Francesca Romana Reinero, la scienziata innamorata degli squali

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Francesca Romana Reinero, la scienziata innamorata degli squali

Dai film horror alle immersioni senza gabbia. La storia della ragazza che nuota con gli squali

(Meridiana Notizie) Roma, 21 dicembre 2021 – Francesca Romana Reinero, classe 1990, laureata in Scienze del mare e prima ragazza in Italia ad aver svolto un dottorato su una specie di squalo presente nel Mediterraneo, attualmente è Ricercatrice e Coordinatrice Scientifica del Centro Studi Squali-Istituto Scientifico di Massa Marittima (GR). Una paura diventata passione fino a trasformarsi nel lavoro della sua vita. Il sogno, che per molti resta ancora un incubo: tornare a immergersi negli abissi e studiare gli squali, conoscere i loro segreti e raccontarne la bellezza.

Da dove nasce l’interesse per un animale spesso rappresentato come il ‘mostro dei mari’? Come sfatare questa convinzione profondamente radicata nell’immaginario collettivo?

 Da piccola avevo molta paura degli squali e, anche quando nuotavo in piscina, avevo sempre la sensazione di essere inseguita dalla pinna di uno squalo. Nel 2005, a soli 15 anni, durante un’immersione alle Maldive, ho incontrato per la prima volta un branco di squali grigi. Fu amore a prima vista, perché capii finalmente che gli squali, oltre a non mostrare alcun interesse verso di me, non erano i “mangiatori di uomini” tanto descritti dai film horror o di fantascienza. Sfatare il mito del “mostro marino” è stato molto semplice: approfondendo i miei studi ho appreso che, in tutto il mondo, ogni anno e in media, vengono uccisi dall’uomo circa 100 milioni di squali, soprattutto a causa della pesca intensiva, mentre solo 8-10 persone perdono la vita a causa di questi animali. Sono statistiche dalle quali non si può prescindere e che ci devono far riflettere su chi sia il vero mostro del mare. È più probabile morire cadendo dal letto (circa 45 persone l’anno perdono la vita per questo), che a causa di uno squalo.

 La scelta di conoscere e studiare da vicino le diverse specie di squali ti ha portato a viaggiare in tutto il mondo. Nella tua esperienza quali sono state le immersioni più emozionanti? Quali le specie di squalo che suscitano maggiore curiosità scientifica?

 Lo studio degli squali mi ha portato sin da adolescente a girare il mondo intero e ad immergermi nei posti più remoti, sempre a caccia di intense emozioni. Le immersioni che hanno sicuramente lasciato un segno nel mio cuore sono state a Socorro in Messico, alle Galapagos, alle Maldive, alle Bahamas e in Sud Africa, tutte mete per veri amanti dell’adrenalina pura. Alcuni degli squali che suscitano il maggior interesse scientifico sono lo squalo bianco, lo squalo balena, lo squalo tigre, la verdesca, lo squalo leuca, gli squali grigi, gli squali martello, il mako e diverse altre specie che si possono facilmente incontrare nei luoghi appena citati. Attraverso le attività di shark tourism, ormai ampiamente diffuse in tutto il mondo, è possibile interagire facilmente con questi animali, dando modo al ricercatore di raccogliere dati di ogni genere: biologici, fisiologici, etologici, genetici, ecologici e così via.

Sei stata la ragazza più giovane a immergersi con gli squali tigre senza protezioni in Sudafrica. Quali sensazioni si provano durante un incontro ravvicinato e come comportarsi?

