Comunicare: ogni atto comunicativo comprende quello di relazione

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La comunicazione emotiva ‘intra’ e ‘inter’-personale e le dinamiche comunicative relazionali affettive

– articolo di Massimo Catalucci

www.massimocatalucci.it

(Meridiananotizie) Ardea, 28 gennaio 2022 – Quando si parla di comunicazione tra gli esseri umani, non si può fare a meno di considerare anche gli aspetti relazionali che la caratterizzano.

Inoltre, si devono sempre tener conto gli strumenti comunicativi e i codici dei linguaggi che l’essere umano adotta per trasferire un messaggio da un individuo ad un altro, così come per comunicare interiormente con se stesso. 

Nelle nostre azioni quotidiane comunicative relazionali interpersonali e intrapersonali, usiamo sia i codici verbali, che conosciamo molto bene e che sono attribuibili alla nostra capacità di razionalizzare, che quelli non verbali, di cui in pochi sono a conoscenza e che sono attribuibili al nostro sistema inconscio.

Questi ultimi, spesso, trasferiscono messaggi difformi da quelli che vorremmo inviare, sia verso di noi (nel dialogo intrapersonale) che verso gli altri (nel dialogo interpersonale), minando altresì, la qualità del rapporto con noi stessi che, con i nostri simili.

Conoscere il linguaggio dell’inconscio, ci permette di migliorare, sia la qualità della comunicazione interiore che esteriore e la qualità delle nostre relazioni interpersonalifamiliari, nella coppia, nel lavoro, nelle amicizie, ecc..

IL LINGUAGGIO DELL’INCONSCIO

Alcuni studi sul linguaggio dell’inconscio, approfonditi dal Prof. Raffaele Sammarco, con il quale ho avuto l’onore di collaborare per alcuni anni e pubblicati dallo stesso nella sua opera “Psicologia Subliminale – Conoscere il linguaggio dell’inconscio“, ci dicono che questo processo inizia già dal momento del nostro concepimento e i primi contatti comunicativi di rilevante significatività, per lo sviluppo della nostra personalità, sono con le figure importanti della nostra esistenza, quelli che vengono definiti: Caregivers.

La qualità di questi nutrimenti, ossia, dei “bisogni emotivi” di cui ci alimentiamo fin dal nostro concepimento, determinano le caratteristiche della nostra personalità psicoemotiva, dando vita ad un nostro personale modello del mondo interiore, che sarà la nostra bussola con la quale ci muoveremo ed orienteremo nel corso della nostra esistenza, rispondendo positivamente o negativamente, a specifiche situazioni e per le quali, sentiremo attrazione o repulsione: contesti, ambienti, persone, cose, animali, ecc..

Per fare un esempio, può accadere che una relazione di coppia diventi conflittuale, solo perché non siamo attenti ai messaggi che riceviamo, o meglio, siamo troppo attenti alle verbalizzazioni, ma, soprattutto, pesiamo molto di più gli aspetti negativi della relazione stessa, anziché far emergere gli aspetti positivi di un rapporto ed i punti in comune che abbiamo con l’altro/a/i.

Ma, purtroppo, così non è!!! Questo, perché, solitamente, in uno scambio comunicativo di questo tipo, entrano in gioco gli aspetti psico-emotivi che sfuggono alla nostra coscienza, innescando comportamenti (verbali e non verbali) in relazione ad uno stimolo codificato come sensazione di piacere o sofferenza.

È logico pensare che, laddove il messaggio in entrata verrà decodificato dal nostro inconscio come sofferenza, la risposta verbale o non verbale che genereremo,  ne risulterà altrettanto sofferente, negativa.

Ecco che, tali dinamiche comunicative relazionali, possono innescare un processo di chiusura delle parti in causa nei quali è attivo un conflitto, anche se non si può escludere che la chiusura al dialogo, alla relazione, possa essere voluta solo da una delle parti e ciò avviene, sia a livello razionale (es.: so che potrei agire diversamente ma, non sarebbe giusto) che a livello inconscio, psicoemotivo ed affettivo (es.: vorrei agire diversamente ma, sento che dentro di me c’è qualcosa che mi trattiene dal farlo).

