Sempre più numerosi i “Silver”. Tra meno di vent’anni, uno su tre sarà solo

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di Debora Felici

(MeridianaNotizie) Roma, 21 novembre 2022 – Secondo le previsioni delle Nazioni Unite, nei Paesi occidentali gli over 65 anni supereranno gli under 25 entro il 2050. L’aumento della popolazione over 65, cd. Silver, comporta anche la crescita della domanda di servizi sanitari, assistenziali, ecc.  La Commissione europea ricomprende nella definizione di Silver anche gli ultracinquantenni e stima che, nel 2015, questa parte di popolazione ha speso 3mila e 700 miliardi di euro in beni e servizi, contribuendo per 4mila e 200 miliardi di euro al PIL europeo e sostenendo 78 milioni di posti di lavoro in tutta l’Unione.

Gli ultrasessantacinquenni hanno, in linea di massima, una posizione familiare ed economica ormai consolidata e sono quindi più propensi ad acquistare o usufruire di beni e servizi riguardanti sia la cura della persona e della salute (assistenza, farmaci e altre spese sanitarie, etc.) che l’ambito ricreativo, come spese per viaggi, turismo, tempo libero, strutture ricettive o di ristorazione. Secondo le stime realizzate dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali sulla base dell’approccio della Commissione Europea, l’impatto dei Silver sull’economia italiana si può stimare in un totale di consumi pari a 304,7 miliardi di euro, che a propria volta genera un’occupazione di 5,6 milioni di persone e un PIL complessivo pari a circa 417 miliardi.

“Silver Economy, una nuova grande economia” presenta i risultati della ricerca condotta per Itinerari Previdenziali da Format Research con la collaborazione dell’Associazione 50&Più. L’indagine demoscopica vuole delineare il profilo dei cd. Silver analizzando un campione di oltre 5mila persone (uomini e donne) appartenenti alle diverse aree geografiche della nostra Penisola, suddivise in diverse classi d’età (50-64 anni; 65-74 anni; oltre i 75 anni), titolo di studio, reddito mensile.

Dai dati, elaborati su base Istat al 1° gennaio 2022, a fronte di 58,983 milioni di residenti, in Italia gli over 50 sono 27,57 milioni e rappresentano il 46,75% del totale della popolazione; di questi, 14 sono over 65 e rappresentano il 23,81% della popolazione totale contro il 20% del 2011 e il 18,7% del 2002. Oltre la metà degli over 65 sono donne.

Oltre la metà degli intervistati si è dichiarata soddisfatta (molto o abbastanza) delle proprie condizioni economiche. I più soddisfatti risultano gli over 65 (56,2%) seguiti dagli over 75 (55,1%), soddisfazione dichiarata soprattutto da chi è pensionato e da coloro che, pur essendo in pensione, ancora lavorano (55,5%). “Non molto” soddisfatti il 34,1%, “per niente soddisfatti” il 13,7%. Tra gli insoddisfatti spiccano le donne, che hanno risentito in modo particolare degli effetti della pandemia sul lavoro.

L’82,3% dei 50-64enni possiede una casa di abitazione. A parte i beni strettamente necessari al sostentamento, le risorse economiche sono destinate soprattutto a spese per la casa, per la corretta alimentazione, per abbigliamento e affini, Meno per giornali, libri, spettacoli, prodotti di bellezza e per spese finalizzate alla salute fisica.  La maggior parte degli intervistati (83,6%) pensa che dopo i 50 anni si debba svolgere “un ruolo attivo” nella sfera personale e culturale (lavoro, hobby, turismo, famiglia, ecc.), lavorativa e in attività di volontariato e di associazionismo.

Al primo gennaio 2022, il maggior numero di ultrasessantacinquenni vive in coppia senza figli (42,1%), quelli soli sono il 30,5%, quelli in coppia che vivono con i propri figli sono il 12,8% mentre i nuclei monogenitore con figli sono il 6,7%. Le tendenze di breve e medio periodo mostrano un progressivo incremento percentuale delle persone sole che dovrebbero salire al 31,2% nel 2030 e al 32,7% nel 2040. Tra meno di vent’anni, un Silver su tre vivrà da solo.

La percezione delle proprie condizioni di salute varia sul territorio: nelle regioni settentrionali il 35% si ritiene in buona salute, nel Centro la percentuale scende al 29%.  Le cose che fanno più paura sono la perdita di autosufficienza e i problemi di salute, nonché solitudine e povertà, ma più la prima che la seconda (31% contro 22,9%).

Fonte: Elaborazione Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su dati Istat, www.formatresearch.com

 

 

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