PUTIN DETTA LE REGOLE: “NO, ALL’INGRESSO DELL’UCRAINA NELLA NATO”

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Rapporti ancora tesi tra le parti, nulla di fatto nell’incontro tra Russia ed Ucraina, si continua a sparare. Intanto Zelensky chiede ingresso immediato nella U.E.

– articolo di Massimo Catalucci

www.massimocatalucci.it

(Meridiananotizie) Ardea, 1 marzo 2022 – L’incontro di ieri, tra le due delegazioni di Russia e Ucraina, che si è tenuto in Bielorussia ai confini con l’Ucraina, nella provincia di Gomel, non ha prodotto i risultati che il mondo attendeva. Nulla di fatto, si continua a sparare.

E mentre Zelensky chiede l’ingresso immediato dell’Ucraina nella U.E. e dai Pesi membri dell’Unione arrivano armamenti a sostegno delle milizie ucraine, Putin ribadisce la sua posizione chiedendo la neutralità dell’Ucraina e pone il veto di quest’ultima riguardo il suo ingresso nella NATO.

Nei negoziati con l’Ucraina in Bielorussia sono stati trovati alcuni punti su cui si possono fare progressi” – è quanto dichiara il capo del comitato internazionale della Duma di Stato, Leonid Slutsky, membro della delegazione Russa che si è presentata nell’incontro con l’altra delegazione Ucraina in un posto denominato, figurativamente, “la casa del pescatore”.

Stando alle dichiarazioni di Leonid Slutsky e alle “regole” dettate da Putin, ovvero, ai veti posti da quest’ultimo all’Ucraina in termini di alleanze e il fatto che si continui a sparare e a seminare morte (anche in queste ultime ore piovono missili e bombe su Kharkiv: colpito l’edificio amministrativo), non appare che si possa pensare in tempi brevi ad un “cessate il fuoco”. Tutt’altro!!! Kiev si prepara all’assedio, 60 km. di colonne militari Russe sono alle porte della città per sferrare l’attacco decisivo.

Questo ulteriore assedio rappresenta una “pistola alla tempia” dell’Ucraina, tenuta sotto scacco dalla Russia quale ostaggio nelle proprie mani con il fine di intimare gli Stati membri dell’U.E. ma anche la NATO, a non fare altri passi falsi, ovvero, a non sostenere la difensiva armata dell’Ucraina.

Putin appare determinato a non tirarsi indietro e a continuare la sua marcia verso l’acquisizione dei territori ucraini e al contempo, respinge qualsiasi supporto esterno armato, prestato con qualsiasi forma di aiuto, da altri Stati all’Ucraina.

Mentre il nostro Stato ha dato il via libera al decreto sull’invio di mezzi militari e sostegno di uomini a Kiev, l’Europa ha già accolto oltre mezzo milione di profughi che hanno lasciato l’Ucraina. L’azione umanitaria di accoglienza e assistenza da parte dei Paesi dell’U.E. sta continuando incessantemente ma quello cui si teme di più, è la presa di posizione degli stessi Stati membri dell’Unione con sostentamenti armati all’Ucraina. E’ una preoccupazione più che legittima e fondata, perché, fino a questo momento, Putin non sembra affatto stia “bleffando”, piuttosto, di essere deciso e soprattutto, strutturato (anche con le sue più che probabili alleanze di Corea del Nord, CINA e INDIA) per affrontare un qualsiasi conflitto a fuoco di livello internazionale.

Nel frattempo, il Presidente Statunitense, Biden, smentisce una possibile guerra nucleare ma al tempo stesso, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, dichiara che gli alleati hanno “deciso di adottare ulteriori misure per garantire la sicurezza e la difesa di tutti gli alleati e continueranno ad adeguarsi a una nuova normalità nella sicurezza europea“. Quest’ultima frase dice tutto e niente ma tra i punti del “trattato atlantico” si legge che ogni minaccia bellica apportata agli stati alleati, richiederà l’intervento armato della stessa organizzazione internazionale (NATO), anche se come abbiamo visto in un precedente articolo di giornale (cicca qui), l’art. 42 del TUE, non prevede espressamente un’assistenza di natura militare.

Quindi, il gioco di parole e il tentativo del Presidente USA di scongiurare un possibile conflitto armato di dimensioni globali, nasconde in realtà una preventiva pianificazione e preparazione statunitense ad un possibile conflitto, vista anche la dichiarazione dell’ambasciatore russo all’ONU, Vasily Nebenzya, che evidenzia la “espulsione di 12  diplomatici russi, della missione di Mosca alle Nazioni Unite“. Vasily Nebenzya aggiunge – “Sono state dichiarate persone ‘non gradite’ e che devono lasciare gli Usa entro il 7 marzo“.

Che senso avrebbe l’espulsione dagli USA dei diplomatici russi se si vuole tentare la via diplomatica per scongiurare la guerra? Questo aspetto pare un po’ troppo incoerente…e fa preoccupare molto!!!

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