, rispondiamo, qualora ce ne fosse bisogno che, se vogliamo cercare per forza un nostro coinvolgimento di parte nella questione qui trattata, il nostro obiettivo è solo quello di difendere la categoria dei giornalisti, che svolgono la propria professione di “informatori” di fatti che toccano l’interesse dell’intera società.

Viviamo in un Paese democratico in cui la Costituzione Italiana prevede, all’art. 21, Parte I – Diritti e doveri dei cittadini, Titolo I – Rapporti civili – quanto segue: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusioneLa stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“[…]

A quanto sopra, aggiungiamo anche l’art. 9 che evidenzia: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”[…] che rimanda all’art. 33, dove si legge – “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”[…]

Ecco allora che emergono subito due domande alle quali ognuno potrà dare la risposta che reputa più idonea. L’attività “investigativa” medico scientifica promossa da Panzironi, rientra nelle competenze delle attività giornalistiche investigative? Il giornalista Panzironi, dispensa certificati medici e prescrive diete, o si limita a tradurre passo passo le sue ricerche complesse in quello che le stesse producono in termini di alimentazione umana e stile di vita?

Una cosa è evidente, però, quando si trattano, giornalisticamente, argomenti “delicati” che toccano le “suscettibilità” e “disturbano”  alcuni poteri forti, accade spesso che l’istituzione tenda a tacciare il regolare flusso di informazione pubblica.

L’informazione pubblica e la sua diffusione è ciò che rendono, realmente, democratico un Paese e ci auguriamo che tale regola venga sempre sostenuta e non contrastata per il bene pubblico.

Massimo Catalucci