“Maglie più strette nella logistica, bene il percorso di legalità. Ora servono incentivi per le imprese strutturate”
Dal 1° gennaio 2026 cambia il perimetro delle aziende obbligate a versare il TFR al Fondo di Tesoreria INPS. Una novità che impatterà in modo diretto sulla liquidità di molte imprese della logistica e del trasporto. Ne parliamo con Enrico Folgori, presidente FEOLI, associazione di categoria del settore.
Presidente Folgori, la Legge di Bilancio 2026 introduce un cambiamento importante sul TFR. Qual è la vostra valutazione?
«Siamo di fronte a una modifica rilevante che coinvolgerà molte aziende della logistica, in particolare quelle cresciute nel tempo e oggi strutturate. Dal 2026 l’obbligo di versamento del TFR al Fondo INPS non sarà più legato alla fotografia del 2006, ma scatterà al superamento di determinate soglie dimensionali. Questo significa che una fonte storica di autofinanziamento per le imprese viene meno.»
Un impatto non indifferente sulla liquidità aziendale.
«Assolutamente sì. Il TFR lasciato in azienda ha rappresentato per anni un cuscinetto finanziario, soprattutto in un settore ad alta intensità di capitale come la logistica. La perdita di questa leva obbliga le imprese a rivedere pianificazione finanziaria, flussi di cassa e modelli organizzativi, in tempi molto rapidi.»
Eppure FEOLI accoglie positivamente questa novità. Perché?
«Perché va letta nel quadro più ampio di un percorso di razionalizzazione e legalità del mercato. Questa norma, insieme ad altre misure come l’introduzione del reverse charge IVA nella logistica, contribuisce a rendere il settore più selettivo, premiando le aziende realmente strutturate, in regola e capaci di sostenere obblighi amministrativi e finanziari più stringenti.»
Quindi un mercato che si “restringe”?
«Direi che si qualifica. Le maglie diventano più strette, sì, ma è un passaggio necessario. Per troppo tempo il settore ha subito una concorrenza basata su dumping contrattuale, irregolarità contributive e modelli aziendali fragili. Queste norme spingono verso un mercato composto da imprese solide, trasparenti e affidabili.»
C’è però il rischio di mettere in difficoltà le imprese sane.
«Ed è qui che arriva il punto centrale. Il percorso di legalità va bene, lo condividiamo pienamente, ma deve essere accompagnato da misure di supporto. Non si possono solo aumentare gli obblighi senza intervenire sul lato dei ricavi e del riconoscimento del valore delle imprese corrette.»
Che tipo di interventi auspicate?
«Prima di tutto un adeguamento tariffario reale, che tenga conto dei maggiori costi strutturali e finanziari. Poi serve un vero rating di struttura: un sistema che valorizzi parametri come solidità patrimoniale, regolarità contributiva, storicità aziendale, qualità organizzativa. Questo rating dovrebbe avere un peso concreto nelle gare d’appalto, pubbliche e private.»
Anche la storicità dell’impresa dovrebbe contare di più?
«Senza dubbio. La storicità è un indicatore di affidabilità: chi è sul mercato da anni, investe, assume, rispetta le regole, non può essere messo sullo stesso piano di chi nasce e scompare nel giro di pochi esercizi. Premiare la continuità aziendale significa tutelare il lavoro, la qualità del servizio e l’intero sistema logistico.»
Vede anche elementi positivi sul fronte previdenziale?
«Sì, la Legge di Bilancio introduce segnali interessanti, come l’aumento del limite di deducibilità della previdenza complementare e le nuove regole su silenzio-assenso e adesione automatica. Sono strumenti che vanno nella direzione di una maggiore tutela dei lavoratori, ma che richiedono informazione e accompagnamento, soprattutto nelle PMI.»
In sintesi, qual è il messaggio di FEOLI?
«Ben venga un settore più regolato, trasparente e professionale. Ma la legalità va sostenuta con politiche coerenti: tariffe adeguate, criteri di gara che premiano la qualità, strumenti che riconoscano il valore delle imprese strutturate. Solo così la logistica italiana potrà crescere in modo sano e competitivo.»

