Addio ad Arturo Diaconale morto oggi per un male incurabile

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Se ne è andato anche lui, e se ne è andato in silenzio come era educato e abituato a vivere la sua vita e anche i suoi ruoli istituzionali che a volte sono stati di grande prestigio e spessore. La sua storia è quanto mai ricca di avvenimenti e di notizie che hanno fatto di lui un personaggio di caratura nazionale. L’ultimo suo incarico alla guida della comunicazione della società sportiva Lazio.

Nel 1996 fu candidato al Senato per il Polo per le Libertà del Lazio, nel collegio di Rieti, ma fu sconfitto dal rappresentante dell’Ulivo e vicesegretario del PDS Gavino Angius, che lo distanziò di quasi cinque punti percentuali (47,4% contro 42,5%).

Con l’ingresso di Forza Italia nel PPE, avvenuto nel 2000, Diaconale si pone in modo più critico rispetto a questo movimento e propone la nascita di un soggetto politico unitario che raccolga i liberali e i laici presenti nel centro destra. Nel 2001, assieme ad altri esponenti politici, tra cui Vittorio Sgarbi, fonda l’associazione Polo Laico con l’obbiettivo di varare una lista con esponenti laici vicini al centro destra per le elezioni politiche del 2001.

Abruzzese di nascita e romano di adozione, dopo la laurea in Giurisprudenza iniziò l’attività giornalistica nella redazione romana de Il Giornale di Sicilia (1973). Nel 1976 divenne giornalista parlamentare. Nel 1980 divenne capo della redazione romana ma nel 1985 passò come redattore parlamentare a Il Giornale, allora diretto da Indro Montanelli, diventando commentatore di politica interna.

Nel 1992 lasciò Il Giornale e divenne redattore capo di Studio Aperto, testata giornalistica dell’emittente televisiva Italia 1.

L’anno successivo fu nominato direttore del settimanale L’Opinione, che Diaconale trasformò in quotidiano diventato successivamente L’Opinione delle libertà. Nel 2009, in vista del V congresso del Partito Liberale del 20 e 21 febbraio, si candida come segretario del partito con Marco Taradash come presidente del partito formando assieme la mozione “Italia liberale” che si scontrò aspramente con quella del segretario uscente Stefano De Luca “Democrazia liberale” che poi sarà quella che risulterà vincente.

Nel marzo del 2009 viene nominato commissario straordinario del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, posizione che gli viene confermata come presidente del parco al termine del commissariamento il 7 luglio 2010. Ma Arturo Diaconale è stato soprattutto un grande giornalista italiano.

Nel 1995 ha ideato e condotto una trasmissione giornalistica su Rai 3, dal titolo Ad armi pari e negli anni successivi ha partecipato come opinionista a tutti i principali talk show italiani. Si è occupato anche di temi sindacali divenendo un esponente di punta della componente moderata del sindacato dei giornalisti italiani.

Insieme a colleghi come Giuliana Del Bufalo, Diaconale si è battuto e ha contribuito a modificare in senso profondamente migliorativo il contratto nazionale di lavoro. Il 4 agosto 2015 viene eletto membro del Consiglio di Amministrazione della RAI dalla Commissione di Vigilanza RAI. Successivamente lascia la presidenza del “Movimento Vittime della Giustizia e del Fisco” e del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Nel 2019 è promotore, insieme a Giuseppe Basini e Cinzia Bonfrisco, dell’associazione Destra Liberale Italiana. Nel 2020 lascia l’Opinione delle Libertà dopo 27 anni ininterrotti alla direzione. Era portavoce della Società Sportiva Lazio.

Alla famiglia di Arturo Diaconale il cordoglio tutto di Meridiana notizie.

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