Lazio dov’è il cuore? I biancocelesti hanno smarrito le loro certezze e soccombono in casa anche col Sassuolo

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(Meridiananotizie) Roma, 12 luglio 2020 – Ora è tempo di profonda autocritica per i ragazzi biancocelesti ed il momento per ritrovare quell’unione nel gruppo che sembra essere svanita insieme al bel gioco, oramai solo un ricordo della fantastica Lazio che quest’anno aveva incantato tutti.

E quella Lazio, bisogna essere obiettivi, non c’è più. Ora, oltre ad essere messo in dubbio il secondo posto, anche il titolo di capocannoniere della Serie A che sembrava essere destinato ad Immobile  (ce lo auguriamo ancora che possa ottenerlo), è minacciato, inevitabilmente, da Cristiano Ronaldo. Il nervosismo, come avevamo indicato nell’articolo pre-partita di Lazio-Sassuolo (clicca qui), sta prendendo il sopravvento nello spogliatoio biancoceleste.

E questo momento di “tensioni”, ha cancellato i tanti pregi che erano la base solida di questo gruppo di ragazzi e che loro bene esprimevano fuori e dentro al campo: l’umiltà; il sacrifico; l’impegno; la solidarietà; l’amicizia; oltre alla tecnica, alla tattica, alla velocità e ad una spiccata condizione psicofisica che gli ha dato la forza di stravolgere molte partite ottenendo tre punti che, a pochi minuti dal fischio finale dell’arbitro, si stavano delineando come sconfitte.

Mister Inzaghi, in tutto questo, sta facendo il possibile per arginare un malessere che è evidente a tutti, ora!!! Merito a Simone per cercare di salvare il salvabile e tentare di mantenere unito un gruppo che appare oramai sfaldato (speriamo ci contraddicano) sotto ogni profilo e portarlo alla conclusione di questo campionato che, arrivati a questo punto, da una parte lascia l’amaro in bocca per quello che poteva essere la realizzazione di un sogno, lo scudetto…o quanto meno, provare a giocarselo fino alla fine; dall’altra, deve essere osservato nei suoi momenti magici che devono essere presi ad esempio per ripartire, l’anno prossimo, esattamente, da quei momenti in cui tutto funzionava come un orologio svizzero. Ognuno sapeva cosa doveva fare in campo; ognuno supportava le mancanze dell’altro; ognuno era umile; tutti erano affamati di vittorie; tutti si divertivano; giovani e veterani, lavoravano insieme per un unico obiettivo: vincere e non arrendersi mai!!!; tutti ci mettevano il cuore.

Già, “Con il cuore”, c’era scritto ieri sulla tribuna Tevere. Una scritta che insieme alle tante foto dei visi dei tifosi, adagiate sui sedili degli spalti, persone che da sempre amano incondizionatamente, questa gloriosa prima squadra della Capitale: la S.S. Lazio dal 1900, sembrava volessero essere quasi un monito per i ragazzi di Mister Inzaghi. Un monito a sottolineare che, da fuori i tifosi cominciavano a percepire le “tensioni” che stavano aleggiando all’interno dello spogliatoio e che i loro beniamini riversavano in campo nella mancanza di orgoglio, appartenenza, rispetto, soprattutto, verso loro stessi.

Anche all’epoca della “banda di ragazzacci del ’73/’74” del compianto Maestro, Tommaso Maestrelli, negli spogliatoi esistevano forti tensioni ma, quel gruppo, appena varcava la soglia del rettangolo di gioco, si dimostrava compatto, unito e pronto ognuno a soffrire per l’altro con la prerogativa che nessuno doveva uscire dal campo senza aver dato tutto se stesso…e infatti quella squadra è divenuta un mito. E come non ricordare l’altro gruppo, che ci ha salvato dall’annientamento della S.S. Lazio: quello dei “– 9” e di un altro grande allenatore, Mister Fascetti. Era l’estate del 1986 e la Lazio, condannata in B, subì un’altra condanna, quella di 9 punti di penalizzazione, allorché, il grande Eugenio Fascetti, nella vita reale e meglio di Al Pacino nel film “Ogni maledetta domenica” (clicca qui), salì in cattedra e al cospetto con i suoi giocatori, da persona verace e schietta, caratteristiche che lo hanno sempre distinto, disse ai suoi ragazzi: “Chi vuole, resti. Chi non se la sente, può andar via subito. Chi resta combatte fino alla fine. Ecco, “chi resta combatte fino alla fine”…e così fù. Rimasero tutti e tutti insieme lottarono e trionfarono a fine campionato, rimanendo nella storia, non solo degli annali della S.S. Lazio ma, nella storia del Calcio mondiale.

