(Adnkronos) –
Donald Trump parla a Davos, al World Economic Forum. E, mai come in questa occasione, usa l'economia come leva per riaffermare il suo potere e l'influenza che spetta agli Stati Uniti anche, e soprattutto, in relazione a un'Europa che "non sta andando nella giusta direzione". E' un'economia, quella americana, che viene riscritta e raccontata come un "miracolo", nel pieno di un presunto "boom". Gli Stati Uniti vanno verso "una crescita mai vista prima, probabilmente mai vista prima in alcun Paese", dice Trump, citando una stima di crescita del 5,4%. Si riferisce a quella per il quarto trimestre del 2025, non ancora nota, che dovrebbe andare in scia ai dati già diffusi. Secondo l’agenzia di statistica del Tesoro, il Pil Usa è cresciuto nel terzo trimestre del 4,3%, oltre il previsto, in accelerazione rispetto al 3,8% del trimestre precedente. Queste stime preliminari sono però legate all'incognita di una potenziale revisione, che potrebbe essere rilevante, perché scontano la chiusura degli uffici federali fino a metà novembre, a causa dello shutdown. Va considerato anche che queste stime trimestrali sono incompatibili con le previsioni appena rilasciate dal Fondo Monetario Internazionale, con una crescita attesa per gli Stati Uniti del 2,4% quest'anno e del 2% il prossimo. Trump va anche oltre. Dichiara "sconfitta" l'inflazione e prefigura uno scenario di ulteriore corsa del pil: "Penso che le mie politiche possano spingere la crescita ancora più in alto". Il presidente americano insiste anche sul ricambio al vertice della Fed, "annunceremo nel futuro a breve il nuovo presidente", tornando anche a impartire lezioni di politica monetaria: "Dovremmo pagare tassi di interesse più bassi, dovremmo pagare i tassi di interesse più bassi di ogni altro paese". Il Tycoon rivendica poi un presunto primato sulla frontiera dell'intelligenza artificiale, "stiamo guidando il mondo nell'AI", e torna a rivendicare il ruolo 'riparatore' dei dazi, "servono a far pagare quei Paesi che ci hanno danneggiato". Ma a cosa serve tutto questo ostentato ottimismo? Lo spiega il punto cardine del suo intervento: "Gli Stati Uniti sono il motore economico del pianeta e quando l'America prospera, prospera anche il mondo intero". Sono parole che servono a sostenere le mire geopolitiche e i disegni di Trump, inclusa l'annessione della Groenlandia che deve essere oggetto di "negoziati immediati", di fronte ai leader della finanza globale che ascoltano con attenzione e preoccupazione. La tesi che Trump consegna alla platea del World Economic Forum, parlando soprattutto all'Europa, è che l'egemonia americana, che passa per il "miracolo" dell'economia, va considerata l'unica prospettiva possibile già scritta nei numeri e nei fatti. Che siano, o meno, numeri e fatti reali. (Di Fabio Insenga)
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