Pensioni. Paolo Capone, Leader UGL: “Necessaria Quota 41 per dare flessibilità al sistema previdenziale”

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“Gli interventi in Legge di Bilancio hanno permesso di contenere l’impatto negativo della Fornero, una riforma sbagliata e iniqua che ha finito per ingessare il mercato del lavoro contribuendo alla crescita esponenziale della disoccupazione giovanile. Rimane centrale, peraltro, la separazione fra previdenza e assistenza nel bilancio dell’Inps, così da assicurare una migliore lettura di quella che è la realtà vera della spesa pensionistica. Occorre ridare flessibilità al sistema lasciando alla persona la scelta di valutare se e quando uscire dal mondo del lavoro. Significativa, in tal senso, la proroga dell’Ape sociale e di Opzione donna e l’introduzione di Quota 103, mutuata in parte dall’esperienza di Quota 102, che, nonostante qualche limite, ha svolto una funzione importante. In prospettiva, è possibile ipotizzare almeno due strumenti principali: Quota 41, con riferimento alla sola anzianità contributiva, e Quota 100 ‘libera’, con il doppio riferimento all’anzianità contributiva e all’età della persona, senza paletti”. Lo hanno dichiarato Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, e Luigi Ulgiati, Vice Segretario Generale dell’UGL, che hanno preso parte all’incontro in materia previdenziale promosso dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone. “Nell’ambito della riforma previdenziale – hanno rilevato i sindacalisti – è anche necessario costruire una pensione di garanzia per le donne e per i giovani, e, più in generale, per le categorie che, per ragioni diverse, hanno carriere professionali discontinue. L’obiettivo di assicurare una vita dignitosa al momento del pensionamento passa anche dal potenziamento della possibilità per la persona di costruirsi una pensione su misura. In altri termini – hanno sottolineato Capone e Ulgiati – si tratta di sostenere la previdenza complementare sotto il profilo fiscale, lasciando la libertà al cittadino di decidere se indirizzare maggiori risorse verso i fondi pensionistici chiusi o, piuttosto, verso la previdenza pubblica”.

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