COUNSELING. IL “TEMPIO” DELLE NOSTRE CONVINZIONI

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Quando le nostre certezze sono sorrette da forti convinzioni, è difficile trasformarle, a meno che…

– articolo di Massimo Catalucci

www.massimocatalucci.it

(Meridiananotizie) Ardea, 31 maggio 2022 – Prima di addentrarci in questo mio articolo, a scanso di equivoci, voglio subito evidenziare che i termini da me utilizzati in questo documento quali, “fede” e “credenza”, sono esclusivamente intesi come “certezza” di un nostro qualsiasi pensiero rivolto a chicchessia.

Cosa è una credenza?

Sappiamo che noi generiamo continuamente dei pensieri e che questi sono il frutto di infinite connessioni che determinano la formazione di complessi circuiti nervosi attraverso i quali viaggia l’informazione. Ma non tutti i nostri pensieri sono da noi considerati informazioni su cui fondiamo i nostri principi, la nostra “fede”, in relazione a ciò che ci circonda e con cui entriamo in relazione.

Ad esempio quando si parla di cambiamento di un’abitudine, spesso si pensa che sia sufficiente la sola volontà di farlo ma in molti casi, poi, ci rendiamo conto che non è  proprio così. Un’abitudine, qualsiasi essa sia, al di là dell’automatismo acquisito, è sorretta anche da convinzioni, motivazioni forti che non è possibile sciogliere con il solo volere.

Convinzioni, motivazioni

Le convinzioni sono qualcosa di potente e sorreggono una “fede”, una nostra “credenza” in qualcosa o qualcuno e sono radicate dentro di noi.

La differenza tra un pensiero forte nel quale crediamo fermamente e per il quale siamo anche pronti a combattere, a sostenerne la causa ed un altro pensiero qualsiasi al quale non diamo assolutamente nessun rilievo, è che questo ultimo non poggia su una base ben solida come il primo.

Mi spiego.

E’ come dire che il semplice pensiero che si trasforma nel tempo in una “credenza” (fede), è come un filamento di canapa che ogni giorno si unisce a quello precedentemente già creato, per arrivare a sviluppare una corda ben consistente alla quale è legato ora il nostro pensiero sotto forma di certezza, fede, credenza. Una corda molto spessa che è difficile da recidere. Provate ad immaginare a quelle corde molto spesse che si vedono nei porti a cui sono ancorate in banchina le navi. Se le osservate da vicino, sono formate da tanti piccoli filamenti di canapa che se presi, singolarmente, è facilissimo romperli ma il fatto che sono uniti migliaia insieme, rendono la fune indistruttibile. Chiara la metafora?

Vorrei fare ora un esempio ancora più pratico e vi invito a seguire questo esercizio. Prendete un foglio di carta e disegnate nella parte alta un triangolo che possa contenere una frase. In mezzo a questa figura geometrica scriveteci una vostra “certezza“, qualcosa in cui credete fermamente. Qualcosa di cui vi sentite integralmente convinti, irremovibili. Potrebbe essere qualsiasi cosa, qualsiasi affermazione, sia essa positiva che negativa per voi, ma qualcosa in cui credete. Di seguito suggerisco alcune espressioni che possono rendere meglio l’idea, potete utilizzare queste frasi se rientrano in una vostra certezza oppure scriverne una originale totalmente vostra:

  1. “Mi ritengo un bravo genitore”;
  2. “Dio esiste”;
  3. “Sono ateo”;
  4. “I soldi sono tutto nella vita”;
  5. “Sono una persona fortunata”;
  6. “L’amore è vita”;
  7. “L’amore non esiste, tutti sono egoisti ed opportunisti”;
  8. “La vita è solo sofferenza”;
  9. “Mio figlio (partner) mi rende infelice (felice)”;
  10. “Sono capace ….(sostituisci i puntini con qualcosa di cui ti senti sicuro, capace)”;
  11. “Sono incapace ….(sostituisci i puntini con qualcosa di cui ti senti insicuro, incapace)”.

Immaginiamo di aver scritto nel triangolo la frase: “Sono capace nel mio lavoro”. Ora, per valutare se ciò che abbiamo scritto si riferisce a qualcosa di veramente forte e concreto, qualcosa che sentiamo profondamente dentro di noi e di conseguenza che chiamiamo credenza/fede, dobbiamo considerare se tale “certezza” da noi espressa si poggia su solide basi.