Credo che per concludere, degnamente, questo scorcio di fine campionato 2019/2020, ogni ragazzo del gruppo di Mister Inzaghi debba rivedersi questi due momenti storici e onorare la maglia che indossa, pensando ad ogni partita che in quella stessa maglia, molti prima di  lui hanno sudato, lottato, vinto per mantenere alta l’Aquila nella Capitale.

Le dichiarazioni degli allenatori nel post-gara

S. Inzaghi – “Il nostro scudetto è la Champions. In questo momento parlare di traguardi più ambiziosi è un azzardo. Prima dello stop ho detto che ce la saremmo giocata fino alla fine. Ora guardiamo in faccia la realtà. I ragazzi hanno dato tutto quello che avevano ma purtroppo non basta. Poi l’episodio non ci ha premiato, come successo con il Lecce. Bisogna fare tutti di più, in questi giorni abbiamo parlato tanto con i ragazzi.Viviamo un momento particolare, però non dobbiamo disunirci. Dispiace per le tre sconfitte consecutive, ma ho i soliti 9 o 10 che vanno in campo. Non dobbiamo mollare, occorre fare qualche altro punto in più nonostante un calendario non semplice. Il Sassuolo aveva la possibilità di cambiare 9 giocatori su 10 rispetto a tre giorni fa, noi invece siamo stati costretti a fare il copia e incolla di Lecce.”

“Guardiamo avanti, sperando che qualcuno possa rientrare per darci una mano. Non credo che a penalizzarci sia stata la pressione, perché parliamo di una squadra che ha vinto titoli e fatto finali. Con un calendario così ravvicinato si perde la lucidità e si sbagliano scelte importanti sia davanti che dietro. Tre mesi fa non avremmo mai preso i gol di oggi. Probabilmente durante il lockdown è stato sbagliato qualcosa, non c’era mai stato un caso del genere prima, era difficile capire come muoversi. Durante la pausa la squadra si è mossa, i ragazzi hanno partecipato alle sedute collettive su Skype.”

Gli allenamenti individuali erano stati buoni, poi 10 giorni prima della ripresa ci sono stati degli imprevisti che ci hanno penalizzato. Leiva, Lulic, Cataldi, Marusic, Luiz Felipe e Correa sono giocatori per noi importanti, mi avrebbero permesso di fare delle rotazioni. Questo non sia un alibi, certe gare non si devono perdere. Ma in  questo periodo le rotazioni sarebbero state troppo importanti. Rosa troppo corta? Affrontando la Champions dovremo fare scelte precise.

De Zerbi – “Siamo una bella realtà, questa è una grande vittoria, di tutto il Sassuolo. Raspadori è un prodotto del settore giovanile, significa che lavoriamo tutti bene. Ne cambiamo 9 e facciamo una grande partita con la Lazio a Roma. Potevamo far più gol con più convinzione e portarla sui binari della vittoria prima. Questi ragazzi sono commoventi. L’obiettivo è la squadra davanti a noi, finché la matematica ce lo permetterà. In questo momento è il Milan che è in Europa League“.

Il tabellino della gara

LAZIO (3-5-2): Strakosha; Bastos, Acerbi, Radu (38′ st Vavro); Lazzari, Milinkovic (22′ st Leiva), Parolo, Luis Alberto (38′ st Adekanye), Lukaku (1′ st Jony); Caicedo (16′ st Cataldi), Immobile.

A disp.: Proto, Guerrieri, Luiz Felipe, Armini, D. Anderson, Falbo, A. Anderson.

Allenatore: S. Inzaghi

SASSUOLO (4-2-3-1): Consigli; Toljan (1′ st Muldur), Marlon, G. Ferrari, Kyriakopoulos; Bourabia, Locatelli; Traoré (1′ st Caputo), Djuricic (23′ st Haraslin), Boga (34′ st Rogerio); Raspadori (44′ st Magnani).

A disp.: Pegolo, Chiriches, Peluso, Ghion, Magnanelli, Berardi, Manzari.

Allenatore: De Zerbi

ARBITRO: Di Bello di Brindisi

MARCATORI: 33° pt Luis Alberto (L), 7° st Raspadori (S), 46° st Caputo (S).

NOTE: Ammoniti: Parolo, Immobile, Bastos, Leiva (L); Muldur, Ferrari (S). Recupero: 4′ pt, 5′ st.

– articolo di Massimo Catalucci