Ddl Concorrenza. Cittadini (Aiop): “Sanità trascurata, rischio fuga investitori e difficile programmazione investimenti”

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“Sorprende che, correttamente, ci si interroghi sulla durata delle concessioni balneari, per le quali nel Ddl Concorrenza viene chiesta una proroga di 5 anni. Mentre, invece, la riformulazione dell’articolo 13 demanda la definizione di tutte le modalità dell’attività di controllo, vigilanza e monitoraggio delle strutture, ai fini di accreditamento e contrattualizzazione, a decreti del ministero, da emanare entro 90 giorni. Senza, soprattutto, prevedere il coinvolgimento delle associazioni maggiormente rappresentative del comparto di riferimento nella fase istruttoria di adozione degli stessi. Oltre a tutto questo, è prevista una revisione periodica il cui arco temporale non è definito, lì dove la programmazione in sanità è fondamentale”. Lo afferma la presidente di Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata, Barbara Cittadini, in merito al Ddl Concorrenza.

“Così – aggiunge – si mettono a rischio gli investimenti indispensabili per garantire qualità di prestazioni e servizi in ambito sanitario e si crea una forte instabilità negli investitori. La complessità e l’importanza del sistema sanitario sono sottovalutate: non si tiene in considerazione, infatti, la necessità di una programmazione di lungo periodo sia per quanto attiene le risorse tecnologiche che per quelle umane. Le previsioni del Ddl Concorrenza non risultano conformi al diritto europeo, dal momento che il mercato dei servizi sanitari viene escluso dalla Bolkestein e dalla Direttiva Concessioni”.

Per la presidente di Aiop, quindi, “esiste il concreto rischio di una fuga all’estero degli imprenditori. Il Ddl Concorrenza interviene con l’articolo 13 sulla disciplina di accreditamento e convenzionamento delle strutture di diritto privato, con l’effetto di promuovere la concorrenza tra i soli erogatori di diritto privato e non tra quelli di diritto pubblico. Abbiamo chiesto – spiega Cittadini – di armonizzare il sistema di revisione al quadro normativo vigente e di superare la logica anacronistica e irrazionale dei tetti di spesa. Ma, al momento, senza successo”.

“Mettere sullo stesso piano le strutture di diritto pubblico e quelle di diritto privato – prosegue – e far concorrere entrambe nell’ambito delle procedure selettive per l’individuazione degli accordi regionali è l’unica strada percorribile, ma per stimolare una vera concorrenza occorre anche superare i tetti di spesa di cui all’articolo 15, comma 14, del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95” conclude Cittadini.

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