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    Home » ARDEA – MOLTI GLI UOMINI CHE IERI HANNO PARTECIPATO IN AULA CONSILIARE ALL’EVENTO CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE
    Segnalate dalla Redazione

    ARDEA – MOLTI GLI UOMINI CHE IERI HANNO PARTECIPATO IN AULA CONSILIARE ALL’EVENTO CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

    RedazioneBy Redazione1 Dicembre 2023Updated:2 Dicembre 2023Nessun commento29 Views
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    Massimo Catalucci: “La violenza sulle donne è un fatto sociale che coinvolge l’intera collettività e dalle scuole deve partire un progetto istituzionale educativo di consapevolezza e prevenzione“

    – Comunicato Stampa

    (Meridiananotizie) Ardea, 1 dicembre 2023 – Era il 17 dicembre del 1999, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134, istituì  la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, scegliendo come data il 25 novembre. Questa non fu una data scelta a caso ma venne decisa per ricordare le tre sorelle, Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, deportate, violentate e uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica Dominicana, perché ritenute rivoluzionarie.

    Ma le attività per l’eliminazione della violenza sulle donne, dislocate in diversi città piccole e grandi, in ogni angolo del nostro pianeta, non si esauriscono nella sola giornata del 25 novembre ma si estendono per 16 giorni fino al 10 dicembre successivo, data in cui c’è un’altra importante ricorrenza, la giornata internazionale dei Diritti Umani.

    In questo periodo, le manifestazioni per denunciare un crescente, purtroppo, fenomeno sociale criminoso, che vede vittime molte donne intrappolate in relazioni affettive insane, tossiche e che sfociano in omicidi sferrati dai loro partner o ex partner, si moltiplicano.

    Ma queste attività, per lo più gestite da enti di volontariato, non si esauriscono nei 16 giorni di attivismo, dove l’informazione è certamente, più forte e concentrata in manifestazioni di ogni genere a carattere artistico, culturale, socio- sanitario, nelle piazze, in luoghi privati e pubblici, sia all’aperto che al coperto, anche presso i palazzi istituzionali, bensì, continua 365 giorni l’anno, secondo dei programmi organizzati e strutturati all’accoglienza, all’ascolto, all’orientamento delle donne che hanno bisogno di aiuto.

    Le fasi di un aiuto strutturato, poc’anzi sinteticamente citate, permettono agli operatori preposti a tali attività, di accompagnare le donne che subiscono violenze, prima, in un percorso di consapevolezza della situazione che stanno vivendo (molte sono frastornate dal velo confusionale emotivo che le avvolge e che non le permette di capire in quale trappola, dipendenza, relazionale affettiva sono finite) e poi di denunciare i fatti, che le vedono coinvolte negativamente, alle autorità competenti.

    La libertà è il bene più prezioso che abbiamo e come tale va rivendicata, laddove questa dovesse venirci limitata e/o dove ci fosse la tentazione da parte di qualcuno di togliercela del tutto ma soprattutto, va tutelata. Purtroppo, parlando del rapporto uomo/donna, sappiamo che nel mondo è ancora forte la componente maschilista, dove l’uomo accentua la sua tendenza ad essere predominante nella relazione, manifestando oltre misura il suo senso materiale e di possesso, fino a soffocare la libertà della propria partner che a poco a poco, passata la prima fase dell’innamoramento, si ritrova a vivere una condizione di oppressione, nella quale le può capitare, come purtroppo avviene a molte, di percepirla come uno stato di normalità, del rapporto instauratosi tra lei e il suo compagno.

    Questa condizione potrebbe scaturire da un retaggio culturale che è stato tramandato ad alcune donne, per cui tale condizionamento fa accettare loro la condizione che si è creata, sicuramente, insana e tossica, dalla quale possono uscire solo con una grande forza di volontà e ancora meglio se aiutate da persone preparate a dare un supporto di accoglienza, assistenza e accompagnamento.

