Libri: “La fattoria delle anime” di Ilaria Rossi

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Tra storia, psicologia, esoterismo, poesia nel segno di Pessoa.

Il libro ha come protagonista una ragazza che si trova a vivere in un clima dittatoriale, non perdendo la speranza di una rinascita del Portogallo.

 

(MeridianaNotizie) Roma, 29 settembre 2022 – Storia, psicologia, esoterismo, poesia e formazione, tutto nel segno di Fernando Pessoa e del mito Sebastianista, e nella speranza di una rinascita del Portogallo con il Quinto Impero: è “La fattoria delle anime”, romanzo di Ilaria Rossi, psicologa, psicoterapeuta e psicotraumatologa di Roma, già segnalato nel 2021 dal Tg2 come “consigli per la lettura” e oggetto di interviste su varie reti radiotelevisive a livello locale.

Ambientato in Portogallo tra la seconda metà del 1939 e la prima parte del 1940, narra la storia di una ragazza curiosa, Margarida, commessa in una libreria di Porto, che conosce e riceve come eredità da un’anziana, nostalgica e solitaria contessa, tutti i suoi averi, a patto che abiti per 8 anni alle pendici di un colle, circondato da scenari spettacolari.

In quel posto, però, succede l’impensabile: il tempo si ferma e alcune anime di bambini si materializzano ad alcuni ospiti della ragazza, che quindi si ritrovano a vivere la sofferenza patita dall’ereditiera, che li assiste in questo viaggio.

Intanto, il proprietario della libreria per cui lavora ossessiona Margarida per acquistare alcuni antichi manoscritti, ormai divenuti di sua proprietà. L’uomo è così compulsivo da tentare di rubarli, ferendo la ragazza e quasi uccidendo il suo cane, Boy.

Nel corso del romanzo, la ragazza inizia a conoscere sè stessa e le sue radici, fronteggiando sogni inquientanti come la mostruosa metamorfosi della madre e la presenza di anime di bambini ebrei. Questi ultimi le svelano di essere stati rapiti da bambini e deportati, con conversione al cattolicesimo imposta all’alba dell’inquisizione portoghese, nell’isola maledetta di Logartos (fatto realmente accaduto) furono uccisi divorati da coccodrilli e serpenti.

Nessuna delle anime troverà pace finchè la ragazza non le aiuterà. In un sogno, la prima anima le rivela di aver ricevuto il testimone dalla contessa, che l’aveva scelta per la sofferenza patita per la perdita della madre e per il suo coraggio.

Tra i personaggi del romanzo, spicca la figura di Aristides de Sousa Mendes, padre adottivo della giovane ereditiera, con cui ha instaurato una relazione affettiva più equilibrata in seguito ad un conflitto per eccesso di protezione: l’uomo, infatti, aiuta la ragazza nell’interpretare i suoi sogni e nel tradurre gli antichi manoscritti, ma con lei condivide anche un problema, che lui sta affrontando come Console generale dell’ambasciata portoghese a Bordeaux, poichè indeciso se a salvare gli apolidi, vittime predestinate della guerra, o adempiere pedissequamente ai propri obblighi istituzionali con il mandato ricevuto da Salazar che vieta il transito per il Portogallo.

Nell’ultima lettera, datata 23 giugno 1940, dopo l’invasione della Francia da parte dei nazisti, l’uomo prende la decisione di salvare gli apolidi, rilasciando diecimila visti. Sarà richiamato in patria e destituito da ogni incarico.

La giovane incontra dopo molti anni il vecchio coinquilino Alvaro, ufficiale della polizia portoghese, mai contraccambiato nel suo interesse per lei, che cercherà più volte di sapere se l’ereditiera possieda oro e manufatti archetipici da requisire; l’uomo con una sua squadra inviata da Salazar entrerà nella fattoria alla scoperta di tali tesori e solo un archeologo sopravviverà, alla fine di fatti inspiegabili.

In un crescendo di colpi di scena e attraverso il dolore, l’amicizia, la fedeltà, la fiducia e l’amore, la forte esperienza esoterica con una vecchia alunna del padre, Irene -la figura rappresenta una mamma che ha tradito la fiducia della figlia-, Margarida si riappropria di parti del passato completamente rimossi, con insight e sogni.

Questa nuova consapevolezza le permette di confrontarsi con il padre adottivo, amico fraterno del genitore defunto, che le svela un segreto che la condurrà alla pesante verità sulla madre: morta in manicomio, dove era stata rinchiusa dal marito, per la sua violenta aggressività.

Solo in quel momento, l’ereditiera si libererà del senso di colpa e allo stesso tempo scoprirà, grazie al piacente archeologo, che la fattoria altro non è se non la stele di una grande fossa comune.

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