Secondo cronache giornalistiche, svariati pazienti oncologici del Lazio sarebbero costretti a spostarsi fuori regione, fino al Molise, per sottoporsi a esami PET-TC, esami essenziali per la diagnosi e il monitoraggio delle patologie tumorali.
Pulmini che partono, viaggi lunghi e faticosi, pazienti fragili che attraversano i confini regionali per fare ciò che, in teoria, dovrebbe essere garantito sotto casa. E tutto questo mentre, nel Lazio, esistono strutture sanitarie accreditate dotate di PET-TC.
Il paradosso si completa quando si apprende che alcune di queste strutture avrebbero chiesto un ampliamento dei tetti di accreditamento, ricevendo come risposta dalle ASL competenti che “il fabbisogno è soddisfatto” e che non sussistono le condizioni per aumentare i volumi di prestazioni.
A questo punto è inevitabile porsi una domanda molto semplice: date per vere le risposte delle ASL, il fabbisogno risulta soddisfatto per l’area di competenza della singola ASL, ma evidentemente non per l’intero territorio regionale.
E allora le opzioni sono due, entrambe poco rassicuranti:
- o “la destra non sa quello che fa la sinistra”,
- oppure la Regione Lazio non ha una visione complessiva dei fabbisogni sanitari regionali.
In entrambi i casi, il risultato è sotto gli occhi di tutti: il fabbisogno è “soddisfatto” sulla carta, ma i pazienti viaggiano nella realtà.
È davvero questa la programmazione sanitaria moderna? È davvero più semplice, più umano ed economicamente più razionale organizzare viaggi per malati oncologici invece di utilizzare – o potenziare – strutture già presenti sul territorio regionale?
Le strutture sanitarie private accreditate, che operano alle stesse tariffe previste per la sanità pubblica dal nomenclatore tariffario nazionale, non avrebbero difficoltà ad aumentare i volumi di prestazioni o a investire in nuovi apparati diagnostici. A patto, ovviamente, che qualcuno riconosca che il fabbisogno non è affatto soddisfatto.
UAP chiede quindi, senza giri di parole, di sapere:
- chi decide che il fabbisogno è soddisfatto e sulla base di quali dati;
- se esista una valutazione regionale complessiva o solo tante valutazioni parziali e scollegate;
- perché si preferisca la mobilità dei pazienti alla mobilitazione delle risorse disponibili.
Perché trasformare una PET-TC in un viaggio organizzato non è una scelta sanitaria, è un fallimento di programmazione.
E perché, lo ricordiamo ancora una volta, la salute non è un favore concesso dall’amministrazione: è un diritto costituzionale. E quando i diritti diventano paradossi, qualcuno deve spiegare perché.
Mariastella Giorlandino
Presidente UAP
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