(Adnkronos) –
Il no all'invio di soldati italiani in Ucraina resta fermo. A rimanere irrisolto è invece l'intricato nodo dei territori. La data da segnare in rosso sul calendario è quella del 6 gennaio, quando a Parigi – su invito del presidente francese Emmanuel Macron – si riuniranno i leader di oltre trenta Paesi della cosiddetta Coalizione dei Volenterosi per discutere degli impegni a tutela dell'Ucraina dopo un eventuale accordo di pace con la Russia, con l'obiettivo di rafforzare le garanzie di sicurezza e il sostegno politico (e militare) a Kiev.
Palazzo Chigi non ha ancora ufficializzato la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni al summit, ma la linea del governo italiano resta quella già illustrata al Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre e ribadita in Parlamento alla vigilia del vertice di Bruxelles. Una linea che sarà portata oggi a Kiev da Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico della premier, in occasione della missione che riunisce i responsabili europei per la sicurezza nazionale: un passaggio significativo dal quale potrebbero emergere indicazioni sui prossimi sviluppi. Nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo, Meloni ha confermato il pieno sostegno dell'Italia all'Ucraina, ribadendo l'impegno al fianco di Kiev e la necessità di mantenere alta la pressione sulla Russia. La premier ha sottolineato gli sforzi per la pace ("ad ogni livello") anche durante la telefonata con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo il discorso di fine anno del Capo dello Stato. L'obiettivo, va ripetendo da tempo Meloni, resta quello di arrivare a una pace giusta e duratura. La premier continua a escludere in modo netto l'invio di militari italiani sul terreno, precisando che il contributo dell'Italia continuerà a inserirsi nel quadro degli aiuti e del coordinamento con gli alleati europei e atlantici. Eventuali garanzie di sicurezza per l'Ucraina, secondo l'inquilina di Palazzo Chigi, dovranno essere costruite su basi multilaterali. Nel suo intervento in Parlamento, Meloni ha indicato la questione territoriale – e in particolare il Donbass – come uno dei nodi centrali del conflitto. Le richieste avanzate da Mosca su quei territori sono state bollate come "irragionevoli" dalla leader di Fratelli d'Italia e individuate come uno dei principali ostacoli al percorso negoziale. Sul Donbass, ha ribadito, ogni decisione dovrà essere presa dalle parti direttamente coinvolte, perché "nessuno può imporre da fuori la propria volontà". L'Italia, ha assicurato, non intende avallare soluzioni che mettano in discussione la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina.
Il sostegno italiano a Kiev si è tradotto anche nel decreto-legge approvato dall'ultimo Consiglio dei ministri del 2025, che proroga l'autorizzazione alla cessione di mezzi e materiali militari all'Ucraina fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo parlamentare, con priorità a forniture logistiche, sanitarie, civili e di difesa contro attacchi aerei, missilistici, con droni e informatici. Il provvedimento (partorito dopo la trattativa con la Lega) prevede inoltre il rinnovo dei permessi di soggiorno per protezione speciale dei cittadini ucraini presenti in Italia prima del 24 febbraio 2022 e conferma la proroga della protezione temporanea per gli sfollati. Di Ucraina – e di altri dossier internazionali sensibili, come Gaza e il Medio Oriente – Meloni ha parlato anche con il presidente statunitense Donald Trump nella telefonata di fine anno per lo scambio di auguri. Resta però il tema territoriale il passaggio più difficile da sciogliere.
Il punto 14 del piano di pace elaborato dalla Casa Bianca prevede che, nelle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, l'attuale disposizione delle forze al momento della firma dell'accordo venga considerata come linea di contatto di fatto. La precedente bozza in 28 punti chiedeva invece a Kiev di ritirarsi dalle aree del Donetsk ancora sotto il suo controllo, ipotesi respinta da Volodymyr Zelensky. Washington cerca ora una mediazione, ipotizzando la creazione di zone economiche speciali sotto supervisione internazionale, mentre il Cremlino continua a rivendicare il controllo completo dell'intero Donbass.
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