Roma, Piazza del Popolo, 10 febbraio “Giorno del Ricordo” – Eccidio delle Foibe

0
1828

(Meridiananotizie) Roma, 4 febbraio 2020 – A febbraio, come è consuetudine da 16 anni, in tutta Italia si ricordano le vittime delle Foibe.

Tale commemorazione è stata istituita con la Legge 30 marzo 2004, nr. 92 (clicca qui).

All’art. 1) si legge quanto segue: “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Nella foto a lato alcuni corpi senza vita estratti dalle voragini in cui erano stati gettati (1943).

Le Foibe sono state uno dei tanti scenari brutti dell’umanità. Un eccidio ai danni di tanti italiani e non solo, che per mano dei partigiani e sotto il potere di Tito, senza alcun ritegno da parte di quest’ultimi per la vita umana e con odio e disprezzo, vennero gettati, spesso ancora vivi, nelle foibe.

La foiba è una corruzione dialettale del latino “fovea“, che significa “fossa“. E’ un’apertura nella roccia che ha una forma ad imbuto rovesciato, stretto sopra e largo  in profondità. E’ una voragine che si è creata dall’erosione dell’acqua e si estende nel sottosuolo fin’oltre la profondità di 200 metri.

“Per non dimenticare le tante vittime di questo scempio umano – dichiarano Marco De Angelis e Danilo Cipressi, Coordinatori del Comitato Cittadino ‘Il giorno del ricordo’ – e a dimostrazione che non esiste distinzione per qualsiasi vittima di macabri eccidi, piuttosto, esistono vittime della ‘follia perversa e dell’odio‘ che alcuni uomini sfogano nei confronti dei loro simili, Lunedì 10 febbraio 2020 dalle ore 16.45 ci riuniremo in piazza del Popolo angolo via del Corso, insieme a tutti quegli italiani che, con un tricolore in mano, vorranno commemorare i nostri fratelli  che persero la vita in quel tragico episodio finale della seconda guerra mondiale che si estese anche subito dopo il conflitto”.

– articolo di Massimo Catalucci