(Adnkronos) – "La responsabilità è anche della nostra categoria, che prima di divulgare una notizia tanto lesiva per la famiglia della vittima dovrebbe fare un atto di responsabilità e verificare le prove prima di divulgare delle notizie tanto gravi e comunque smentibili. Se Stasi risultasse innocente, da una parte darebbe un senso di speranza, dall'altra parte lo toglierebbe perché gli è stata rovinata gran parte della vita". Così Francesca Fagnani alla XVI edizione di Ponza d'Autore, la kermesse culturale di cui Adnkronos è media partner, organizzata da Vis Factor e curata da Valentina Fontana, relativamente al fatto che quello di Garlasco è un caso unico, non solo per il clamore mediatico che segue la riapertura delle indagini, ma anche per come la famiglia di Chiara Poggi è costretta a subire il flusso di informazioni e di commenti a proposito di eventuali ipotesi alternative a cui la procura sta lavorando. Intervistata da Gianluigi Nuzzi, Francesca Fagnani parla anche della banda della Magliana. "Era un po' un'agenzia del crimine a disposizione di pesi massimi delle mafie tradizionali, ma anche di settori deviati dello Stato e dell'estremismo politico", dice Fagnani. "C'è stata una saldatura tra i Nar e la banda della Magliana. Il narcotraffico ad oggi – spiega – non ha bisogno della politica. Qui parliamo di grandi grossisti, di broker della droga, non parliamo dello spaccio nei quartieri. Parliamo dell'approvvigionamento delle piazze di spaccio di tutta Roma e di milioni che girano. Grandi movimenti nella politica non sono emersi, ma perché non hanno bisogno. Semmai possiamo parlare di una sottovalutazione della politica e a lungo anche della magistratura di certi fenomeni". "Gli albanesi, che sono fortissimi e oggi secondi solo alla 'ndrangheta sono nati vent'anni fa alla periferia di Roma, ad Acilia, anche loro a disposizione dei gruppi criminali perché avevano due caratteristiche: fornivano armi e killer, ma soprattutto erano affidabili ed erano feroci, due qualità nel mondo criminale. Sono poi diventati 'pugilatori', li chiamavano così perché fondamentalmente facevano recupero crediti, sempre per conto di terzi, e dopo sono diventati la batteria di Diabolik, Fabrizio Piscitelli", racconta Fagnani. "Alcuni appartenenti alla curva nord, ma solo alcuni perché questo è un omicidio che non è maturato nell'ambiente del calcio. Gestire una curva vuol dire anche avere un esercito a disposizione, e alcuni lo erano realmente a disposizione, altri potenzialmente. Lui (Piscitelli, ndr) questa carta se la spendeva per strada, pesava il consenso sociale che lui aveva nel mondo del calcio, alzava un braccio e la curva si girava, il carisma lui ce l'aveva, le persone lo conosceva e tutti pure per avere un biglietto in qualche modo si rivolgevano a lui. Per questo è stato uno shock non solo il suo omicidio – dice Fagnani – Abbiamo visto a Milano no come sta crescendo pesantemente la criminalità nelle curve, come la criminalità sia interessata alle curve, perché comunque rappresentano un esercito potenziale a disposizione di qualcuno". —[email protected] (Web Info)
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