Ardea, quote emolumenti dipendenti comunali: il sindacato punta il dito contro il Sindaco

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(MeridianaNotizie) Ardea, 11 novembre 2019 – «Circola tra i dipendenti del Comune di Ardea una sorta di volantino che reca il simbolo della Città di Ardea e la firma del Sindaco che è indirizzato ai “colleghi” del Sindaco, e che dal contenuto sembra indirizzato ai dipendenti. Questo volantino, che sembra una nota del Sindaco ma manca del protocollo dell’Ente, potrebbe essere riassunto così: c’è stato un dissesto ed il personale è diminuito negli ultimi due anni ma non si sa perché. Il peso del lavoro è gravato sui dipendenti che si trovano ad espletare i servizi in pessime condizioni. Qualche fortunata ha richiesto ed ottenuto la mobilità e gli è stata concessa, ma ora chi è dentro è dentro e chi è fuori. Siamo sulla stessa barca e dobbiamo andare avanti. Al Sindaco di Ardea i dipendenti hanno sempre riconosciuto il ruolo ed il proprio mandato popolare come dovere di ciascun dipendente pubblico. Il Sindaco però non può prendere in giro i dipendenti. Il Sindaco ha la responsabilità politica di aver portato il Comune di Ardea verso un dissesto i cui effetti sono devastanti e questa è stata una scelta politica, visto che come ha accertato il TAR Lazio, il Comune di Ardea ha legalmente dichiarato il dissesto perché ha scelto di non presentare un piano di rientro. Per presentare il piano di rientro l’attuale amministrazione ha avuto a disposizione alcuni mesi prima del dissesto per pretendere che un piano di rientro che individuasse la soluzione alle ristrettezze economiche dell’Ente: far pagare le tasse! Fin dal primo incontro abbiamo richiesto il confronto su un piano industriale che avesse al centro l’apparato di riscossione che era ed è strutturato su 4 dipendente che dovrebbero chiedere le tasse a migliaia di contribuenti ed imprese. Il Sindaco non svolge lo stesso lavoro dei dipendenti, sicché chiamarli colleghi è assolutamente fuori luogo. La legge sugli Enti Locali stabilisce una netta divisione tra chi stabilisce gli indirizzi politici ed i dipendenti dell’apparato burocratico, che a tali indirizzi sono sottoposti e che li devono applicare pure se non li condividono. Il sistema retributivo dei due ruoli è profondamente diverso: lo stipendio del Sindaco non è intaccato se, come fa il Sindaco di Ardea, non raggiunge gli obbiettivi che lui stesso si è preposto. Di contro i dipendenti del Comune di Ardea sono sottoposti ad un controllo tramite organismi di verifica nominati dai politici e ricevono valutazioni annuali che migliorano o peggiorano le buste paga. Il Sindaco di Ardea per la sua scelta di andare in dissesto non ha perso una quota del suo stipendio. Invece i dipendenti del Comune di Ardea ricevono meno stipendio pur non avendo la possibilità di modificare le scelte sbagliate del Sindaco. Il Sindaco non riceve lo stipendio in ritardo perché il suo compenso che è mediamente più del doppio di quello di un dipendente comunale, non ha quote variabili. Invece i dipendenti del del Comune di Ardea ancora non sanno quando riceveranno le quote di emolumenti che erano insolute alla dichiarazione di dissesto. E questo nonostante dovrebbero avere la priorità rispetto ai fornitori essendo creditori privilegiati. I dipendenti del Comune di Ardea, poiché il Sindaco non ha ancora approvato la Delibera di Giunta di approvazione delle valutazioni della performance del 2018, ancora aspettano di essere pagati di un’altra quota che gli spetta da febbraio 2019. La maggior parte dei dipendenti del Comune di Ardea svolge mansioni lavorative superiori rispetto a quello che è il proprio inquadramento stipendiale. Il Sindaco invece percepisce l’esatta indennità rispetto alla quantità di abitanti che gestisce. Il Sindaco di Ardea scrive questa lettera dopo aver concesso a qualche dipendente privilegiato la possibilità di andare a lavorare in altri enti, e pretenderebbe con una letterina di addolcire la pillola di chi resta a pagare il conto. Sappia il Sindaco del Comune di Ardea che molti dipendenti non sono affatto rimasti affascinati dalla sua lettera, non lo considerano un semplice collega, ma un pessimo capo». Così in una nota il delegato Territoriale CSA RAL, Michele Gregis.