ARDEA 2022, POST-ELEZIONI AMMINISTRATIVE. RIFLESSIONI…

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Tra vincitori e vinti, la squadra che ha raccolto più consensi è quella dell’astensionismo…e questo non è un bene per la città

– articolo di Massimo Catalucci

www.massimocatalucci.it

(Meridiananotizie) Ardea, 29 giugno 2022 – Nella festa del patrono della città, San Pietro e a distanza di appena tre giorni dall’elezione del nuovo Consiglio Comunale e del Sindaco, una pausa riflessiva dell’ennesima partita elettorale che si è giocata in queste amministrative 2022, ci appare sensato farla.

Come riportato nel sottotitolo, dallo “scontro” elettorale sono usciti vincitori e vinti che costituiranno il Consiglio Comunale per i prossimi 5 anni.

Ma il dato da sottolineare ancora una volta è che Ardea, si è ritrovata ad eleggere, dopo i tempi “supplementari” della partita elettorale del 26 giugno, quelli del ballottaggio, un Consiglio Comunale capitanato da un Sindaco con la partecipazione alle urne di solo un terzo degli aventi diritto di voto nel Comune rutulo.

Infatti, hanno votato circa 11.000 elettori su 36.000. E questo, come su accennato, non può essere un dato trascurabile per la città. Inoltre, questa volta, rispetto al 2017, il numero degli astensionisti è salito ancora. Segno, quest’ultimo, della necessità di fare una profonda analisi sulle cause che allontanano sempre di più i cittadini dalla politica.

Certo, quello che verrebbe da dire in prima battuta, è che il cittadino si allontana perché i politici e la politica ad Ardea (ma diciamo in tutta Italia) hanno perso quella credibilità che dovrebbero infondere nella collettività, occupandosi del bene pubblico con attenzione, oculatezza, serietà e sensibilità necessarie, oltre che con conoscenze e competenze adeguate a rendere la “Polis” (la città) vivibile e fruibile a tutti, indistintamente.

E se ciò è vero, è anche vero, come espresso più volte in queste pagine di giornale, che la responsabilità di una buona pratica politica, non spetta solo a chi la rappresenta nelle stanze di Governo, ovvero, dai rappresentanti del Popolo ma anche dal Popolo stesso che è parte integrante e imprescindibile di un sistema politico: è bene ricordare che senza i cittadini, la politica non esisterebbe.

Ecco allora che l’astensionismo, laddove lo si vuole vedere come una risposta “punitiva” di una cospicua parte di cittadini, nei confronti di una politica di cui non si accetta il “modus operandi”, dall’altra, occorre accoglierlo, accettarlo e trasformarlo in un’opportunità prossima futura, per capire cosa fare per portarlo ad essere ininfluente alle prossime elezioni e ridare equilibrio ad un sistema politico/elettorale che sia espressione di una maggioranza significativa del popolo degli elettori, al di là di chi vince o meno le elezioni stesse.

Spieghiamoci meglio con un esempio che vuole solo essere indicativo per esprimere il concetto di democrazia e di libertà che il cittadino, rassegnato, sta pian piano perdendo.

Poniamo ad esempio che ad Ardea fossero andate a votare almeno 25.000 persone su 36.000, ovvero, il 68% circa di elettori e che la forbice tra chi avrebbe vinto e chi avrebbe perso, fosse stata del 51% e il 49%. Questo dato avrebbe in qualche modo dato equilibrio ad un sistema democratico reale, dove, gran parte dei cittadini si sarebbe espressa in merito alle forze politiche in campo. Al contrario, trovarsi con la stessa forbice di differenza in una partita elettorale dove solo 11.000 persone su 36.000 si sono recate alle urne, dimostra come è la democrazia stessa che non funziona più.

E’ vero che in un sistema democratico, votare o non farlo sono diritti che chiunque può esercitare ma quando il livello di astensionismo supera soglie del 60%, allora il principio di democrazia ed il sistema politico collassano su loro stessi e come si sa a farne le spese, saranno sempre i cittadini.

Quindi cosa fare? E qui viene il bello, perché la risposta, proprio per un coinvolgimento totale di tutti gli attori sociali in gioco, politici e comuni cittadini, trova collocazione nella  presa di coscienza di entrambi, ovvero, che la politica deve essere un luogo di incontro, magari di scontro (verbale) ma deve portare ognuno a farsi carico da una parte e dall’altra delle responsabilità che ha in un progetto di “comunità” nel quale è calato.

Per riportare la riflessione sul piano dei risultati delle elezioni appena trascorse ad Ardea, nello specifico, sull’alta percentuale di astensionismo registrata, ripartendo dai cittadini che hanno espresso una loro preferenza, questi hanno ora l’opportunità, sia nel caso in cui abbiano vinto o meno i propri rappresentanti locali, di fungere da organo popolare di controllo, affinché, le promesse fatte in campagna elettorale, vengano mantenute da chi siederà tra gli “scranni” del piccolo Governo della città, sia tra i banchi della maggioranza che della minoranza.

Questa presa di coscienza del cittadino, che sa di non aver assolto il suo diritto/dovere con la sola espressione di un voto ma che, quest’ultimo rappresenta l’inizio di un cambiamento culturale del fare politica, responsabilizzerebbe di più anche il politico stesso che avrebbe sempre gli occhi puntati su se stesso, da chi si è fidato di lui e gli ha dato il suo voto.

La democrazia, prevede questa pratica per cui la società, come ho più volte accentuato nei miei scritti, è espressione di più variabili sociali che insieme concorrono a determinare lo stato di cose che viviamo, nel bene e nel male. Siamo tutti parte di un grande “puzzle sociale”, dove ogni “tessera” (noi) è determinante, nessuna esclusa.

 

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