I “Patti territoriali”, sinergia tra università e imprese per la formazione di nuove professionalità

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di Debora Felici

Sono operativi i “Patti territoriali dell’alta formazione delle imprese”, finalizzati a incentivare e co-finanziare la collaborazione tra università e imprese per la creazione di nuovi corsi di studio e di formazione.

La nuova misura è stata introdotta dal D.L. 50/2022 nella finalità di armonizzare sul territorio nazionale l’offerta formativa accademica con la domanda di professionalità del mercato lavorativo. Accade con sempre maggiore frequenza che le professionalità richieste dalle imprese della filiera nazionale non trovino adeguata risposta nell’offerta di lavoro. E che, per contro, vi siano molti soggetti inoccupati o disoccupati perché non dotati delle qualifiche e competenze richieste dal mercato. Il mismatch si accentua per le professionalità STEM.

Secondo lo studio dell’Osservatorio STEM “Rethink STE(A)M education – A sustainable future through scientific, tech and humanistic skills” promosso da Fondazione Deloitte e dal Programma di Politiche Pubbliche di Deloitte, la domanda lavorativa di profili professionali STEM aumenta, ma i laureati in queste discipline sono solo il 24,5% del totale nel nostro Paese e scendono addirittura al 15% quando si considerano solo le laureate donne. Il 44% delle aziende italiane ha già avuto difficoltà nel reperire professionisti con background STEM. Il problema esiste anche a livello europeo. Infatti, nonostante la crescita di domanda di professioni STEM, il 55% delle organizzazioni europee fatica a trovare candidati giusti per ricoprire posizioni ICT. Soltanto il 26% del totale dei laureati nei Paesi esaminati (Italia, Francia, Germania, Spagna, Grecia, Malta e Regno Unito) e solo circa il 15% delle donne possiede un titolo di studio di questo tipo. Il dato migliore è in Germania, dove troviamo 4 laureati STEM su 10.

Nella maggior parte dei Paesi europei le donne ormai costituiscono dal 50% al 60% del totale dei laureati in generale, ma le facoltà STEM rimangono a prevalenza maschile. Con differenze tra le varie discipline: nelle facoltà di scienze naturali non vi è sostanzialmente divario perché, in media, le donne rappresentano quasi la metà (48%) sul totale dei laureati. Al contrario, nel settore ICT, le donne sono ancora in netta minoranza e rappresentano, in media, il 20% dei laureati. Nelle facoltà di ingegneria, le laureate donne sono in media il 30% del totale.

Mediante i Patti territoriali, le università possono stipulare collaborazioni con impreseenti o istituzioni di ricerca pubblici o privati, con pubbliche amministrazioni e società pubbliche per realizzare specifici progetti per la formazione di nuove professionalità nei settori e nelle filiere in cui sussiste un’insufficiente presenza di forza lavoro qualificata rispetto alla relativa domanda, con particolare riferimento alle discipline STEM (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) anche integrate con altre discipline umanistiche e sociali. L’iniziativa è pensata per favorire, in particolare, le università delle Regioni con meno laureati e occupati rispetto alla media nazionale.

In attuazione del progetto, è stato disposto lo stanziamento di 290 milioni di euro complessivi, suddivisi in 20 milioni per il 2022 e 90 milioni per ciascuno degli anni dal 2023 al 2025 in favore degli Atenei di Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia, che hanno tempo dal 29 agosto fino al 15 settembre 2022 per presentare gli accordi stipulati con soggetti privati e pubblici per ampliare l’offerta formativa degli studenti, tramite la piattaforma web dedicata del Ministero dell’Università e della Ricerca (https://progetti-mur.cineca.it/mur/patti-territoriali2022/).

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