Se poniamo sotto la “lente” della “buona comunicazione” questi conflitti relazionali affettivi,  possiamo valutare che dalla stessa relazione non ne esce mai un vincitore ma, bensì, due o più perdenti (nel caso in cui il conflitto interessi più persone).

Inoltre, il problema si ingigantisce quando viene eliminata, radicalmente, qualsiasi opportunità di dialogo, magari anche dai toni aspri e accesi, nonché la possibilità di un confronto che possa permettere alla rabbia, in alcuni casi repressa per diverso tempo, di essere tirata fuori (naturalmente, senza conseguenze aggressive, né verso se stessi, né verso gli altri) dalle parti coinvolte nel conflitto.

La rabbia, è uno dei tanti sentimenti negativi più evidenti nei conflitti relazionali affettivi, ed è un’emozione che viene collegata ad un altro stato emotivo: l’odio.

Tutti e due questi stati, nel caso di una relazione conflittuale, hanno però qualcosa in comune: sono l’alterazione (opposto, distorsione) di uno stato emotivo più nobile che conosciamo come “Amore”.

Sono il risvolto negativo di un sentimento positivo che nutriamo per le persone: l’amico/a, il partner, i figli, il datore di lavoro, ecc.; così come per i contesti sociali: la famiglia, la scuola, il lavoro, la società in generale; ed anche in relazione al nostro status socio-economico.

CONFLITTI EMOTIVI: MEDIARE O NEGOZIARE?

È provato che l’essere umano, ha bisogno di nutrirsi di emozioni positive per vivere serenamente ed in pace con se stesso, i suoi simili ed il resto della realtà che lo circonda.

Quindi, non soddisfare i propri bisogni emotivi, secondo le nostre personali esigenze, altera il nostro sistema psicoemotivo che ci spinge, ancora di più, verso la sofferenza, alimentando il conflitto che si è creato dentro e fuori di noi.

È bene prendere coscienza, pertanto, delle dinamiche comunicative relazionali inconsce che siamo in grado di mettere in atto, per

sviluppare una qualità comunicativa “intra” e “interpersonale”, più confacente alle nostre esigenze personali in un contesto di autodeterminazioneautoregolamentazione per giungere  poi, alla nostra completa autorealizzazione in ogni ambito della nostra vita.

In questo modo favoriremo lo sviluppo di migliori relazioni tra umano e umano, in una sorta di mediazione, dove a vincere, se così vogliamo definire il risultato finale di un ipotetico rapporto conflittuale, sono tutte le parti in causa e non una a dispetto dell’altra (delle altre) come invece accade nella comunicazione basata sulla negoziazione.

Etimologicamente, la mediazione deriva dal latino “mediare” = essere a metà; la transazione (negoziazione) deriva dal verbo latino “transigere” = spingere oltre. Da qui, si può ben capire che, dove c’è la possibilità di un confronto, tra persone coinvolte in un conflitto relazionale affettivo, la differenza tra mediare e negoziare è sostanziale e determinante per il buon fine della relazione sessa.

Con la “MEDIAZIONE”, favoriamo l’incontro tra due o più parti nel rispetto delle esigenze di ognuna, sia che che ci si rapporti ad una comunicazione intrapersonale (dialogo e relazione interiori con tutte quelle parti che risiedono dentro di noi), che interpersonale (dialogo e relazione esteriori con gli altri) fino ad arrivare ad una soluzione che soddisfi tutte le parti in causa. Qui non c’è un vincitore…tutti vincono;

Con la “NEGOZIAZIONE”, invece, facciamo leva su tutto ciò che ci permette di riuscire ad ottenere il massimo per noi stessi, al di la delle esigenze dell’altro (o nel caso di una negoziazione intrapersonale, senza ascoltare le nostre esigenze più profonde). L’obiettivo, in questo caso, è uscirne vincitori a discapito di uno o più perdenti. E purtroppo, laddove ci capita di confrontarci con noi stessi o con altri, la “Negoziazione” è quella che viene pratica maggiormente, a discapito di una più sana pratica volta alla “Mediazione”.

In sintesi, imparare a “Mediare” con i propri conflitti interiori in un dialogo intra-personale, secondo la struttura del linguaggio inconscio, ci permette di trovare soluzioni favorevoli che possono placare tali conflitti e metterci nella condizione di mediare anche in quelli relazionali affettivi che dovessero nascere nelle nostre interazioni con gli altri.

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