Chiamati in causa i Sindaci di Ardea, Pomezia, Marino, Albano Laziale, Castel Gandolfo, Genzano e Ariccia, affinché intervengano a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini
Che si chiami inceneritore o con un nome meno aggressivo, termovalorizzatore, i danni che produrrebbero questi impianti alla salute dell’ambiente e di conseguenza alle persone (tra queste molti bambini), sono già stati evidenziati più volte dal personale qualificato e con profonde conoscenze e competenze nel ramo del riciclo dei rifiuti, ma che non hanno trovato ancora (speriamo li possano trovare a breve) riscontro da parte delle istituzioni preposte a prendere decisioni in merito alla scelta di un impianto di smaltimento dei rifiuti.
In questo caso specifico, parlando della località compresa nel quadrante della periferia di Roma Sud, tra i Comuni di Pomezia, Ardea, Albano Laziale e di Aprilia (LT), l’istituzione preposta alla gestione dei rifiuti ricade sotto la responsabilità di Roma Capitale e del Commissario straordinario, il Sindaco Roberto Gualtieri (nominato ai sensi dell’art. 1 comma 421 della Legge 30 dicembre 2021, n. 234 e s.m.i. ).
Ad oggi i residenti, in qualità di singoli soggetti e/o riuniti in gruppi organizzati e/o associazioni, ricadenti nella vasta area su indicata, hanno tentato con ogni mezzo democratico di manifestare le condizioni di degrado già esistenti e quelle che sorgerebbero, ulteriormente, laddove si desse luogo alla costruzione dell’impianto di termovalorizzazione; così come hanno tentato più volte di incontrarsi ad un tavolo di trattativa con le istituzioni preposte alla gestione dei rifiuti, per promuovere alternative valide a risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti nel rispetto dell’ambiente e della salute pubblica; ma tutto sembrerebbe essere risultato inutile.
Probabilmente, chi è indicato a decidere in merito a questo o quell’impianto di smaltimento dei rifiuti non conosce, realmente, la situazione attuale nel quadrante della periferia di Roma Sud, che dalla costa del mare Tirreno, attraversando la dorsale del comune di Ardea, si estende nell’entroterra fin sotto le colline dei Castelli Romani, per ben 25 km..
Un territorio vastissimo e verdeggiante che, purtroppo, per la mancanza di controlli e di sanzioni verso chi commette reati (creazione di discariche abusive a cielo aperto) e per mano di criminali senza scrupoli, sta sempre più inglobando in se stesso, con enormi danni ambientali, rifiuti di ogni genere che, regolarmente, prendono fuoco con infinite sofferenze da parte dei residenti, soprattutto, ma anche di chi transita in questi luoghi per poche ore o pochi giorni.
Non c’è giorno e non c’è notte che in questi luoghi non si manifesti un incendio, doloso o casuale: una volta è un’azienda a prendere fuoco, altre volte montagne di rifiuti di ogni genere, abbandonati ovunque, nei bordi stradali; vicino un fosso di acqua sorgiva; lungo una strada sterrata; tra le colline e le pianure dell’agro pontino, magari vicino qualche piantagione o allevamento di bestiame.
Insomma, il danno ambientale e alle persone è evidente e solo chi non vuol vedere non vede e soprattutto, non “annusa” l’aria che oramai in questa zona della provincia di Roma Sud, è sempre più irrespirabile…oseremmo dire, soffocante e forse, invalidante, se venissero confermati gli aumenti di problemi alle vie respiratorie e cutanei di chi vi risiede, in particolare dei bambini, a causa della scarsa qualità dell’aria che insiste in questa area oggetto delle denunce dei residenti.
E a tal proposito, 22 Associazioni della Rete Tutela Roma Sud, non intendendo abbassare la guardia su un problema così importante com’è la salute delle persone, hanno deciso di scrivere ai Sindaci di Ardea, Pomezia, Marino, Albano Laziale, Castel Gandolfo, Genzano e Ariccia, affinché intervengano a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, come hanno già fatto i loro colleghi piemontesi. Di seguito il loro comunicato pubblicato nella loro pagina Facebook dedicata (Rete Tutela Roma Sud).
Appello ai Sindaci dei Castelli Romani e del Litorale
Appurato che un inceneritore non servirà a migliorare il degrado di Roma e al Giubileo, ma solo ad aumentare il fatturato di ACEA, Vianini, SUEZ e Hitachi. Tale impianto produrrebbe un inquinamento aggiuntivo in un’area limitrofa alla discarica di Roncigliano, in cui l’ARPA e l’ERAS hanno registrato livelli di inquinamento fuori norma, già denunciati dal Comune di Albano Laziale, che ha richiesto da febbraio alla Regione LAzio di dichiarare l’area ad elevato rischio di crisi ambientale e pertanto incompatibile con l’insediamento di nuovi impianti inquinanti, almeno fino all’esecuzione della bonifica dell’inquinamento esistente.
In attesa che la Giunta Regionale tuteli i cittadini, facendo rispettare le proprie leggi, quali sono i prossimi passi per sancire che il termovalorizzatore è un errore? Il prossimo appuntamento è il
Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), che comprende la Valutazione di Impatto
Ambientale (VIA) e tutte le autorizzazioni, concessioni, pareri e nulla osta comunque denominati, necessari alla realizzazione e all’esercizio di progetti sottoposti a procedimenti di VIA. In questa fase si devono evidenziare tutte le criticità che rendono il termovalorizzatore incompatibile con il nostro territorio.
Proprio recentemente un inceneritore proposto da A2A è stato definitivamente bocciato nella Provincia di Biella in sede di VIA, in occasione della quale i Comuni interessati hanno nominato una
commissione di esperti appartenenti a enti di ricerca ed università, che hanno saputo dimostrare in maniera incontrovertibile l’inidoneità della localizzazione per un impianto insalubre come il
termovalorizzatore.
Le 22 associazioni della Rete Tutela Roma Sud hanno scritto ai Sindaci di Ardea, Pomezia, Marino, Albano Laziale, Castel Gandolfo, Genzano e Ariccia, affinché adottino la stessa strategia dei propri
colleghi piemontesi, che hanno dimostrato di essere i primi difensori della loro terra. Consapevoli che il danno sarebbe permanente, non solo per la salute, ma anche per la perdita di valore degli immobili, delle aziende agricole e turistiche del nostro territorio.
Le barricate a difesa del territorio non si fanno a chiacchiere, ma con gli atti amministrativi, e siamo sicuri che uniti si vince come a Biella, anche contro lobby potenti come quella che sostiene gli
inceneritori.