Quindi, le domande che dovremmo porci ora, possono essere le seguenti:

  1. Cosa provo dentro di me quando esprimo questo concetto?
  2. Quali e quanti sono i motivi per cui posso affermare con certezza questo mio pensiero?

A queste domande, naturalmente, ne possiamo aggiungere delle altre che a ci vengono in mente ma se già proviamo solo a prestare attenzione a quelle che ho qui proposto, potremo accorgerci che queste, laddove ci sia una corrispondenza con una nostra reale credenza, generano due, tre, quattro o più risposte abbastanza dettagliate che rispondono alle motivazioni/convinzioni che sostengono la nostra certezza.

Ed ora che abbiamo visto come fare questo piccolo esercizio, siamo in grado di sviluppare il nostro personale “tempio delle convinzioni”.

Intanto, per darti un’idea di come si concretizza l’esercizio, qui sotto ti fornisco un esempio di quello che ho immaginato io.

Bene! A questo punto se nel tuo esercizio hai trovato almeno quattro motivazioni (quattro rettangoli) che ritieni possano sostenere in modo convincente la tua “certezza”, avrai sicuramente una buona base per affermare che credi, fortemente, in qualcosa o qualcuno e più motivazioni (rettangoli) riempi con altre tue convinzioni, più la tua credenza, la tua fede in qualcosa o in qualcuno sarà inattaccabile o quanto meno, difficile da scalfire.

Ecco! Hai realizzato ora il tuo personale “TEMPIO delle CONVINZIONI”.

Quanto abbiamo su evidenziato corrisponde, volutamente, ad una certezza potenziante, cioè vantaggiosa per la persona che la mette in atto. Ma cosa accadrebbe se ci si esprimesse con una certezza negativa delle proprie capacità, abilità, personali, caratteriali, professionali, ecc., che in questo esempio abbiamo voluto riferire al campo lavorativo/professionale?

Non pensate che il risultato che se ne trarrebbe possa essere in qualche modo “limitante” per la persona stessa, per cui ne consegue che autostima, relazioni interpersonali, soddisfazione, energia e quanto altro, possano venire meno?

Immagino che pochi possano affermare il contrario e allora cosa è possibile fare se una nostra credenza (certezza) che abbiamo instaurato dentro di noi ci limita?

Un modo c’è per rompere quella corda spessa che si è formata nel tempo (vedi sopra metafora) e che ci tiene ancorati nella nostra “certezza limitante”. E’ quello di mettere in dubbio tutte le motivazioni (rettangoli contenenti le frasi motivazionali) che sorreggono il nostro pensiero principale, ovvero, che sorreggono il nostro “TEMPIO delle CONVINZIONI” (che in questo caso si riferisce a qualcosa di limitante).

Mettendo in dubbio le motivazioni che sorreggono la nostra certezza limitante (negativa), avremo in questa ottica, un punto di osservazione diverso rispetto a quello rigido in cui ci trovavamo. Mettendo in dubbio ogni singola motivazione, potremo renderci conto che la convinzione perde la sua consistenza, per cui sarà più facile ora lavorarci per iniziare a cambiare la situazione che consideravamo limitante con qualcos’altro di motivante, positivo e propositivo, .

Quando siamo convinti fermamente di qualcosa, difficilmente vengono abbattute le colonne che sorreggono il nostro “TEMPIO delle CONVINZIONI”. Diciamo anzi che, più ci sentiamo attaccati dall’esterno nelle nostre convinzioni, più combattiamo per difenderle, ma quando vengono messe in dubbio le motivazioni che sorreggono la nostra “certezza” (e questo non ha importanza se avvenga per cause di terze persone o se nasca da un nostro personale pensiero interno), il nostro “TEMPIO delle CONVINZIONI” crolla come un edifico di cartapesta. È quindi importante, nell’eventualità di un cambiamento/trasformazione, assumere un ruolo di dubbio per quelle motivazioni che sorreggono una nostra “certezza limitante“. Se non altro potremo sperimentare cosa succede e chissà…forse qualcosa di diverso potrebbe accadere e trasformarsi come vorremmo.

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