Italiani bloccati all’estero: tante lettere di protesta inviate a Conte

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(MeridianaNotizie) Roma, 5 settembre 2020 – Il Governo discrimina i cittadini iscritti all’Aire e residenti nei 17 Paesi della lista nera per Covid-19. Tante le lettere di protesta inviate in questi giorni al presidente Conte.

Gli Italiani iscritti all’Aire (Anagrafe italiana residenti estero) da prima del 9 luglio e residenti per lavoro nei 17 Paesi inclusi nella lista nera per il Covid 19 non possono rientrare nel territorio nazionale. A stabilirlo è il DPCM del 7 agosto 2020, contenente, tra le varie misure, il divieto di ingresso per chi abbia soggiornato o sia transitato nei 14 giorni precedenti in uno dei Paesi interessati.

La protesta

La norma ha generato profonda indignazione negli italiani residenti in questi Paesi e una montagna di lettere di protesta che in questi giorni sono state inviate al Presidente della Repubblica Mattarella, al Governo Conte e alle principali cariche dello Stato.

“L’iscrizione all’Aire – scrivono – alla quale sono obbligati gli italiani che soggiornano per lavoro per più di un anno continuativo all’estero o quelli che vivono stabilmente fuori dal nostro Paese, in quanto figli o nipoti di discendenti emigrati, è un perverso strumento burocratico che invece di garantirli e avvicinarli alla madre patria, li respinge. Siamo cittadini a pieno titolo, spesso più orgogliosi della nazionalità italiana di molti nostri connazionali residenti in Italia”.

Sono tanti gli italiani che lavorano all’estero ma che sono nati in Italia, hanno famiglia italiana e interessi personali nel nostro Paese e che anche per una breve esperienza lavorativa devono iscriversi all’Aire per poter esercitare il diritto dovere al voto. Ora, questa circostanza non può diventare elemento discriminatorio rispetto ad altri cittadini italiani all’estero, tanto più in occasione di una situazione complessa e delicata sotto il profilo sanitario, economico e sociale come quella attuale.

Spesso, chi è iscritto all’Aire ha affetti e una casa, anche unica proprietà e utenze gravate da un regime impositivo che le considera “seconde case” come conseguenza proprio dell’adesione all’Anagrafe estero. Il domicilio eletto e l’abitazione restano in Italia e adesso risulta loro impossibile il ricongiungimento familiare.

 

Discriminati

Rimane consentito rientrare in Italia allo straniero che si trova in uno dei 17 Paesi inseriti in lista secondo decreto, se residente in Italia. Quindi, lo straniero, non cittadino italiano ma residente, ha un trattamento privilegiato rispetto all’italiano non residente e iscritto all’Aire. Ne risulta che “un italiano che ha scelto di iscriversi all’Anagrafe estero per poter votare subisce un trattamento discriminatorio rispetto a uno straniero proveniente da uno di questi Paesi ma residente in Italia, che tra l’altro neanche sarà chiamato a votare alle prossime elezioni politiche, come invece faranno gli italiani all’estero”.

“Si può esprimere solidarietà a quanti entrano in Italia da clandestini e apprezzare la generosa accoglienza che lo Stato Italiano riserva loro – scrivono ancora – ma ad essi è consentito l’ingresso nel nostro territorio nazionale e a noi no. E’ inevitabile pensare che come italiani ci meritiamo anche noi almeno la stessa possibilità di tornare

nel nostro Paese. Alcuni Stati, come la Francia, consentono il rientro a cittadini o residenti purché presentino un test per il Covid 19 non precedente alle 72 ore anteriori al viaggio e, in mancanza di esso, sottopongono il cittadino arrivato nel proprio Paese a un test. Di più: la Francia consente il transito a cittadini Shengen, quali gli italiani all’estero sono, per raggiungere il Paese di cittadinanza o residenza. La Spagna consente agli spagnoli all’estero e non residenti in patria di tornare per motivi familiari. Possibile che il Governo italiano non sia in grado di adottare provvedimenti altrettanto garanti di un giusto equilibrio tra esigenza sanitaria e diritti costituzionali per i nostri connazionali Aire?”.

Infine, una domanda al Presidente Conte e al suo Governo: “Ritengono così pericolosa la situazione pandemica nei 17 Paesi inclusi nella lista nera, tanto da considerare giusto, morale, corretto, legittimo lasciarvi intrappolati gli italiani? Forse questi connazionali non pretendono di essere rimpatriati dallo Stato, ma almeno vedersi lasciata aperta la porta di casa e poterla raggiungere a proprie spese. Questo – concludono – sarebbe il minimo che il legislatore dovrebbe garantire”.

 

di Antonio De Angelis