Sala Tersicore del Palazzo Comunale gremita ieri per la presentazione del volume del professor Carlo Corsetti dedicato all’eccidio di Pratolungo, avvenuto a Velletri il 19 febbraio 1944. Un appuntamento carico di emozione, segno dell’attenzione ancora viva verso una delle pagine più dolorose della storia locale e nazionale.

Ad aprire l’incontro è stato il responsabile delle Biblioteche comunali, Leonardo Ciocca, che ha introdotto autore e ospiti sottolineando il valore culturale e civile dell’iniziativa. È poi intervenuta la presidente Emanuela Treggiari, evidenziando come “il libro indaga a tutto campo la vicenda, non tralascia nulla, nasce da una ricerca sul territorio e offre un contributo altissimo, senza mai chiudere lo sguardo indagatore”.
Il saluto dell’amministrazione è stato portato dal vicesindaco e assessore alla cultura Chiara Ercoli, che ha lodato il “lavoro di costruzione e condivisione della memoria”. L’assessore ha ricordato come l’eccidio di Pratolungo, insieme a quello di Colle Caldara, rappresenti “uno degli episodi più tragici dei crimini nazifascisti sul territorio” e ha ribadito il “dovere morale di ricordare e tramandare questi fatti alle nuove generazioni”, impegnandosi affinché il libro possa entrare anche nelle scuole.
Tra gli interventi anche quello di Valter Fabiani, del Comitato Pratolungo, che ha ripercorso le tappe dell’impegno per mantenere vivo il ricordo dei martiri: “Dal 2004 – ha spiegato – come comitato siamo presenti nella campagna dove avvenne il fatto, dopo anni di abbandono del sito. Abbiamo continuato a ricordare ciò che si conosceva e, confrontandoci con Corsetti durante il lavoro di pubblicazione, è emersa una ricerca davvero eclatante”.
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Il professor Corsetti ha quindi illustrato il proprio lavoro con slide, carte geografiche e fotografie, collocando l’eccidio di Velletri nel più ampio contesto della storia nazionale. Partendo dalla raccolta poetica “Sister Enza”, pubblicata nel 2020, ha raccontato la genesi di un percorso di ricerca fatto di consultazione di numerose fonti e di frequentazione diretta dei luoghi, un lavoro particolarmente sentito anche per le sue origini veliterne e il forte legame personale con la città.
Grazie soprattutto alla testimonianza oculare di Gino Bagaglini, Corsetti ha ricostruito le modalità della strage del 19 febbraio 1944, quando un plotone di gendarmi tedeschi attuò la rappresaglia. L’uccisione di Artemisia Mammucari consentì ai venti rastrellati di tentare la fuga: dieci di loro riuscirono a salvarsi saltando nel fosso e disperdendosi nelle campagne. Persone comuni, perlopiù contadini, travolti dalla violenza della guerra e da scelte politiche che trascinarono il Paese in un conflitto devastante.
Una serata intensa, tra memoria storica e riflessione civile, che ha confermato quanto il ricordo di quei fatti resti un patrimonio condiviso da conoscere, custodire e trasmettere. Il 19 febbraio saranno come sempre svolte le celebrazioni di rito sul posto, e questo evento ha voluto dare un’ulteriore spinta di divulgazione a un episodio che, come ricordato da Chiara Ercoli, è ancora una ferita aperta e rappresenta “le Fosse Ardeatine” di Velletri.