 Incontrare uno squalo, soprattutto se è la prima volta, suscita un’adrenalina e un’emozione indescrivibili. All’inizio sembra che un enorme predatore si stia avvicinando per mangiarti, quando, in realtà, gli squali non nutrono alcun interesse verso di noi ma, stando nel loro ambiente naturale, è normale che inizialmente indaghino sulla nostra persona, cercando di capire chi siamo per poi dissolversi nel blu…e lì un po’ ti dispiace. Ci sono sicuramente degli accorgimenti da tenere a mente quando si interagisce con uno squalo, primo tra tutti quello di non comportarsi da prede e di non agitarsi simulando un animale ferito e in fuga, evitando così di attirare la loro attenzione: gli squali percepiscono perfettamente campi elettrici, odori, suoni e vibrazioni e hanno anche una vista acuta. Quindi bisogna sempre mantenere una discreta distanza, tenere d’occhio lo squalo nei suoi movimenti e cercare di mantenere la calma. Personalmente, adottando queste strategie, non mi sono mai trovata in situazioni pericolose e non sono mai stata attaccata.

Quale importanza rivestono gli squali per la catena alimentare e che tipo di minaccia può rappresentare l’inquinamento dei mari per questi animali?

Gli squali rivestono un ruolo fondamentale nel mantenimento e nella strutturazione degli ecosistemi marini, regolando tutti i livelli trofici sottostanti, eliminando gli individui deboli e malati e fungendo da controllori del diffondersi di malattie. Eliminare gli squali dal mare e dalla rete trofica significherebbe creare degli ingenti squilibri che si andrebbero a ripercuotere lungo tutta la catena alimentare marina con un vero e proprio effetto a cascata, con conseguenze dannose e irreversibili per tutti gli altri abitanti del mare. L’inquinamento è sicuramente una delle minacce più concrete per gli squali: le plastiche, le microplastiche, i metalli pesanti, i pesticidi e i composti chimici possono compromettere la salute di questi animali, interferendo con la sintesi del loro DNA, con il sistema respiratorio, riducendo la loro capacità riproduttiva e alterando la composizione del sangue.

 Che ti tipo di attività svolge il Centro studi sugli squali?

Il Centro Studi Squali di Massa Marittima è un istituto scientifico che, dal 2000, si occupa di attività di ricerca, conservazione e didattica degli squali rivolte a ricercatori, studenti, docenti, appassionati, subacquei e al grande pubblico. Le nostre attività si svolgono sia sul campo che in laboratorio, sia nel Mediterraneo che all’estero e sono focalizzate essenzialmente sulla biologia, ecologia ed etologia degli squali. Il progetto che portiamo avanti da più tempo, ormai sono oltre 20 anni, è quello sull’ecologia ed etologia del grande squalo bianco in Sud Africa, grazie al quale abbiamo pubblicato diversi articoli scientifici su riviste di prestigio. Gli altri progetti su cui siamo focalizzati sono: l’ecologia trofica e la fotoidentificazione dello squalo balena in Madagascar e a Gibuti, da cui anche abbiamo estrapolato diversi articoli scientifici; lo studio delle aree di nursery dello squalo grigio in Madagascar; lo studio in ambiente controllato della riproduzione di gattucci e gattopardi; lo studio delle nursery di gattopardo lungo le coste italiane e lo studio dell’ecologia dello squalo grigio a Lampione (Lampedusa).

Quali sono i progetti in cantiere?

Nel 2022, partiranno due nuovi progetti: uno sull’ecologia ed etologia dello squalo tigre alle Maldive e un altro sull’ecologia delle verdesche alle Azzorre. Attualmente abbiamo più di 70 tesi all’attivo e abbiamo stretto collaborazioni con molte Università italiane, ma anche estere. Partecipiamo annualmente a convegni e congressi nazionali ed internazionali dedicati agli squali e ci impegniamo ogni giorno per sensibilizzare giovani e adulti alla tutela e conservazione di questi splendidi animali. A portare avanti tutto questo, con grande caparbietà e passione, siamo la sottoscritta, il dottor Primo Micarelli, fondatore e direttore del Centro Studi Squali e la dottoressa Valerie Barbot, responsabile della didattica e del marketing del nostro centro. A supportarci, poi, ci sono diversi veterani, appassionati, studenti e volontari che, ogni giorno e in ogni spedizione, si impegnano al massimo. Siamo una piccola squadra sostenuta da tanti amanti degli squali e insieme stiamo facendo davvero grandi cose.

(A cura di Raffaele Natalucci)

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