Roma, lo sfratto degli inquilini di Via Napoleone III, il Sindaco Raggi: “Un momento storico, una vittoria per la città”

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(Meridiananotizie) Roma, 5 giugno 2020 – “Un momento storico, una vittoria per la città” – Ha commentato così ieri il Sindaco Raggi l’ordine di sgombero per gli occupanti, giustamente, illegittimi di Via Napoleone IIII a Roma.

I romani possono essere soddisfatti di cotanta legalità alla quale, il Sindaco della Capitale d’Italia, sicuramente, saprà dare continuità, proseguendo ora con altri sfratti nella città eterna che attendono da anni di essere resi esecutivi.

Se questo non avverrà, allora la mossa del Sindaco grillino assume una lettura diversa che non può non condurre ad una sua azione strumentale strategica politica, dove la cassa di risonanza la fa il nome di “Casapound”.

Infatti, lo stabile di Via Napoleone III il 26 dicembre del 2003 venne occupato da alcune famiglie in uno stato di emergenza casa e battezzato dal Movimento di destra, quale “Occupazione a Scopo Abitativo” (OSA), diventando la sede ed il simbolo di “Casapopund” nelle sue lotte sociali, politiche e culturali.

Fermo restando il principio per cui la casa è un diritto sacrosanto di ogni famiglia e che è, altresì, responsabilità delle istituzioni garantirla a chi non ha le condizioni sufficienti per procurarsela, occupare un qualsiasi immobile, senza una normale e regolare procedura stabilita dalla legge è reato e deve essere perseguito giuridicamente. E nella Capitale sono tanti gli edifici nei quali non solo vi sono occupazioni illegittime ma, queste sono veri e propri ghetti dove al loro interno circola di tutto e regna, sovrana, sotto ogni profilo, l’illegalità.

Nel documento programmatico (2016 – 2021) per il Governo di Roma Capitale (clicca qui), al punto 10.3. – Una nuova fase dell’uso del patrimonio immobiliare – si legge quanto segue: […] “La proposta di lavoro di medio periodo sarà, dunque, quella di creare tale censimento e di partire da esso per definire un piano di utilizzazione che porti sia alla diminuzione dell’esposizione finanziaria per affitti passivi sia ad una più razionale dislocazione delle funzioni sullo scacchiere urbano. Resta, infine, da sottolineare che l’uso lungimirante del patrimonio pubblico – comprese le caserme che lo Stato è in procinto di trasferire a Roma Capitale – potranno essere anche utilizzate per risolvere il problema dell’emergenza abitativa e del fabbisogno di alloggi popolari“. […]

Sulla base di quanto determinato nelle linee programmatiche dall’attuale Governo della Città di Roma, quella dell’emergenza abitativa appare una delle tante prerogative alle quali la stessa Raggi dovrà dare resoconto ai romani entro il termine del suo mandato che è agli sgoccioli (2021). Solo allora si potranno tirare le somme per comprendere se alcune azioni di sgombero saranno state determinate più da una linea politica strategica finalizzata a strumentalizzare le parole “legalità” – “emergenza abitativa” – “alloggi popolari” al fine di cavalcare l’onda populista dei valori, frustrazioni, desideri, sentimenti collettivi comuni oppure, da una linea politica “sociale” finalizzata alla risoluzione del disagio abitativo che molte famiglie romane vivono, anche nell’ottica della pandemia che stiamo attraversando e che sta penalizzando, ulteriormente, molte persone, causa la perdita di reddito, conseguenziale alla perdita di lavoro.

– articolo di Massimo Catalucci

 

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