    Certamente, le ragioni per cui molte donne si trovano vittime del loro oppressore e in alcuni casi, purtroppo, del loro assassino, possono essere diverse ma è evidente che la componente del retaggio culturale che la nostra società ci ha “confezionato” e che è ancora troppo forte, è quello di un mondo che parla troppo al maschile, dove la donna, a parole viene messa sullo stesso piano del suo simile ma nei fatti, culturalmente e nell’immaginario collettivo, viene posta sempre un passo dietro all’uomo, se non addirittura sotto di esso.

    Ma ieri nell’aula consiliare ad Ardea, si è visto che è possibile cambiare tale  tendenza grazie a molti uomini che hanno sviluppato una sensibilità ed una consapevolezza emotiva maggiori in loro stessi, risvegliando e ascoltando quella parte femminile che ogni figura maschile ha insita dentro di Sé, per cui hanno lasciato esprimere quel lato accogliente e protettivo, proprio della figura femminile.

    Uomini che hanno preso le distanze da un pensiero globale che li vede dominanti in un rapporto di coppia.

    Il numero elevato di presenze di figure maschili ad un evento dove, solitamente, per solidarietà e contestualmente per il problema che le accomuna, vede sempre una grande maggioranza di donne partecipare, è un dato che fa ben sperare e a cui bisogna dare risalto. E’ da qui che dobbiamo ripartire. Da questa visione, portare sempre più uomini a questi incontri, coinvolgerli come attivisti, dove possono ascoltare direttamente dalla voce di una donna, i drammi che ella vive quando subisce maltrattamenti, abusi e violenze, psicologici, emotivi e fisici.

    Un ringraziamento per la giornata di ieri va, certamente, alle donne che hanno messo a nudo, pubblicamente, davanti un’importante platea di persone, il loro percorso tormentato dalle violenze subite, perché ci vuole coraggio anche ad esporsi per raccontare fatti delicati e difficili da narrare per tutte le sofferenze da loro vissute.

    Sto parlando di Alessandra Fontana che, oltre al dramma della violenza subita ha evidenziato anche le mancanze delle istituzioni giuridiche, della magistratura, che invece di tutelare la vittima, tutelano l’aggressore; e di Desiree Manfredi, una giovane diciottenne, che ci ha raccontato come è riuscita a sfuggire alle violenze psicologiche specifiche del bullismo, messe in atto dal gruppo dei pari in presenza, tra scuola e al di fuori della stessa e virtualmente, attraverso i social e come ha saputo convertire la sua sofferenza utilizzando proprio internet e il mondo virtuale. Sia Alessandra che Desiree oggi aiutano altre donne giovani e meno giovani, facendo leva sulle le loro esperienze vissute e anche sulle competenze che hanno acquisito, la prima attraverso studi umanistici, sfociati poi nella specializzazione della grafologia (tecnica che svela alcuni aspetti psicoemotivi della persona); la seconda attraverso una formazione letteraria e che sta proseguendo nel campo della comunicazione, con particolare riferimento a quella digitale del web.

    Ma un grazie va a tutti gli uomini che ieri hanno dimostrato, con la loro presenza, che la donna è la compagna che non può essere l’ombra di loro stessi e della loro esistenza, l’oggetto del loro desiderio da usare a proprio piacimento quanto e come si vuole; piuttosto, la compagna che cammina al proprio fianco sulla strada della vita con la quale condividere un percorso in un contesto di rispetto continuo, che deve esserci anche laddove e soprattutto, la relazione dovesse concludersi, nel caso in cui la donna capisse che non ci sono più i presupposti, per qualsivoglia motivazione, per continuare una vita insieme.

    Il lavoro da fare è ancora tanto affinché si possano abbassare notevolmente i numeri che ci parlano delle violenze subite dalle donne e quelli relativi ai tanti femminicidi cui assistiamo quasi, quotidianamente. Certo, ci piacerebbe pensare che un giorno si possano salvare tutte le donne ma sappiamo che questo rappresenterebbe solo un pensiero utopico.

