“La Legge di Bilancio 2026 appare complessivamente poco coraggiosa e insufficiente nel rispondere alle reali esigenze del settore agricolo italiano”. È questo il giudizio espresso da Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro, che evidenzia come il provvedimento presenti “qualche luce, ma soprattutto molte ombre. Continuano a mancare – spiega Tiso – investimenti seri, strutturali e lungimiranti a favore del comparto primario, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture materiali e immateriali. Opere fondamentali per garantire competitività alle imprese agricole, favorire la logistica, migliorare i collegamenti e contrastare concretamente lo spopolamento delle aree interne e delle zone montane”. Secondo Confeuro, si continua a discutere di grandi opere simboliche, come il ponte sullo Stretto, mentre sarebbe necessario “ripartire dalle basi, puntando su quelle opere pubbliche realmente utili al rilancio economico e produttivo di territori fragili, a partire dal Mezzogiorno, che rappresenta una risorsa strategica per l’intero Paese. È indispensabile – prosegue Tiso – sostenere in modo concreto i piccoli e medi agricoltori, che costituiscono l’ossatura del nostro sistema agroalimentare. Servono condizioni economiche e strutturali adeguate affinché possano vendere i propri prodotti a prezzi equi, garantendo redditività e dignità al lavoro agricolo, oggi troppo spesso schiacciato dall’aumento dei costi di produzione”. Per Confeuro, dunque, sul comparto agroalimentare “si poteva e si doveva fare molto di più. soprattutto alla luce di un contesto internazionale complesso. Non dimentichiamo – conclude Tiso – che il settore arriva da un 2025 estremamente critico, segnato da guerre tariffarie, conflitti bellici e da una congiuntura finanziaria delicata. In questo scenario, l’agricoltura italiana meritava maggiore attenzione, visione e coraggio politico”.
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