Arte, auguri al Maestro romano Enzo Carnebianca

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La storia affascinante di un famoso artista romano che ha imparato da Salvador Dalì e da Pietro Annigoni.
 (MeridianaNotizie) Roma, 18 marzo 2020 – Enzo Carnebianca, romano di nascita, ma soprattutto romano dalla testa ai piedi, scultore e pittore insieme, artista molto colto, grande esperto della cultura occidentale, visionario ed esoterico, dotato di grande preparazione tecnica, maestro delle prospettive; e soprattutto autore di opere indimenticabili entrate ormai nell’immaginario collettivo di intere generazioni, fortemente legato a questo suo stile che la critica definisce “affascinante surrealismo” e che nella pittura presenta contrasti cromatici di colori turchese e ocra.

Oggi il maestro Enzo Carnebianca, discendente -dice lui, con malcelato orgoglio- di Alfonso dei Carnebianca di Sezze e di Clelia Pelliccione, compie i suoi primi 72 anni di vita, per altro meravigliosamente ben portati.

Per lui sono ancora anni di grande successo, la stessa critica internazionale lo indica come “il più coerente e geniale prosecutore della linea fantastico – surrealista che in Italia ha avuto come massimo esponente Alberto Savinio ed in Europa Salvator Dalì”.

-Che futuro immagina maestro per gli anni che verranno?

Enzo Carnebianca è un uomo schietto, come la gente che l’artista frequenta ogni giorno in questa Roma che è sempre stata la piazza popolare più amata del mondo, e con questo suo sorriso disarmante risponde guardandoti dritto in faccia, quasi avesse voglia di rafforzare con lo sguardo dei suoi occhi nerissimi le cose che dice: “Il mio futuro lo immagino come lo sognavo da ragazzino, pieno di cose belle, pieno di progetti importanti, pieno di gente attorno che mi ama come il primo giorno, naturalmente pieno di colori e di opere d’arti importanti.

Del resto, lo vede da sé, tutto quello che ho intorno è frutto del mio lavoro e della mia passione per l’arte.

Il giorno in cui non sarò più in grado di dipingere o di scoprire e di forgiare i metalli che uso, allora sarò davvero alla fine dei miei giorni. Per ora sono felice così”. Dal 1969 ad oggi il famoso artista romano ha partecipato ad oltre 100 esposizioni internazionali, personali e collettive, ha ricevuto prestigiosi premi e riconoscimenti.

Le sue opere sono presenti in molte prestigiose collezioni pubbliche e private, sia in Europa e nel resto del mondo. Pensate, quattro delle sue opere giovanili si trovano nella sala centrale del Museo storico artistico “Tesoro di San Pietro in Vaticano” all’interno della Basilica di San Pietro Città del Vaticano, dettaglio più unico che raro per chi conosce il mondo segreto e misterioso dei musei vaticani.

Tutta la sua vita è stata un succedersi di grandi eventi e soprattutto di incontri eccellenti e di occasioni d’autore. “Sono autodidatta” non fa che ripeterci.

“Ho iniziato la mia carriera artistica nel 1966, anche lavorando nel campo della scenografia teatrale con il Maestro Camillo Parravicini. Poi nel 1968 ho lavorato nel cinema in diversi film di Dino De Laurentiis e a Cinecittà sulla scenografia di Fred Tuch, dove ho migliorato le mie tecniche, e dove ricordo ancora con immensa commozione di aver portato per la prima volta mio zio Vincenzo Pelliccione, in arte era Eugene DeVerdi, fu la storica famosa controfigura di Charlie Chaplin, che lavorò per lungo tempo in Italia come specialista e inventore di luci e macchine per effetti speciali”.

Poi negli anni ‘80 il grande artista lascia l’Italia e si trasferisce a Caracas, e qui l’incontro “fatidico e inebriante con il grande Salvador Dalì e l’indimenticabile Pietro Annigoni”.

Monsignor Dario Rezza, filosofo e teologo, scrive di lui cose a dir poco suggestive, perché lo racconta come artista capace di “Dare forma all’invisibile, alla parte intima ed eterea, evanescente e impalpabile dell’uomo”.

Nella ricerca del grande pittore e scultore romano – sottolinea ancora il filosofo- “vengono miscelate le forme e le energie, concependo la struttura e la forma di un essere alieno fatto di parte umana, animale e vegetale, una fusione di forme ed energie…la loro grazia e i simboli del linguaggio sono collocati nella dimensione siderale del non tempo”.

In effetti, all’occhio di chi osserva da lontano le sue opere e i suoi capolavori essi “appaiono come esseri alieni. Giustamente l’artista ha la presunzione di pensare che questo suo messaggio abbia colto nel segno, influenzando la fantasia collettiva, vedi E.T. e Olimpiadi 2008. Si tratta di un messaggio forte – conclude Dario Trezza parlando di lui- che trova naturale rispondenza nei desideri innati e nelle contraddizioni interiori di ogni uomo”.

Che compleanno sarà questo per lei, maestro?

“Sarà una festa speciale, mi creda. La mattina mi guardo allo specchio e mi dico “mi sento molto giovane ma mi vedo vecchio.

È con questo spirito che riparto ogni giorno, e riparto da dove ho lasciato, con la stessa passione e lo stesso amore per l’arte, ma soprattutto mi permetta di dire che riparto grazie al grande amore che la gente comunque ancora mi riserva e mi dimostra.

Vede qui dove vivo sono coccolato e amato dalla gente che mi conosce, da tanti amici che ho sempre intorno: si può desiderare di meglio dalla vita?

( A cura di Maurizio Pizzuto)

http://www.carnebianca.it/it/