(Adnkronos) – L'atmosfera di Venere potrebbe ospitare spettacolari sciami meteorici analoghi alle Geminidi terrestri. Uno studio condotto dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e pubblicato sulla rivista Icarus ha identificato in una coppia di asteroidi, 2021 PH27 e 2025 GN1, i potenziali progenitori di correnti meteoriche venusiane. Si tratta della prima volta che un fenomeno di questo tipo viene associato a corpi asteroidali su Venere; in precedenza,
si riteneva che tali eventi fossero legati esclusivamente a residui cometari. Gli asteroidi in questione appartengono al gruppo dei Near-Earth Objects (NEO), specificamente alla rara classe degli Atira, le cui orbite sono interamente contenute all'interno di quella terrestre. La loro caratteristica più impressionante è la rapidità: mentre la Terra impiega 365 giorni per completare un'orbita attorno al Sole, questo duo lo fa in soli 115 giorni. La somiglianza nelle traiettorie e nella composizione suggerisce un'origine comune. Gli scienziati ipotizzano che entrambi derivino dalla frammentazione di un unico corpo progenitore avvenuta tra 17.000 e 21.000 anni fa. Le simulazioni escludono che la rottura del corpo originale sia stata causata dalle maree gravitazionali di Venere o del Sole. La causa risiederebbe invece nell'effetto YORP (Yarkovsky–O'Keefe–Radzievskii–Paddack), un fenomeno termico legato alla radiazione solare. "A queste distanze, il calore intenso può provocare la fratturazione della superficie e, soprattutto, aumentare gradualmente la sua velocità di rotazione grazie all'effetto YORP", spiega Albino Carbognani, ricercatore INAF e primo autore dello studio. "Con il tempo, questa accelerazione può diventare così forte da far superare all'asteroide il limite della sua stabilità, provocandone la rottura in più frammenti". Oltre ai due asteroidi principali, la frammentazione ha disperso nello spazio detriti millimetrici. Poiché l'orbita della coppia passa a soli 2 milioni di chilometri da quella di Venere, questi frammenti possono impattare con l'atmosfera del pianeta. Il parallelo con la Terra è evidente. "Un caso ben noto sulla Terra è quello delle Geminidi, generate dall'asteroide Phaethon", chiarisce Carbognani, "e i nostri risultati suggeriscono che un fenomeno analogo possa verificarsi anche su Venere".
Albino Carbognani, ricercatore dell'INAF presso la sede di Bologna
Nonostante la natura teorica dello studio, le simulazioni permettono di prevedere i momenti di massima attività. La prossima data favorevole per la formazione di meteore brillanti (fireball) nell'atmosfera venusiana è fissata per il 5 luglio 2026. Tuttavia, rilevare questi eventi dalla Terra rimane una sfida tecnologica estrema. Solo meteore con una luminosità paragonabile alla Luna piena potrebbero essere intercettate dai telescopi terrestri. Come sottolineato nelle conclusioni dello studio: "Per aumentare le probabilità di rilevamento, l'opzione ideale sarebbe un'osservazione diretta dall'orbita di Venere tramite una sonda spaziale". Questo lavoro, frutto di una collaborazione internazionale che include l'ESA e diverse università spagnole, dimostra come i processi fisici che modellano il nostro cielo siano universali, operando con dinamiche simili anche nelle zone più calde e interne del nostro sistema planetario. Immagine di cover: Rappresentazione artistica della formazione delle famiglie di asteroidi. Crediti: NASA/JPL-Caltech
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