2 giugno 1946 – 2 giugno 2020: 74 anni di un Repubblica fondata sul lavoro (?)

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(Meridiananotizie) Roma, 2 giugno 2020 – La seconda guerra mondiale era terminata da poco con la sconfitta della dittatura nazifascista e uomini ma, soprattutto, donne (quest’ultime per la prima volta a livello nazionale) si recarono alle urne per dare volto al nuovo Stato Italiano.

Domenica 2 e lunedì 3 giugno del 1946, gli Italiani votarono la linea Repubblicana e democratica della nuova Nazione.

Questo fu il primo passo che portò alla stesura della nuova carta costituente, ovvero, un documento che di lì a poco sarebbe entrato in vigore (1 gennaio 1948), tracciando quei principi imprescindibili a cui le nuove generazioni avrebbero dovuto guardare con rispetto, praticandone gli indirizzi per rendere il Paese, finalmente, libero. Ognuno da quel momento poteva esercitare i propri diritti in quanto essere umano di un’unica razza, quella umana, appunto, e contestualmente, in quanto persona, poteva godere della garanzia del rispetto dei suoi diritti sociali all’interno di uno Stato Democratico che voleva ricondurre uomini e donne a vivere con dignità la propria esistenza.

Bene, sicuramente, da quel 2 e 3 giugno 1946 molti di questi principi sono stati realizzati: non esistono più dittature o persecuzioni razziali; ognuno ha il diritto e la libertà di parola e di manifestare, così come di perseguire una religione; uomini e donne hanno pari diritti; la Sovranità della Nazione spetta al Popolo; c’è il ripudio della guerra. Insomma tutti principi di alto contenuto umano riconducibili ad uno Stato Democratico.

Eh, già…uno Stato Democratico!!! Che bella parola. Se poi, ci aggiungiamo anche la parola “Libertà” allora ci troviamo davanti ad un contesto sociale che fa pensare ad un Paese civile dove tutto funziona nel rispetto di quelle regole fondate dai Padri costituenti che tra giugno del 1946 e dicembre del 1947, scrissero la nostra nuova carta costituzionale.

Ed oggi, siamo certi di poter dire che tutti quei sani principi siano stati rispettati dai nostri legislatori e rappresentanti del popolo nei confronti dei cittadini stessi?

Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione“.

In questo primo articolo della nostra Costituzione potremmo racchiudere tutti gli altri 11 che la compongono. In questo primo articolo si legge il senso democratico e di libertà che gli uomini e donne hanno ottenuto; la dignità come esseri umani e come persone.

Eppure, dal 1946 ad oggi, solo per un breve periodo l’Italia e gli Italiani conobbero un momento di vera libertà, quando tra il 1958 e il 1962, il mercato industriale e di conseguenza del lavoro, ebbero una grande impennata. Tant’è che lo stesso J. F. Kennedy (Presidente U.S.A.) si complimentò con l’allora nostro Presidente della Repubblica, Antonio Segni, del “Miracolo Italiano“, così venne definito quel periodo di benessere che si stava concretizzando nel “Bel Paese“. Gli italiani potevano godere in particolare della “libertà” data dal lavoro e dal reddito che permetteva alle Famiglie di condurre una vita dignitosa.

In tre anni ci fu un incremento del reddito pro-capite di oltre il 6% per ogni annualità e questo significò per molti italiani il raggiungimento della propria indipendenza economica.

Purtroppo, quello che avrebbe dovuto essere l’inizio di uno stato di benessere socio-economico per il Paese, divenne ben presto il “tallone di Achilleper i Governi che si sono susseguiti sino ad oggi. Una Repubblica Democratica fondata sul lavoro ha l’obbligo di garantire la dignità lavorativa ad ogni persona in quanto essere umano all’interno di un contesto sociale economico-produttivo, volano di libertà per ogni popolo e per ogni Nazione.

Ed oggi, mentre i rappresentanti delle nostre più alte istituzioni, fanno la passerella, seppur in forma ridotta, per rendere omaggio a quel lontano giugno del 1946, tanti italiani, osservando con sconforto gli articoli della Costituzione italiana, sono scesi in piazza in diverse località dello stivale, nella restrizione (aspetto contraddittorio con quello che rappresenta questa giornata Nazionale) data dall’emergenza della diffusione del Virus Covid-19, per dire che quella dignità lavorativa tanto decantata nella carta costituente, in oltre settantanni di storia della Repubblica Italiana è stata più volte calpestata e che si è arrivati al limite della sopportazione.

Un Paese dove il lavoro non viene garantito, non è solo un Paese povero, bensì un Paese che rischia di far svanire la propria identità di Nazione rispettabile.

Il mio augurio è che questo 2 giugno 2020 possa rappresentare per gli italiani il punto di partenza per vedersi riconosciuto il proprio diritto al lavoro, riconquistando la propria dignità lavorativa troppo spesso calpestata e la propria indipendenza sociale ed economica.

– articolo di Massimo Catalucci