Michele Merlo: continuano gli accertamenti dei NAS per eventuali negligenze mediche

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È trascorso più di un mese dalla notizia della morte di Michele Merlo, giovane cantautore di Rosà (Vicenza) salito alla ribalta dopo le partecipazioni a XFactor e a Amici. Oltre alle iniziative per mantenerne vivo il ricordo, continuano anche le indagini della procura di Bologna, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, per capire se possono esserci state eventuali negligenze da parte dei medici che lo hanno visitato. La novità di questi ultimi giorni è relativa alla delega da parte di pm Elena Caruso, ai carabinieri del NAS di acquisire ulteriori documenti relativi ai medici a cui il giovane si sarebbe rivolto prima del malore avuto a Bologna. Già dal 25 maggio, infatti, Michele si sarebbe rivolto ad uno studio medico integrato di Rosà e al pronto soccorso di Cittadella. Così come era avvenuto per le strutture sanitarie emiliane quindi, i militari sono stati incaricati di acquisire documentazioni mediche e di effettuare verifiche sulle condotte delle strutture.

Intanto, gli amici di Michele e della famiglia ha promosso due iniziative importanti. La prima è una raccolta firme ( firma qui ) per chiedere al sindaco di Rosà di dedicare una piazza al giovane cantautore che rappresentava, già prima di questo tragico evento, un vanto per la cittadina vicentina. La seconda è, invece, una raccolta fondi (qui per donare) per aiutare la famiglia del giovane con le spese legali. L’azione legale intrapresa dalla famiglia, infatti, ha dei costi non indifferenti. A quanto ci risulta sono stati assunti tre avvocati, due medici legali di parte ed un ematologo per controbattere all’indagine interna dell’AUSL di Bologna secondo cui tutto si è svolto senza errori. “La denuncia non ci ridarà nostro figlio – hanno dichiarato più volte i genitori di Michele – ma accertare le cause che hanno portato a questa tragedia è una questione di giustizia ed è anche un modo per tenere alta l’attenzione sulla sanità italiana. In questo ultimo anno se non avevi il Covid a malapena venivi curato. È il sistema che è sbagliato. Se la morte di nostro figlio può servire a far capire che ci sono delle cose che vanno risolte allora è nostro dovere andare avanti. Non ci importa dei soldi – specifica la famiglia Merlo – se mai dovessimo avere un risarcimento, tolte le spese, daremo tutto in beneficenza. Quello che vogliamo è giustizia ma per averla servono bravi avvocati e quelli, giustamente, costano”.

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