Vivere in una discarica: Stefano Guidani con Banca Generali fotografa la povertà estrema a Città del Guatemala

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Ogni ora, circa 300 camion pieni di rifiuti fanno il proprio ingresso all’interno della grande discarica che raccoglie l’immondizia della più popolosa zona urbana di tutto il Centro America: Ciudad del Guatemala. Qui, in quella che viene chiamata “discarica della zona 3” negli ultimi 40 anni si è sviluppata una vera e propria comunità di persone che provano a sopravvivere in condizioni di estrema povertà, traendo il poco necessario per vivere da ciò che il resto della città scarta, ovvero i rifiuti. Secondo alcune stime, nella discarica della zona 3 vivono oggi oltre 30 mila persone stipate in alloggi precari e di fortuna, senza accesso a acqua corrente. Una situazione estrema che la pandemia ha reso ancora più disperata, chiamando la comunità internazionale a un intervento quanto mai necessario e rapido. Parte da questa immagine il racconto dell’ottavo capitolo di BG4SDGs – Time to Change, il progetto di Stefano Guindani con Banca Generali per approfondire lo stato dell’arte del processo di raggiungimento dei 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030. In questa occasione, l’obiettivo di Stefano Guindani si è soffermato ad indagare la situazione relativa al Sustainable Development Goal (Sdg) numero 1 “Eliminare la povertà in tutte le sue forme e ovunque”. Secondo un report della World Bank – si legge in una nota -, al mondo ci sono circa tre miliardi di persone che risiedono in aree urbane e producono 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi ogni anno. In un Pianeta il cui clima grida sempre più aiuto, è evidente che ridurre questi sprechi sia più che fondamentale. Eppure al mondo c’è chi tra i rifiuti non solo ci vive, ma addirittura conta su di essi per riuscire a sfamarsi. In Centro America, ad esempio, il fenomeno delle comunità che vivono nei basureros è costantemente in aumento in realtà come Haiti, il Nicaragua, l’Honduras e lo stesso Guatemala.

In questi luoghi nei quali tonnellate di oggetti giacciono per decenni in attesa di completare il proprio ciclo di vita, interi gruppi sociali provano a sopravvivere tra immondizia, rottami, cattivi odori e totale assenza delle minime condizioni igieniche. Proprio lì dove gli oggetti sono abbandonati a loro stessi senza alcun progetto di recupero, famiglie di uomini, donne e bambini tentano disperatamente di arrivare a fine giornata recuperando qualche avanzo di cibo o stracci con cui vestirsi. “È strano pensare che è il benessere di pochi rovina l’esistenza di molti ma al tempo stesso ne permette la sopravvivenza; in un modo difficile da immaginare, ma è solo con gli scarti della società evoluta che anche i basureros possono permettere alle loro famiglie la sopravvivenza”, ha commentato Guindani. Stando ai dati del World Food Programme – l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare – oggi nel mondo ci sono 795 milioni di persone che vivono in condizione di povertà assoluta. In altre parole – si legge ancora -, più di un terrestre su dieci vive con meno di 1,90 dollari al giorno, la soglia economica che definisce la differenza tra povertà e povertà assoluta. La maggioranza di queste (il 42,7 per cento) vive nell’Africa Subsahariana ma si tratta di un fenomeno che sta crescendo a tutte le latitudini, complice anche la pandemia che ha aggravato la situazione in Asia, America Latina e perfino in Europa. In questo contesto, è evidente che l’Sdg numero 1 riveste una importanza cruciale che è indubbiamente superiore a tutti gli altri 16 obiettivi. Sconfiggere la povertà è una priorità della società contemporanea, ma occorrono sinergie e progetti internazionali. La soluzione più efficace nella lotta alla povertà è quella legata all’istruzione, unica strada per far emergere le persone da contesti socio economici depressi. Ecco allora che progetti come quelli delle scuole di strada ad Haiti possono rivelarsi decisivi per orientare il futuro di intere generazioni verso una direzione più luminosa.

Presentato lo scorso 15 settembre 2021 a Milano, BG4SDGs – Time to Change proseguirà ora per altri nove mesi al fine di approfondire tutti i 17 SDGs dell’Agenda Onu 2030. Per ciascuno di essi, la chiave adottata dal fotografo sarà duplice: da un lato si punta ad evidenziare l’azione negativa dell’uomo sull’ambiente e sulla comunità, dall’altro come lo stesso genere umano abbia invece una straordinaria capacità di recupero attraverso soluzioni innovative e sostenibili. Nella sua ricerca, Guindani spazierà oltre i confini italiani ricercando casi critici e situazioni di eccellenza anche all’estero: Brasile, Norvegia e Australia, ma anche Stati Uniti, Turchia e Sudafrica. Ad affiancarlo c’è un accompagnatore d’eccezione come Alberto Salza, antropologo tra i più apprezzati a livello internazionale, che curerà i testi del progetto e suggerirà alcuni dei progetti da monitorare. L’Sdg numero 1 “Eliminare la povertà in tutte le sue forme e ovunque” è l’ottavo obiettivo presentato in questa serie.

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