Sextortion, Anfi: “Fenomeno sottostimanto, non abbiate paura a denunciare”

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(MeridianaNotizie) Roma, 10 settembre 2022 – Crescono a vista d’occhio i casi di sextortion in danno di adolescenti attraverso i social network. Un fenomeno che colpisce minori per lo più tra i 15 e i 17 anni e anche più piccoli, che vede centinaia di segnalazioni ricevute dalla polizia postale.

Si tratta di una forma di ricatto a sfondo sessuale compiuto in rete, arrecando danno soprattutto a minori e persone deboli. Un fenomeno ad oggi sottostimato, perché la denuncia impone ai ragazzi un disvelamento ai genitori, che a volte appare più doloroso delle minacce dell’estorsione.

Chiunque si trovi, dietro ricatto, a venire costretto ad inviare intime immagini di sé, o sia ricattato da chi ne è in possesso sotto minaccia di pubblicarle in rete, è vittima; è bene che i carnefici vengano segnalati puntualmente e senza vergogna alcuna, poiché si tratta di un reato molto grave, che si sta diffondendo esponenzialmente con il pullulare di social networks ove chiunque può spacciarsi per un’altra persona.

“La Corte di Cassazione già da tempo considera tale condotta integrante il reato di violenza sessuale, punito ai sensi dell’art. 609 bis c.p.. – ricorda l’avvocato Carlo Ioppoli, presidente dell’Associazione Nazionale Familiaristi Italiani – E’ infatti punita, la condotta di chiunque, con violenza o minaccia, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali, nonché quella di chi induce taluno a compiere o subire detti atti abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto, anche traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.Il tutto per tutelare il bene giuridico consistente nella libertà di autodeterminazione che l’Ordinamento assicura ad ogni individuo nell’ambito della propria intimità sessuale”.

Ormai è pacifico che tale delitto possa essere compiuto anche tramite minacce che costringano un minore ad uno scambio di selfie e messaggi sessualmente espliciti via WhatsApp (e, dunque, tramite altre piattaforme o altri strumenti telematici. Manca il contatto fisico con la vittima, ma tali condotte integrano comunque il delitto di violenza sessuale, poiché coinvolgono la corporeità sessuale di ognuno, libertà inviolabile, bene primario e Costituzionalmente garantito, al fine di soddisfare od eccitare l’istinto sessuale del soggetto che agisce.

“Non abbiate paura, denunciate tali condotte – conclude l’avvocato Ioppoli – c’è bisogno che il Legislatore intervenga finalmente per una maggior tutela delle vittime”.

ANFI – Associazione Nazionale Familiaristi Italiani 

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