(Adnkronos) – Otto agenti della polizia penitenziaria sono stati condannati nell’ambito del processo sulle violenze ai danni di detenuti avvenute nel carcere di Torino 'Lorusso e Cutugno' tra il 2017 e il 2019. Fra questi, sette imputati sono stati condannati per il reato di tortura, con condanne che vanno da 3 anni e quattro mesi a 2 anni e 8 mesi. Per altri sei imputati c’è stata invece una sentenza, a seconda delle posizioni, di assoluzione o di non dover procedere per intervenuta prescrizione. “E’ una sentenza non condivisibile, il reato di tortura non è configurabile – commenta all’Adnkronos l’avvocato Antonio Genovese, difensore di tre agenti – mancano gli elementi costitutivi del reato”. Durante il processo erano emerse alcune condotte. In particolare, ricorda Antigone, "una vittima era stata condotta in una stanza e colpita violentemente con schiaffi al volto e al collo e pugni sulla schiena. Poi costretto ad alta voce ad insultarsi e messo faccia al muro per circa 40 minuti, mentre a loro volta gli agenti lo insultavano". "Si tratta della seconda sentenza di questo genere che arriva in pochi giorni, dopo quella decisa dal Tribunale di Firenze – sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – Come già detto in quel caso, non siamo felici di fronte a queste condanne, perché in carcere non dovrebbe esserci posto per episodi di sopraffazione. Abbiamo però voluto con forza il delitto di tortura, perché crediamo che questo serva in particolar modo alle forze dell'ordine, per riconoscere e isolare chi abusa del proprio ruolo e della divisa che indossa, delegittimando una categoria di operatori che giorno dopo giorno, nonostante le difficoltà e le politiche governative, che scaricano su di loro approcci penal-populistici, provano a restituire alla pena il suo senso costituzionale".
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