(Adnkronos) – Ha lasciato il carcere di Castrovillari per andare agli arresti domiciliari, Rosa Vespa, la 51enne che lo scorso 21 gennaio portò via dalla clinica Sacro Cuore di Cosenza la piccola Sofia. Il gip del Tribunale di Cosenza, su istanza dei legali, avrebbe accolto la richiesta di scarcerazione sulla base del venir meno delle esigenze cautelari. Una decisione che ha lasciato rabbia e sgomento nella famiglia di Valeria Chiappetta, la madre della bimba, tanto che i loro avvocati, Chiara Penna e Paolo Pisani, annunciano azioni legali: "Per noi il provvedimento è inammissibile, e – spiegano all'Adnkronos – abbiamo proposto istanza al pm per sollecitarne l’impugnazione. Perché non ci è mai stata notificata alcuna istanza: né la prima con la quale si chiedevano i domiciliari con braccialetto elettronico, né la seconda con la quale si chiedevano i domiciliari senza lo strumento, non essendo al momento disponibile. Questa ultima, tra l’altro, non vede neanche il parere del pubblico ministero. Quindi, al di là del merito della questione, per noi c’è un problema tecnico procedurale: siamo stati estromessi dal contraddittorio, che invece è previsto per i reati con violenza sulla persona". Secondo il ricorso presentato dai legali, che l'Adnkronos ha potuto visionare, il gip già lo scorso 11 luglio aveva "disposto la sostituzione della misura della custodia in carcere con quella della detenzione domestica, previa installazione di strumento di controllo elettronico a distanza". Rosa Vespa quindi poteva lasciare il carcere e continuare la detenzione ai domiciliari, con il braccialetto elettronico. Tuttavia, spiegano gli avvocati, il 15 luglio "preso atto delle difficoltà tecniche all’applicazione del braccialetto", il gip decideva comunque per la detenzione domiciliare, "senza strumento di controllo elettronico a distanza e senza parere del pm". Inoltre, "i difensori dell’imputata hanno omesso la notifica tassativamente prevista dalla legge, incorrendo nella insanabile sanzione della inammissibilità" che "però, purtroppo non è stata ravvisata dal giudice". Ne segue che "la persona offesa è stata sottratta, in maniera illegittima, dal diritto al contraddittorio, così da poter segnalare elementi di segno contrario, di cui la fattispecie è intrisa". Quello che interessa agli avvocati Penna e Pisani è "che le esigenze cautelari siano tutelate. E non nei confronti di Sofia: ci riferiamo a un pericolo di reiterazione. Il consulente tecnico della procura – ricordano – ha ritenuto Rosa Vespa pienamente capace e di media pericolosità psichiatrica. Per il resto aspettiamo di conoscere se il gip accoglierà la richiesta di rito abbreviato condizionato alla perizia". La cosa infine più "stupefacente" della vicenda per gli avvocati "appare solo l’idea che gli inquirenti pare credano davvero che nessuno dei familiari di Rosa Vespa fosse al corrente di nulla. Che il marito Omogo Chiediebere Moses e tutti i familiari abbiano creduto alla storia che una donna di cinquantuno anni con, per citare gli atti, 'utero fibromatoso' e una operazione delicata che ha messo in discussione il fatto di poter rimanere incinta, sia riuscita non solo a concepire, ma a partorire naturalmente e a tornare a casa in sole 24 ore, tutto da sola, senza che nessuno le sia mai stato accanto è singolare. Proprio in considerazione del miracolo in corso e del livello socio culturale della famiglia nonché di Moses – concludono gli avvocati – è davvero un racconto incredibile".
Rosa Vespa aveva sottratto la piccola Sofia dalla clinica di Cosenza insieme al marito Acqua Moses che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato ignaro del rapimento, dopo che la donna aveva simulato una gravidanza per nove mesi. —[email protected] (Web Info)
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