    Mentre, sono convinto che, laddove anche il legislatore comprendesse che la prevenzione è il primo strumento utile per far crescere le nuove generazioni con una visione dell’essere umano (uomo/donna) paritaria, la scuola sarebbe il luogo più adatto per fare formazione in valori nei ragazzi, partendo dal principio che sono, tutti, al di là del sesso, dell’etnia, della cultura, dello status in cui sono nati e cresciuti, degli esseri biologici, psicologici e sociali e come tali, devono rapportarsi ai propri simili, seppur strutturalmente, fisicamente, diversi, con lo stesso rispetto che hanno per loro stessi.

    In realtà sono tanti ad oggi i progetti che vengono proposti nelle scuole ma sono tutti programmi socioculturali e sociopedagogici che esulano dalle attività scolastiche ordinarie e vengono svolti nelle scuole pubbliche e private a discrezione dell’istituto che sceglie di attuarli come programmi extra curriculari. Quello di cui c’è bisogno è un programma educativo che rientri nelle materie di studio e che accompagni tutti i ragazzi dalle prime classi elementari fino alle scuole medie superiori di secondo grado, con programmazioni sociopedagogiche adeguate alle diverse età cui vengono somministrate.

    Detto ciò, voglio ringraziare Enza Barilla, Presidente del Comitato Donne Le Alberosa, per aver messo in piedi una rete di associazioni di Ardea, Pomezia, Nettuno, Roma, Anzio, che collaborano tra loro per un unico intento, l’eliminazione della violenza sulle donne e riguardo le persone che hanno partecipato all’evento di ieri, per la parte sociale, culturale e assistenziale un grazie di cuore va a: Moira Masi, coordinatrice regionale del Lazio del “Gruppo Sociale Difesa Valori e Diritti 4.0”; Giulia Menegat, psicologa, operatrice del Centro Antiviolenza Marielle Franco; Giovanna Alfeo dell’Associazione Tema Hesperia.

    Per la parte letteraria e artistica: Tiziana Mignosa e Federico Pagnozzi.

    Per la parte spettacolo: Raffaella Lisi e Davide Tassone; il corpo di ballo Soul Dancer.

    Per il cortometraggio “Sommerse e Salvate”: Stefano Di Matteo per le riprese video e la fotorafia; Pierfrancesco Sarno per la scenografia ed Enza Barilla per la regia; in qualità di figuranti/ballerine che hanno preso parte al cortometraggio come protagoniste: Eva Sebastianelli, Tiziana Mignosa, Alessandra Fontana, Alessandra Taloni, Greta Megalizzi, Tiziana Collalti, Sabrina Scamarcia, Francesca Gatto, Marilisa De Lisi, Jessica Zumpano, Loredana Marcello, Susanna Gasbarra, Alessandra Corsi, Federica Merelli, Francesca Carusotti, Daniela Tiraboschi, Natalia Chushell, Livia Collepiccolo.

    Un ringraziamento sentito lo rivolgo alle istituzioni locali: alla Presidenza del Consiglio Regionale del Lazio e del Comune di Ardea per i patrocini da loro concessi e al comune ospitante anche per l’uso dell’aula consiliare dove si è svolto ieri l’evento.

    E’ stata molto gradita la presenza del Sindaco di Ardea, Maurizio Cremonini, del Presidente del Consiglio Comunale, Francesco Giordani, dell’Assessore alle Politiche Sociali, Simone Centore, dell’Assessore al SUAP, Fulvio Bardi e dei Consiglieri comunali, Edelvais Ludovici, Eleonora Leoni e Riccardo Roma.

    • Comunicato Stampa del Presidente del “Gruppo Sociale Difesa Valori e Diritti 4.0“, Massimo Catalucci

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